BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Podcast, facebook e lezioni online ecco l’evoluzione dell’Università”

Dall'America un guru avvisa: "Se non cambia, l'università sparirà in dieci anni". Marco Lazzari, docente di Tecnologie dell'istruzione presso l'ateneo orobico, condivide il grido d'allarme: "Un certo tipo di insegnamento è già morto da tempo. Bisognerà integrare le lezioni con strumenti nuovi e fare in modo che le facoltà siano un luogo di confronto vero fra professori e studenti".

“Tra dieci anni l’Università, così come la conosciamo, sparirà”. Parola di un professorone dello Utah, David Wiley, docente di Tecnologie dell’istruzione alla Brigham Young University, che si è sentito in dovere di avvisare i naviganti dello stagnante mare accademico: la lezione di vecchio stampo è ormai superata da podcasting (le registrazioni da scaricare sull’Ipod) e lezioni a distanza, i dinosauri della cattedra rischiano l’estinzione.
Il grido d’allarme ha attraversato l’Oceano ed è rimbalzato fino in via dei Caniana, raccolto e in parte condiviso dal collega Marco Lazzari, titolare della medesima cattedra di Wiley presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bergamo.
Una certa università è già morta da tempo – spiega Lazzari – non c’è bisogno di aspettare dieci anni. Non c’è più spazio per il professore che recita la sua lezioncina tratta dal libro e se ne torna a casa. L’Università continuerà ad avere un senso se sarà interpretata come crogiuolo dei saperi, se diventerà sempre più luogo d’incontro e confronto tra studenti e professori”.
Per reggere la concorrenza di Internet, il mondo accademico dovrà insomma diventare sempre più interattivo. La lezione a senso unico non ha più ragion d’essere. “Lo studente normale continuerà a frequentare le aule se gli saranno messi a disposizione strumenti integrati. Penso ad esempio a un sito dove si possono scaricare gli esercizi, o ascoltare l’ultima lezione. Ma ci sono attività didattiche insostituibili, come ad esempio un laboratorio, che danno un valore aggiunto irrinunciabile. Va poi detto che l’università virtuale non è un modello che va bene per tutte le facoltà. Non mi farei mai operare da un chirurgo che si è laureato a distanza…”
E se lo dice lui c’è da credergli, visto che ha inventato Pluriversiradio, una sorta di biblioteca virtuale dove gli studenti possono trovare registrazioni di lezioni, convegni, interviste e approfondimenti. Uno “scaffale” digitale che può rivelarsi di grande aiuto nella preparazione degli esami. Una ricerca Usa ha del resto dimostrato che chi studia con le cuffiette prende voti migliori rispetto a chi si reca a lezione ogni giorno. “In effetti anch’io ho alcuni dati che confermano come l’uso del podcasting migliori il rendimento. Serve soprattutto come ripasso nei giorni precedenti l’esame, ma serve anche a rielaborare le nozioni apprese – continua Lazzari – Si possono infatti assegnare parti di programma ai singoli studenti, che devono poi incidere una registrazione cui accederanno i compagni. Sapere che altri dipenderanno dal loro lavoro li stimola a dare il meglio”.
Il futuro sta quindi nel giusto e equilibrato mix tra lezioni e strumenti digitali. A che punto è l’Università di Bergamo? “Abbiamo sperimentato anche le lezioni “in diretta” e a distanza – continua Lazzari – una professoressa di economia ha tenuto un seminario via cuffia, dopo aver spedito in precedenza alcune diapositive in Powerpoint che poi sfogliava e commentava con gli studenti collegati. Credo che per alcune materie il futuro possa essere questo. Alcuni professori sono però un po’ lenti a recepire il cambiamento. Basti pensare agli open course, le lezioni messe gratuitamente a disposizione su Internet. C’è chi ancora si rifiuta di farlo perché ha paura che gli rubino le idee…”. Quasi come gli indiani, che si rifiutavano di farsi fotografare perché temevano che l’obiettivo gli rubasse l’anima.
Per non finire confinati nelle riserve del sapere, è invece il momento di guardare avanti, immaginare nuovi scenari e perché no, avere anche il coraggio di essere un po’ visionari.
“Avevamo pensato di aprire una sede universitaria su Second Life – rivela Lazzari -.però il mondo virtuale ultimamente si è un po’ sgonfiato… L’idea rimane comunque nel cassetto. Per il momento meglio concentrarsi su Facebook: potremmo aprire un gruppo ufficiale dell’Università”. Il celebre e onnipresente social network, se ben usato, può infatti rivelarsi utile anche a scopi diversi dal semplice ficcare il naso nella vita altrui.
“E’ un mezzo utilissimo per comunicare con gli studenti. Può sostituire il ricevimento tradizionale, permette di rispondere a quesiti importanti una volta sola e per tutti. E poi crea una certa empatia tra gli iscritti al corso, in un certo senso migliora i rapporti tra docenti e studenti”. Visto da Facebook, il prof sembra più vicino. Forse perché a volte è proprio una cattedra di mezzo a renderlo così distante.  

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Mirko Lazzari

    Credo siano parecchi anni che sento questi discorsi.
    Personalmente penso che l’università nei social network non potrà mai sbarcarcare, almeno fino a quando questi social network non si dimostreranno stabili nel tempo.
    Ad es. prima abbiamo avuto myspace, l’anno dopo è scoppiato second life (che sembrava la nuova rivoluzione del vivere), il terzo anno facebook, ora è il turno di twitter…
    L’università non può aprire mille spazi uno ogni anno, è meglio che si concentri su quello che deve essere..