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Inevitabile l’addio di Del Neri Bergamo è una tappa di passaggio

Cesare Malnati si sofferma sullo scioglimento del rapporto fra l'Atalanta e il tecnico friulano. "Se Delio Rossi, Stefano Colantuono e Gigi Del Neri stesso, tutti e tre, se ne sono andati in rapida successione, dopo avere fatto bene, ci sarà pure una ragione. Bergamo e l’Atalanta sono rispettivamente una città e una società di passaggio".

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di Cesare Malnati

Amaro, Gigi Del Neri. Gli s’è letto negli occhi il dispiacere d’andarsene, nella conferenza stampa d’addio. Un punto a suo favore, valutando la serietà della persona. Resta la sensazione che, a furia di sbandierare la similitudine fra temperamenti bergamasco e friulano, proprio la propensione d’entrambi alla dichiarata riservatezza estrema, spinta all’ostinazione scontrosa, abbia infranto il rapporto.
Fra il tecnico e l’Atalanta sarebbe bastato forse un po’ più di dialogo. Forse. Ma c’è un altro fatto. L’Atalanta chiede al suo allenatore la salvezza. Nulla di più. A Natale – al settimo, ottavo posto in classifica – già si proclamava da parte dell’opinione pubblica, neanche dalla società: niente Uefa, per carità. E – detto fra parentesi – s’è trattato dell’errore più grosso, che ha posto le premesse di questo brutto finale di stagione.
Sicchè 800 mila euro all’anno – quanti ne ha dati l’Atalanta a Del Neri – non sono tanti per una semplice salvezza? Cioè: magari il tecnico li vale, ma – per chi deve fare i conti – possono pure rappresentare un lusso. Ecco allora che gli obiettivi diversi diventano il punto d’incontro: il mister che s’è stufato di perseguire l’obiettivo minimo della permanenza in A e la società che non lo cambia. A questo punto, invece di rappresentare improbabili scenari apocalittici in conseguenza dell’abbandono di Del Neri, va osservato che, se Delio Rossi, Stefano Colantuono e Gigi Del Neri stesso, tutti e tre, se ne sono andati in rapida successione, dopo avere fatto bene, ci sarà pure una ragione.
Bergamo e l’Atalanta sono rispettivamente una città e una società di passaggio. Chi ottiene risultati apprezzabili non si ferma, perché è giudicato pronto per tentare il grande salto. Non vale solo nel calcio. Sapete, nel recente passato, quanti questori di Roma hanno avuto Bergamo come trampolino di lancio? Salvo errore, quattro (Migliorini, Pollio, Cavaliere e l’attuale, Caruso, che a Bergamo continua ad avere casa). Gli allenatori idem con patate: da Ottavio Bianchi a Marcello Lippi. Naturalmente c’è chi riesce ad arrivare in cima e chi no.
Bisogna farsi una ragione di questa realtà. O s’alza l’asticella oppure pare assurdo volere volare basso illudendosi di stare al centro dell’universo. Ora, nell’immediato futuro, che succederà? Del Neri s’irrita nel sentirselo chiedere, ma gestire una squadra che da tempo non ha più obiettivi per altre sei partite, fino al termine del campionato, diventa molto difficile. A maggior ragione in questa situazione. E s’è già visto domenica scorsa. Però il suo lavoro è stato più che buono, lo porta a termine e quindi sotto questo aspetto non avrebbe motivi per dar le dimissioni. Fermo restando, tuttavia, che non si possono perdere tutte le partite, fino al 31 maggio.

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Commenti

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  1. Scritto da Nerazzurro

    Sull’addio di Delio Rossi, caro Cesare, hai detto una cavolata.
    Rossi sarebbe rimasto in caso di salvezza.

  2. Scritto da Pasèta

    miliardàre visiàcc… mercenari del balù… ma andì a laurà!!!

  3. Scritto da Sergio-Svizzera

    Se davvero società e opinione pubblica non vogliono l’ Uefa per questione di soldi, ci sarebbe un mio amico, disposto ad allenare l’Atalanta. E’ sveglio e capace, sa che l’arbrito è quello che tutti chiamano cornuto e che un giocatore in panchina non è mai in fuorigioco. In linea con i desideri della pubblica opinione e della società, per tre pasti al giorno ( il lunedì mangia sempre alla mensa dei frati) il mio amico potrebbe guidare l’Atalanta al quart’ultimo posto in classifica

  4. Scritto da erdelì

    bergamo è realista e questa in 102 anni di storia è sempre stata la nostra realtà, nessun passo più lungo della gamba, senza così rischiare di fallire perchè l’atalanta sparirebbe in caso di debito, non come a Roma dove si spende oltre il dovuto, non si pagano le tasse e i debiti vengono spalmati in 100 anni… vedi la tua lazio…

  5. Scritto da Gualo

    nn si tratta di spendere ma come negli ultimi 3 campionati lasciar fare il proprio mestiere a chi ne è capace (allenatore e giocatori) non far tirare il freno a mano alla squadra.. come invece la società chiaramente ha fatto capire, prendendo per il c… i tifosi..specialmente gli abbonati che hanno pagato per 1 stagione di Sport..e non di calcoli matematici!! Nn stiamo onorando maglia e campionato.. e nn mi meraviglierei se qualche punto dato via tornasse in altre forme :-(

  6. Scritto da enrico

    Mi pare che Malnati fotografi perfettamente la situazione. Avere il senso delle proporzioni è fondamentale per una piccola società come l’Atalanta. Perlomeno fino a quando la distribuzione degli introiti televisivi (maggior fonte di reddito per le moderne squadre di calcio) sarà così iniqua. Magari dall’anno prossimo, chissà…

  7. Scritto da gradinata

    Vorrei semplicemente ricordare, per non lasciare il posto ad inesattezze, che Delio Rossi sarebbe rimasto se l’Atalanta si fosse salvata. Aveva con franchezza espresso il desiderio di allenare in serie A. Cerchiamo di raccontarla giusta.