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Tenaris e il fisco, quando lo sconto ?? d’acciaio

L'Espresso ha pubblicato un'inchiesta sul colosso bergamasco della siderurgia. "Una maxi detrazione per il colosso della siderurgia. Il ruolo della Agenzia delle Entrate. E un possibile conflitto di interessi".

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L’Espresso ha pubblicato un’inchiesta firmata da Luca Piana sul colosso bergamasco della siderurgia. "Una maxi detrazione per il colosso della siderurgia. Il ruolo della Agenzia delle Entrate. E un possibile conflitto di interessi".

Se faccio male il mio lavoro e mi costringono a pagare una caterva di danni, posso dedurli dalle tasse? Nel tentativo di rispondere a una domanda che in apparenza può sembrare scontata, all’Agenzia delle Entrate è andato in scena nell’ultimo anno un tira e molla che si è concluso con un finale a sorpresa. E che ha costretto gli uffici dell’amministrazione finanziaria a fare nuovamente i conti con l’ombra di un conflitto d’interessi del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Tutto parte con la normale attività di un ufficio di periferia. Alla fine del 2007 gli ispettori dell’Agenzia di largo Belotti, a Bergamo, stanno passando al setaccio i conti della Dalmine, una delle aziende più importanti della provincia, da qualche anno entrata nell’orbita del gruppo Techint di Paolo e Gianfelice Rocca.
La Dalmine è un colosso della siderurgia, con 3 mila dipendenti e un giro d’affari da 1,6 miliardi. A fine anni Novanta, quando ancora figurava tra le partecipazioni statali, era incappata in un guaio: una richiesta di risarcimento danni da oltre 200 milioni di sterline per la fornitura di tubi difettosi per un gasdotto realizzato dall’inglese BHP Billiton Petroleum. Una grana che, nel 2003, aveva spinto il gruppo Rocca – subentrato alla statale Fintecna – a versare 108 milioni di sterline per convincere la BHP ad abbandonare il contenzioso.
Dal punto di vista fiscale, però, le conseguenze della vicenda non erano finite. Un anno e mezzo fa, svolgendo le verifiche di prassi, gli ispettori dell’Agenzia delle Entrate si accorgono che la Dalmine ha dedotto dall’imponibile una componente negativa di oltre 150 milioni di euro collegata ai danni risarciti alla BHP. Gli ispettori si insospettiscono in particolare per il fatto che, mentre la Dalmine si applica lo sconto fiscale in Italia, la controllante olandese (la Techint Investments) riesce a sua volta a ottenere dallo Stato italiano un risarcimento di 90 milioni, visto che i tubi difettosi erano stati venduti quando la Dalmine era pubblica.
Il 7 marzo 2008 c’è un primo contraddittorio alla Direzione regionale di Milano dell’Agenzia, dove la Dalmine viene rappresentata dallo studio tributario di Tremonti, non ancora tornato ministro. Lo studio, ribattezzato Vitali Romagnoli Piccardi dopo le elezioni, sostiene che nessun esponente di Dalmine ha subito condanne penali per la fornitura alla BHP e, di conseguenza, non si può applicare la norma che impedisce di dedurre le spese della transazione.
La Direzione Regionale mostra dei dubbi e, come usa, si rivolge ai superiori di Roma. L’Agenzia è guidata all’epoca da Massimo Romano, mentre l’ufficio competente, la Direzione Centrale Accertamento, è affidato a Villiam Rossi. Tocca a quest’ultimo ufficio istruire la pratica. Le argomentazioni esaminate, secondo quanto ‘L’espresso’ ha ricostruito, mettono a fuoco i punti deboli nella posizione della Dalmine. Fra questi, il fatto che la transazione con la BHP sia arrivata solo dopo una sentenza che riconosceva comportamenti fraudolenti da parte dell’azienda italiana: il prezzo pagato agli inglesi è stato così determinato dalla semplice volontà di ridurre al minimo le conseguenze di un comportamento doloso.
La Dalmine rischia una maxi contestazione. L’Agenzia, tuttavia, non fa in tempo a formalizzare gli orientamenti. Con Tremonti di nuovo al governo, Romano dà le dimissioni e il ministro lo sostituisce con Attilio Befera. Anche Rossi perde il posto. Il 25 giugno 2008 il decreto legge 112 prevede una nuova norma per il trasferimento forzato degli alti dirigenti delle agenzie fiscali. Viene applicata in un solo caso: il suo. Il sostituto, Luigi Magistro, riesamina il caso e ritiene che la Dalmine abbia agito correttamente. La scelta viene confermata da un comitato costituito da Befera per esaminare i casi delicati. "La decisione di archiviare i rilievi è confermata a tutti i livelli", fa sapere l’Agenzia. Una scelta che non sarà dispiaciuta alla Dalmine, dove oggi è in corso una nuova verifica definita ‘di routine’, questa volta da parte della Guardia di Finanza.

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Commenti

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  1. Scritto da mario59

    Più o meno in ogni paese i ricchi tendono a pagare meno tasse del dovuto, in Italia questo avviene in un modo a dir poco vergognoso… qua si fanno i condoni, adesso scudo fiscale.. ma non è possibile continuare a prendere in giro chi paga fino all’ultimo centesimo.
    Se si iniziasse a mettere al fresco quelli che vengono pescati a evadere le tasse.. credo che il fenomeno dell’evasione fiscale, si ridurrebbe in brevissimo tempo.
    Ma alla fine, riuscirebbero a dare la colpa ancora ai più deboli.

  2. Scritto da Leo

    TREMONTI E’ IN PALESE CONFLITTO DI INTERESSI.
    E CASUALMENTE HA MANDATO VIA IL DIRIGENTE CHE AVEVA CONTESTATO ALLA DALMINE IL FATTO…….
    TREMONTI TREMONTI TREMONTI!!!!!

  3. Scritto da tremonti dimettiti

    Tremonti era già stato dimissionato da Fini e riesumato dalla Lega Nord..in palese conflitto d’interessi

  4. Scritto da Scettico

    Tanto multe e tasse in sto paese le pagano solo i dipendenti, e la lega difende anche sti mangioni, Si vergognino!

  5. Scritto da lotty

    é una faccenda troppo delicata. Posso solo dire che già negli anni 80-90 lo studio tremonti lavorava per la dalmine.