Licenziata perché canta: ottiene sei mesi di risarcimento
Il licenziamento per M.A.M., ghanese di 47 anni, è arrivato con una comunicazione scritta che l’ha informata che “essendole stato innumerevoli volte vietato di cantare durante l’attività lavorativa, in quanto questo provoca fastidio e disagi ai titolari e ai lavoratori†e non avendo dato valide giustificazioni, è stata licenziata “per giustificato motivo soggettivo”.
È stato firmato mercoledì 25 febbraio, l’accordo che prevede un risarcimento di 6 mensilità (il massimo previsto in base alla legge 108 per le aziende con meno di 15 dipendenti) per una ex lavoratrice di una ditta di Gorlago, licenziata perché sorpresa a cantare durante il turno di lavoro.
Il licenziamento per M.A.M., ghanese di 47 anni e da quasi 20 residente in Italia, arriva dopo 17 anni passati alle dipendenze della ditta metalmeccanica, specializzata nella produzione e distribuzione di manufatti in ferro battuto, ottone e rame, che con una comunicazione scritta lo scorso 18 novembre la informa che “essendole stato innumerevoli volte vietato di cantare durante l’attività lavorativa, in quanto questo provoca fastidio e disagi ai titolari e ai lavoratori” si legge sulla contestazione disciplinare e sulla successiva lettera di licenziamento, “in seguito alla mancata presentazione di idonee giustificazioni, siamo costretti a licenziarla per giustificato motivo soggettivo”. L’azienda, da parte sua, nega che l’unico motivo che ha spinto al licenziamento sia la smania di cantare della dipendente. "Cacciare una persona per questo sarebbe assurdo – precisa una delle titolari – Sono diversi i comportamenti non corretti tenuti dalla signora. Per un po’ abbiamo avuto pazienza, ma quando è stato superato il limite abbiamo dovuto provvedere".
“Sono preoccupata per i miei tre figli che ancora studiano” ha detto questa mattina M.A.M., “da quando mio marito è tornato in Ghana, 5 anni fa, sono l’unica che lavora in famiglia. Adesso, una volta finiti i soldi del risarcimento e terminata la disoccupazione, come potrò occuparmi di loro?”.
“L’atteggiamento dell’azienda è inaccettabile” commenta Mirco Rota segretario generale della FIOM CGIL di Bergamo, “ la crisi economica sta facendo emergere situazioni inammissibili e come in questo caso, iniziamo ad assistere a comportamenti del tutto ingiustificati da parte delle aziende che sfruttano a loro vantaggio questo difficile contesto. È inverosimile che un azienda licenzi, dopo una sola contestazione disciplinare, inventata da arte per giustificare il licenziamento, una sua dipendente presente in organico da ben 17 anni. Tutto ciò rivela quanta attenzione dimostrino oggi le aziende nei confronti dei loro lavoratori”.

