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"Contro il comprensorio sciistico pronti anche a un referendum" - BergamoNews
Orobievive

“Contro il comprensorio sciistico pronti anche a un referendum”

Pronti a una consultazione popolare se il progetto dovesse andare avanti. Orobievive, il coordinamento delle associazioni ambientaliste e dei singoli cittadini, creato nel giugno 2008 proprio per contrastare l'ipotesi di un unico comprensorio sciistico tra la Valle Seriana e la Val di Scalve, d?? battaglia al progetto.

Forte delle prime reazioni, migliaia di email di protesta sia sul sito che alle amministrazioni, ora è pronto a un referendum se il progetto del comprensorio dovesse andare avanti. Orobievive, il coordinamento delle associazioni ambientaliste (Fab, Legambiente, Mountain Wilderness, Seriana Ambiente, Wwf, Italia Nostra), ma anche di singoli cittadini, creato nel giugno 2008 proprio per contrastare l’ipotesi di un unico comprensorio sciistico tra la Valle Seriana e la Val di Scalve, dà battaglia al progetto che ancora non è definito ma per il quale si sta intervenendo con una modifica del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp).
Già, perché per prima cosa va modificato il Piano provinciale, poi si potrà definire il disegno nei suoi dettagli. Intanto, spiega Giorgio Comi, che in Orobievive (www.orobievive.net) si occupa della comunicazione "una vittoria l’abbiamo ottenuta. Grazie alle osservazioni presentate, osservazioni puntuali e dettagliate, la Provincia ha dovuto soprassedere al via libera alla Valutazione ambientale (Vas) necessaria per la modifica del Ptcp. E il 17 febbraio, giornata clou per questa decisione, è stata invece la giornata della sospensione. Sospensione, pensiamo di un mese, dovuta alla necessità di esaminare le osservazioni e dare una risposta tecnicamente ineccepibile". Fra un mese si vedrà. Intanto, prosegue Comi "la promessa del presidente della Provincia Valerio Bettoni di vedere l’avvio dei lavori durante il proprio mandato non credo si realizzerà, perché sono ancora in alto mare".
Ovviamente l’obiettivo di Orobievive non è un ritardo nell’avvio dei lavori, ma la rinuncia a questo progetto: "Progetto voluto dalle società di gestione degli impianti di Lizzola, Colere, Gromo Spiazzi, sostenuto oltre che dalla Provincia di Bergamo da una serie di Comuni della zona: Gromo, Valbondione, Colere e Vilminore, dalle due Comunità montane della Val di Scalve e dell’Alta Valseriana. Unico comune che si è dissociato formalmente è Oltressenda Alta".
Cos’è il comprensorio? "E’ un collegamento tra le varie piste di sci, quelle di Lizzola, degli Spiazzi e di Colere appunto, alla maniera del Trentino e di altre realtà italiane ed europee. Ma per realizzarlo bisognerà intervenire, con scavi, asportazioni di terreno (per un milione e mezzo di metri cubi), sistemazioni di aree in maniera profonda perché le Orobie non sono le Dolomiti o la Val di Fassa. Non sono composte da ampi declivi, valli aperte, ma da bruschi dislivelli. Così per realizzare un demanio sciabile di meno di venti chilometri (19 per la precisione) quando quelle del Trentino sono di 70-80 chilometri, occorrono interventi che deturpano il paesaggio, compromettono l’equilibrio idrogeologico, danneggiano flora e fauna. Peraltro con costi elevati per la comunità: 32 milioni di danaro pubblico per la realizzazione".  
Le Orobie non saranno mai le Dolomiti, insiste Giorgio Comi sottolineando che la pesantezza dell’intervento non porterà mai vantaggi tali da giustificarlo: "Cosa vogliono fare qui? Lo sci dei poveri? Perché è evidente che si vogliono portare turisti dalla Polonia, dalla Lituania, insoma dall’est visto che gli altri scelgono mete più ambite. Ci sarà un motivo, no?".
Cosa propone Orobievive invece del comprensorio? "Di adeguare gli impianti che già ci sono e di puntare sul turismo sostenibile per tutto l’anno, non solo piste invernali, sempre che nevichi abbondantemente, e poi il deserto per le altre stagioni". Ma l’associazione non si limita a  proporre, a informare (con volantini e adesso, in campagna elettorale, anche con riunioni pubbliche). Annuncia ricorsi all’Unione europea: "Sui Siti di importanza comunitaria (Sic) e le Zone a protezione  speciale (Zps)  non si può costruire niente. Ci sono già contenziosi aperti sulla Pista del Sole di Valbondione. Non è che le leggi si possono scavalcare così".
 

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