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Violenza sessuale: “Foto dei sospettati esposte sui bus”

Tra i vari punti della legge in discussione alla Camera ce n'è uno che fa discutere: esporre le foto è un aiuto per le forze dell'ordine o rischia di provocare linciaggi e giustizia fai da te?

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Negli Stati Uniti succede ormai da molti anni, anzi esistono persino dei siti e dei programmi televisivi dedicati a questo. In Italia sarebbe una novità. Stiamo parlando della nuova proposta di legge in materia di violenza sessuale che, per la prima volta, prevede la possibilità di esporre liste e foto dei ricercati per stupri e pedofilia in luoghi pubblici.

Le foto potrebbero quindi apparire nei bar, nelle stazioni e sugli autobus. Un vero aiuto alle forze dell’ordine o solo il rischio di "condannare alla piazza" chi non ha ancora subito un processo? Su questo dubbio verterà, con ogni probabilità, il dibattito di questi giorni sul testo della legge.

Proprio su questo punto, infatti, si spezza l’intesa all’interno della Commissione Giustizia, che ha elaborato la legge attualmente in discussione alla Camera. Mentre Carolina Lussana (Lega Nord) ricorda che questa pratica è già attiva da molti anni negli USA, l’onorevole Donatella Ferranti (PD) segnala il rischio di «Incitare linciaggi e istigare i cittadini alla giustizia fai da te».

Il resto della legge, che in sostanza fissa le disposizioni urgenti introdotte col decreto antistupro, è caratterizzato da un generale inasprimento delle pene: la violenza sessuale passa dalla pena di 5-10 anni a 6-12. La violenza aggravata passa dai 6-12 a 7-15. Chi abusa di minori passa da 7-14 agli 8-16 anni. Pene inasprite anche per quelli che la stampa chiama "branchi" di stupratori: ora la pena massima raggiunge i 16 anni, 20 con le aggravanti.

Infine nasce un nuovo reato, di categoria minore, diverso dallo stupro e dallo stalking, la "molestia". Compie molestia chi fa anche un semplice apprezzamento a sfondo sessuale, atto a provocare un turbamento nell’interlocutore. Alcuni esempi: rivolgersi con frasi volgari, mostrarsi nudi ad una persona non consenziente. Qui la pena può raggiungere i due anni.

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