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Buon compleanno Rita Levi Montalcini

Compie cent'anni una colonna della scienza italiana e internazionale. La sua scoperta fondamentale è l'NGF, fattore di crescita nervosa, ma i suoi doni più preziosi sono la lucidità, il rigore, la passione e l'ottimismo della ragione

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Compie cent’anni domani Rita Levi-Montalcini, premio Nobel per la medicina e figura nobilissima della scienza italiana. Con lei si celebra un secolo intero nella vita della Patria, di cui rappresenta le eccellenze tanto invocate quanto alla prova dei fatti neglette, se non perseguitate. La passione e l’intelligenza, l’equilibrio e il rigore, l’avventura della conoscenza, un ponderato ottimismo, l’esercizio illuminato e aperto della ragione sono le chiavi di lettura di una lunghissima esistenza spesa per la ricerca, in apparenza in uno studio distaccato e lontano dai temi dei più, in realtà per il bene di chi soffre e il progresso della scienza. Tuttora lavora quotidianamente presso il suo laboratorio dell’European Brain Research Institute (EBRI), a riprova del fatto che l’esercizio mantiene lucida la mente anche in tarda età. Con grande vitalità si è sempre porta con il passare degli anni a quanti le chiedevano come avesse fatto a mantenersi così pronta, costantemente alla ricerca di quel qualcosa in più, di quella verità scientifica che ancora sfugge ed è, per definizione, la più importante, ma mai l’ultima. È in uscita la sua biografia "Cronologia di una scoperta", per i tipi di Baldini, Castoldi e Dalai: negli ultimi anni Rita levi-Montalcini si è infatti distinta anche per una serie di testi a carattere autobiografico e divulgativo, come il "Cantico di una vita" o "Abbi il coraggio di conoscere", titolo-citazione che richiama il famoso "Sapere aude" di Immanuel Kant, il prussiano massimo cantore della ragione umana. Nè all’inossidabile professoressa mancano le energie per girare ancora oggi fra scuole e università, incontrando quei giovani in cui ripone la sua fiducia per il futuro della scienza. In un mondo di cupi pessimisti, è in certo senso una mosca bianca: una testimone di quell’ottimismo scientifico che improntò di sè due secoli, l’Ottocento e il Novecento. Cosa che non le ha impedito di porsi le domande chiave del nostro tempo e di cogliere anche i temi dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile, concetti sconosciuti o quasi durante la sua gioventù. Niente male insomma, per una ragazza che aveva inizialmente ben poca fiducia in sé: i fatti le hanno dato ragione e ne hanno fatto, al contrario, un punto di riferimento.
La senatrice a vita (lo è dal 2001, su indicazione del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi) è nata il 22 aprile 1909 a Torino insieme alla gemella Paola, venuta a mancare nove anni or sono, da mamma Adele e papà Adamo, ingegnere e imprenditore. Cresciuta in una famiglia della buona borghesia, di formazione laica, la giovane Rita studia medicina all’università della sua città con il luminare Giuseppe Levi (padre della scrittrice Natalia Ginzburg), e si appassiona allo studio di un elemento di eccezionale complessità come il sistema nervoso, un tema che non avrebbe più abbandonato e che l’avrebbe portata a risultati di valore assoluto e a grande notorietà. Ebrea di tradizione sefardita, ripara in Belgio dopo le leggi razziali fasciste del 1938, per tornare in Italia quando quel Paese viene travolto dalla Wehrmacht hitleriana due anni dopo.
Sfuggita alla furia sterminatrice dei nazisti nascondendosi a Firenze, Montalcini emigrò poi per lavoro negli Stati Uniti dove rimase trent’anni, dal 1947 al 1977, presso il dipartimento di Zoologia della Washington University nel Missouri. Fu qui che nel 1951-52 che fece la sua più celebre scoperta, quella del fattore di crescita nervosa (Nerve Growth Factor, NGF) che regola lo sviluppo dei sistemi nervosi. Con gli studi che seguirono – in particolare nel 1971 l’esatta determinazione della struttura proteica del NGF, condivisa con Ruth Hogue Angeletti – la scoperta guadagnò infine alla Montalcini e al collega americano Stanley Cohen il Premio Nobel per la Medicina del 1986. Al di là della lunga parentesi americana, che offrì alla ricercatrice quelle risorse e quegli spazi di libertà impensabili nell’Italia delle baronie e dei finanziamenti al contagocce, dal 1961 al 1979 la ricercatrice ha collaborato in patria con il CNR, prima con il centro di ricerche di Neurobiologia, poi con il Laboratorio di Biologia; anche dopo il (teorico) ritiro per ragioni d’età ha continuato fino al 1995 la collaborazione come guest professor e in seguito come "superesperta", approfondendo gli studi sul fattore di crescita nervosa e identificandone nuove sorprendenti funzioni biologiche. Innumerevoli i riconoscimenti nazionali ed internazionali ricevuti dai più prestigiosi organismi, tra i quali ben quattro lauree honoris causa.
Negli ultimi anni Rita Levi-Montalcini si è ritrovata, quasi suo malgrado, a giocare anche un ruolo politico. Inopinatamente, la maggioranza sul filo del rasoio del governo Prodi dipendeva spesso dal pugno di senatori a vita: e lei non è mai mancata in aula nei momenti decisivi, subendo anche gli indegni sfottò di un esponente della minoranza che ironizzava pesantemente sulla sua età e la invitava a dotarsi di stampelle. Memorabile la risposta, durante una maratona di voto notturno al Senato: "ma ce la farà Storace fino a tardi? Se ha difficoltà, gli presto una stampella". A questo povero Paese, può prestarle anche tutte e due.

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