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Da Castellanza a Los Angeles. È tutta varesina una firma della Walt Disney

Raffaello Vecchione da quindici anni firma alcuni dei personaggi più famosi dei lungometraggi della casa di produzione americana. Il suo ultimo lavoro Bolt ha segnato un altro successo nelle sale cinematografiche

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Da bambino guardava i cartoni animati di Pippo e Topolino con un vecchio proiettore, oggi è colui che lavora alla creazione dei personaggi dei lungometraggi firmati Walt Disney. Si chiama Raffaello Vecchione, 43 anni, genovese di nascita ma varesino d’adozione, il talento made in Italy che da Castellanza è volato a Los Angeles, 15 anni fa come character development, nello staff che ogni anno regala ai bambini di tutto il mondo le storie Disney.
Una carriera fulminante che comincia in Italia con Bruno Bozzetto e Maurizio Nichetti, quale è stato il tuo percorso creativo?
«Terminato il Liceo Artistico di Busto Arsizio ho lavorato nel campo dell’animazione, facendo un po’ quello che capitava, ho iniziato come intercalatore e poi ho cominciato a collaborare come animatore. Nel 1994 mi sono trasferito a Londra come assistente in uno studio firmato Spielberg. Qui è nata l’occasione per il lavoro alla Dreamworks nella realizzazione del Principe d’Egitto».
Sue le sculture di numerosi personaggi da Atlantis a Lilo & Stitch, ma il suo nome è sopratutto legato a Bolt, il piccolo cagnolino convinto di essere un supercane impegnato nella più classica delle missioni: difendere la sua padroncina. Il cartone animato dopo il successo nelle sale è in uscita in questi giorni in DVD.
Quale è stato il tuo contributo a quest’ultima fatica in 3D?
«Di Bolt ho partecipato alla fase di studio iniziale e ho realizzato le statue lavorando per oltre sei mesi al personaggio. Il look finale è infatti il risultato di un lungo studio, di ripensamenti e sperimentazioni che arrivano a dare l’immagine che vediamo sugli schermi. Inizialmente si era orientati per un personaggio più vicino ai cartoni animati classici con linee più caricaturali, la scelta finale è stata invece meno pittorica e più realistica».
Posso immaginare che dopo tanto impegno ci si affezioni al personaggio come ad un figlio?
«Il rischio è proprio quello, di rimanere troppo attaccati alle proprie idee. Il risultato finale si deve alla sinergia di molte persone che si confrontano e lavorano insieme».
Come nasce un cartone animato in 3D?
«Il punto di partenza è sempre l’opera scultorea che viene scannerizzata e importata sul computer. La maquettes, solitamente in plastilina con anima in alluminio, rimane sempre il punto i riferimento durante tutta la lavorazione».
Dal disegno a matita alle tecnologie più raffinate. Come è cambiato il cartone animato?
«L’uso del computer era una passaggio necessario, una forma d’arte a tutti gli effetti per raccontare delle storie. È il mezzo utile allo sviluppo della creatività, come lo è stato il pastello a cera o a olio. La cosa importante è che dietro la tecnologia ci sia un’idea e una storia da raccontare. Senza quella anche la tecnologia più raffinata non ha futuro».
A cosa stai lavorando?
«Ai personaggi del prossimo film Disney The frog Princess. Il lungometraggio sarà una rivisitazione della storia dei Fratelli Grimm scritta dagli autori della Sirenetta e Aladino. Sarà un cartone animato più simile ai classici 2D ».
 

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