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Industria, primo trimestre choc La produzione industriale cala del 12%

Alla fine del primo trimestre la crisi dilaga, si allarga alla totalità dei settori e delle dimensioni di impresa e l’intensità delle variazioni negative si approfondisce. Il quadro ancora pesantemente negativo è parzialmente mitigato da alcuni segnali (ordini esteri e aspettative sul secondo trimestre) che lasciano intravedere non la ripresa ma una possibile interruzione della linea di caduta dei livelli produttivi.

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Il quadro ancora pesantemente negativo della congiuntura industriale in provincia di Bergamo nel primo trimestre del 2009 è parzialmente mitigato da alcuni segnali (ordini esteri e aspettative sul secondo trimestre dell’anno) che lasciano intravedere per l’immediato futuro non la ripresa ma una possibile interruzione della linea di caduta dei livelli produttivi. Alla fine del primo trimestre, Marzo 2009, la crisi dilaga, si allarga alla totalità dei settori e delle dimensioni di impresa e l’intensità delle variazioni negative si approfondisce.
La produzione dell’industria scende di 11,9 punti nel confronto con lo stesso periodo dell’anno scorso (-11,1 il dato medio regionale) e di 4,8 punti rispetto al livello raggiunto nell’ultimo trimestre del 2008 (-6,2 in Lombardia). Nell’artigianato manifatturiero le variazioni sono di entità simile: -12,2% su base annua e – 3,8% nel confronto trimestrale.
L’indice della produzione industriale è a quota 94, cioè sei punti sotto il livello medio raggiunto nell’anno 2000 e in rapida caduta rispetto al culmine (106,9) toccato nel secondo trimestre del 2007 e al livello ancora elevato (106,4) del primo trimestre del 2008.
L’estensione della crisi si sintetizza in una quota superiore al 75% di imprese che denunciano cali produttivi superiori al 5% rispetto a un anno fa. Tutti i settori segnalano flessioni su base tendenziale, in particolare la meccanica segna -12,8%.
La dinamica di brevissimo termine, importantissima per cogliere la direzione del movimento congiunturale, è sempre negativa nel complesso ma con qualche spunto positivo degno di nota: le grandi imprese evidenziano un recupero sull’ultimo trimestre del 2008 e non tutti i settori sono in contrazione. Anche la dinamica del fatturato nel trimestre sembra attenuare la fase negativa. Il segnale più incoraggiante proviene dalla componente estera degli ordinativi, che in genere anticipano  l’andamento del ciclo nell’immediato futuro. Mentre gli ordini dal mercato interno sono ancora in caduta gli ordinativi esteri segnano un debole progresso (+0,8%) rispetto al trimestre immediatamente precedente.
La contrazione della produzione si ripercuote sui livelli occupazionali: gli addetti nell’industria si riducono di poco più di un punto percentuale nel primo trimestre, a causa di un dimezzamento del tasso d’ingresso, cioè delle nuove assunzioni, rispetto ai valori che in genere si presentano all’inizio dell’anno. 
Al blocco, o al rinvio, delle assunzioni si aggiunge anche un esteso ricorso alla Cassa Integrazione, a cui ha fatto ricorso il 27,7% delle aziende industriali, una quota minore della media regionale. Diminuisce, per il settimo trimestre consecutivo, anche l’occupazione nell’artigianato manifatturiero.
Infine, lo spunto positivo sulla dinamica degli ordini esteri sostiene l’attesa di un ciclo della domanda internazionale meno negativo rispetto alla precedente rilevazione e induce una relativa diminuzione della quota di pessimisti, pur sempre prevalente sia nell’industria che nell’artigianato, anche sulle prospettive a breve della domanda interna e della produzione.

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Commenti

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  1. Scritto da mario59

    X 6 gigi
    Cara grazia..diciamo che l’occupazione per ora è salvaguardata dagli ammortizzatori sociali, non certo dall’ altruismo degli imprenditori, che bisogna dirlo, sfruttano il momento negativo, per pulire i loro pollai..nulla di illegale..fanno i propri interessi, quello che anche i sindacati dovrebbero fare per i lavoratori..la CGIL cerca di non perdere pezzi lungo la strada, CISL e UIL sono più “favorevoli” a concedere alla controparte, che tireranno la corda, finchè qualcuno la molla.

  2. Scritto da gigi

    Con un calo della produzione così, cara grazia che l’occupazione non sia calata in proporzione. La Cgil smetta di piangere e faccia quello che deve fare: accordi anche dolorosi ma che permettano di salvare il salvabile. A forza di fare i duri e puri si finisce tutti a fondo.

  3. Scritto da mario59

    Emilio……Fede?????

  4. Scritto da emilio

    siete i soliti catastrofici !!!! ha ragione silvio

  5. Scritto da emilio (un altro)

    E la Fiom cosa fa? Manda un elenco?

  6. Scritto da andy baumwolle

    I numeri sono numeri ed i numeri sono pesanti
    Negli stati uniti dove non ci sono ammortizzatori sociali la crisi è fortissima e si tocca con mano negozi vuoti, saldi etc
    da noi gli effetti immediati sono attenuati dalla cassa integrazione , dal regime di mobilità oltre che da una forte tendenza al risparmio
    vedremo poi il costo della “cassa”, trasformato in un colossale debito pubblico, riversarsi su di noi a valanga nei mesi futuri e l’inflazione decollare come negli anni 70 a 2 cifre

  7. Scritto da silvio

    I soliti comunisti scanzafatiche!
    LAVORAREEEEEEEEEEEEEEEEEE!
    massa de operai sfaticati!