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Berlusconi a cena dal giudice, scoppia la polemica

Riuniti alla stessa tavola c'erano i due dei giudici che dovranno esprimersi sulla costituzionalità del lodo Alfano, il Ministro della Giustizia e il premier. In aula esplode il caso

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La vicenda era stata portata all’onore delle cronache da un servizio del quotidiano “L’Espresso”: si tratta della cena organizzata a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella, con il premier Silvio Berlusconi, il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, un altro giudice costituzionale, Paolo Maria Napolitano e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini.
Una cena che ha quindi riunito alla stessa tavola hanno due dei giudici che dovranno esprimersi sulla costituzionalità del lodo Alfano, la persona che lo ha scritto e la persona che ne beneficia: Silvio Berlusconi.
Il lodo Alfano è la legge approvata in Parlamento che rende immuni dai processi della magistratura le quattro più alte cariche dello stato: il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera e naturalmente il Presidente del Consiglio. Ora il lodo Alfano si trova al vaglio della Corte Costituzionale che deve stabilire la legittimità costituzionale di una legge che di fatto garantisce alle quattro più alte cariche dello stato un trattamento privilegiato rispetto al resto dei cittadini italiani. Il dubbio di incostituzionalità è stato sollevato alla Corte dal procuratore Fabio de Pasquale che aveva portato Silvio Berlusconi al processo che poi è stato di fatto sospeso a causa, appunto, del lodo Alfano.

Dopo l’articolo de”L’Espresso” è quindi scoppiata la polemica politica: Antonio Di Pietro in aula ha definito la cena «carbonara e piduista» che ha «compromesso la credibilità della Corte, di conseguenza – ha aggiunto Di Pietro – qualsiasi decisione sarà presa il 6 ottobre non sapremo mai se sarà frutto di indipendenza o esito della cena segreta».
Dai banchi del Governo ha risposto il Ministro Elio Vito che ha spiegato così la vicenda: «Molte settimane prima della data indicata, a maggio, il presidente Berlusconi, il sottosegretario Gianni Letta, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Carlo Vizzini e il giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano hanno ricevuto un invito a cena con le rispettive consorti dal giudice costituzionale Luigi Mazzella. Si trattava di un incontro conviviale – ha spiegato Vito – che è conseguenza di rapporti di conoscenza e di stima antica organizzato nella prima metà del mese di maggio. In ogni caso antecedente al 26 giugno, quando la Consulta ha fissato al 6 ottobre la data di inizio della sua discussione sul lodo Alfano nominando il relatore».

Sul caso è intervenuto anche lo stesso “padrone di casa”, giudice costituzionale Luigi Mazzella, con una lettera aperta al Presidente del Consiglio, in cui si esprime in questi termini: “Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me ma ha lunga data nella storia civile del nostro Paese. Molti miei attuali ed emeriti colleghi della Corte Costituzionale hanno sempre ricevuto nelle loro case, come è giusto che sia, alte personalità dello Stato e potrei fartene un elenco chilometrico".

Il Partito Democratico tuttavia continua a definire "gravissimo" l’incontro nella residenza privata del giudice Mazzella. "Può dire ciò che vuole, ma io trovo che decisamente non stia bene invitare qualcuno a casa propria, sul quale si è chiamati a decidere. Un magistrato, soprattutto se sta alla Corte Costituzionale, non dovrebbe mai farlo”, dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Partito Democratico.

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