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L’Italia torna al nucleare

Il ddl sviluppo che contiene la normativa sulle nuove centrali è stata approvato e diventa legge dello stato. I voti a favore sono stati 154, i contrari 1, e gli astenuti 1. L’opposizione non ha partecipato al voto

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Il Senato approva: il nucleare torna in Italia per legge all’interno del ddl sviluppo. I voti a favore sono stati 154, i contrari 1, e gli astenuti 1. L’opposizione non ha partecipato al voto.

Era l’una e ventitre minuti del 26 aprile 1986 quando in seguito a un guasto esplose la centrale nucleare di Černobyl. Una nube di materiali radioattivi fuoriuscì dal reattore e si spanse per le aree circostanti portando la sua carica di distruzione, seppur con calante intensità, sempre più lontano. Arrivando a sfiorare anche il nostro paese. Sull’onda di quell’evento cavalcò anche la paura. E in Italia portò nel 1987 alla vittoria del referendum che sbarrò le porte della nazione alle centrali nucleari.
Adesso dopo una gestazione di dieci mesi il Parlamento ha approvato il ritorno allo sfruttamento di questa energia. Ora però lo scoglio più grande: In sei mesi dall’entrata in vigore della legge il governo dovrà predisporre la normativa per tornare al nucleare e per la localizzazione degli impianti oltre che dei sistemi di stoccaggio e deposito dei rifiuti radioattivi. Il che significa decidere dove costruire. Sicilia e Veneto sembrano aver dato alcune disponibilità ma le resistenze non mancano. Il tutto dovrà essere autorizzato da l’Agenzia per la sicurezza nucleare, l’ente che verrà istituito e che dovrà dettare le regole tecniche, controllare e autorizzare tutto il ciclo, compreso lo smaltimento delle scorie.

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