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Aree contaminate, c’è la legge: incentivi per chi bonifica

La Regione sceglie la strada dell'incentivo economico per ripulire i 626 siti inquinati che gravano sul suolo lombardo: concessione delle zone risanate a chi si accolla gli interventi. E i comuni dovranno accantonare un fondo speciale per fare pulizia nei propri confini. In Bergamasca i luoghi "avvelenati" sono 165: a Zanica e Brembate i casi più clamorosi.

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Incentivi economici per ripulire l’ambiente lombardo. Per avviare le bonifiche dei 626 siti contaminati che gravano sul territorio la Regione sceglie la via del tornaconto economico: in base alla nuova legge  – Disposizioni in materia d’ambiente, approvata pochi giorni fa – chi si farà avanti per far piazza pulita di scorie, fanghi, rifiuti e quant’altro potrà ottenere in concessione o in proprietà le aree pubbliche risanate. Altro elemento di rilievo, le bonifiche saranno anche riconosciute come oneri di urbanizzazione secondaria.
Per quanto riguarda i Comuni che si ritrovano discariche abusive nei propri confini, dovranno istituire un fondo alimentato dal 20% degli oneri di urbanizzazione riscossi annualmente e impiegare tale cifra per le bonifiche da compiere. Potrebbe essere l’impulso decisivo per ripulire i 45 siti bergamaschi contaminati (e i 120 che potenzialmente potrebbero essere tali), a cominciare dalla palude dei veleni di Zanica e dell’ex Dim di Brembate, tanto per ciare i casi più eclatanti. Per le prime applicazioni concrete si dovrà attendere almeno un anno: nel frattempo potrebbero spuntare nuove risorse dall’Expo. Il Centro Europeo per gli studi sulla protezione aziendale della Bocconi sta per partorire un’associazione aperta a Regione, Ministero e imprese private che individui interventi di bonifica in vista dell’esposizione del 2015. Si tratta dei primi passi concreti per iniziare a spalare e prosciugare una parte dei 21 milioni di metri cubi (stima del 2007) intrisi di veleni che da troppi anni intossicano il suolo lombardo.

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