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Un annuncio a pagamento dedicato a Tremonti e Berlusconi: ho previsto la crisi gi?? nel 2007

Il professore Francesco Arcucci ha fatto pubblicare su "la Repubblica" un messaggio a pagamento rivolto a Berlusconi e Tremonti, corredato dai suoi articoli, per ricordare che da quasi due anni annunciava la crisi: "Avevo messo nero su bianco quanto sarebbe successo. Ma siccome sono uno fuori dal coro, gli esperti di palazzo quando parlano di previsioni azzeccate citano solo economisti americani"

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Nei giorni scorsi ha fatto pubblicare (a pagamento) sul quotidiano "la Repubblica" un messaggio rivolto al presidente del Consiglio Sivio Berlusconi e al ministro dell’Economia Giulio Tremonti per ricordare che la crisi attuale, quella che attanaglia il mondo ed è partita dal crac della finanza statunitense, era prevedibile ed è anche stata prevista con un discreto anticipo. Da lui, il professor Francesco Arcucci, ordinario di Economia degli scambi internazionali all’Università di Bergamo. Un messaggio corredato dagli articoli targati 2007 e pubblicati via via dal quotidiano diretto da Ezio Mauro.
Professore, perché questa volontà di far ricordare che lei l’aveva scritto?
Anche per far capire come funzionano le cose qui. Io avevo messo nero su bianco con precisione quello che sarebbe successo. Ma siccome sono uno fuori dal coro, gli esperti di palazzo hanno finto che soltanto economisti statutintensi come Roubini fossero riusciti ad azzeccare le previsioni.
Perché  in Italia lei sì e altri no?
E’ un insieme di motivazoni. Un po’ come gli scienziati: alcuni fanno determinate scoperte, altri no. Ma alle spalle hanno percorsi diversi.
Da dove viene questa crisi?
Da un uso smodato del credito.
Lei lo aveva già stigmatizzato praticamente quasi due anni fa?
A un certo momento la situazione era diventata patologica e avevo capito che avrebbe dato origine a una deflazione, passando dall’eccesso di credito a scarsità di credito.
E in Italia?
L’Italia è soggetta agli stessi accadimenti dell’America e del resto d’Europa. Con delle aggravanti. Per esempio il maggior debito pubblico che non consente interventi dello Stato.
Cosa bisogna fare?
La prima cosa che le aziende devono fare per mettere a posto i conti è non avere più debiti e concentrarsi sul loro core business. Insomma mettersi sotto la tenda e affrontare la tempesta nel modo più protetto possibile, però…
Però?
Però bisognava pensarci due anni fa ed era quello che avevo segnalato allora.
La sua iniziativa ha raccolto una sorta di presa in giro, sempre su la Repubblica, da parte di Emondo Berselli.
Non ne so niente, me la legga
Berselli dice che in fondo Tremonti ha ragione a scocciarsi se tutti quelli che han previsto il crollo dei mutui subprime lo interpellano per fargli capire che loro c’erano.
Cosa rispondere? Che c’è gente che mastica amaro perché al contrario di me non  ha previsto un bel niente.

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Commenti

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  1. Scritto da karl marx

    questo professore e’ bravissimo, ma io avevo previsto la crisi piu’ di duecento anni fa.

  2. Scritto da Farfarello

    Quindi il nipotino di Karl Marx vuole dirci che il socialismo è un sistema economico migliore del capitalismo? Ah, ah, ah…Che bella soluzione che ci propone! Una soluzione che ha portato grande benessere e libertà individuale nei seguenti paesi: Russia, Cuba, Cina, Vietnam, Corea del Nord…
    Già che ci siamo, la faccio anche io una battuta: scommetto che entro 200 anni la crisi si sarà risolta. Va bene così?

  3. Scritto da enzo

    Le speculazioni finanizarie hanno solo dato il colpo di grazia. la crisi ha radici piu’ lontane , una radice che si chiama globalizazione.
    Se le aziende spostano la produzione altrove per un vantaggio immediato e’ stupido lamentarsi poi se la societa’ collassa.
    Or ci ritroviamo piu’ poveri di quanto eravamo negli anni 70 , con minori prospettive ma continuiamo ad imporci costi e stili di vita come se fossimo una societa’ propsera e opulenta.
    Il tracollo era inevitabie.

  4. Scritto da acidopolitico

    Noi Italiani in particolare,stante l’alto debito dello stato, dobbiamo metterci in testa che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità.
    Per cui sevirebbe che,chi è preposto a far funzionare la nazione, cioè il governo in carica,ai cittadini lo dica a chiare lettere; che x risolvere il debito che ci attanaglia servono; LACRIME E SANGUE.
    E non incitare i cittadini solo a spendere.Ma creare lavoro investendo in infrastutture, servizi pubblici, strade,metropolitane e LAVORE molto di +.

  5. Scritto da gio4

    Dato a Cesare ciò che è di Cesare, adesso la domanda è : come si esce ? Mi sembra ci sia da parte di molti politici ed economisti una attesa quasi messianica nelle capacità di Obama, ma le banche non sono più una istituzione “sociale” (…se mai lo sono state), gli strumenti finanziari sono sempre gli stessi,anzi si faranno ancora più sofisticati, aumenteranno le “leve” finanziarie,magari si stamperano dollari a go go…e allora ? Si attendono lumi, grazie !