BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

I sacerdoti: “Noi non ci chiamiamo fuori”

Il testo dell'omelia di Natale di monsignor Attilio Bianchi, parroco di Santa Lucia. E le precisazioni di tutti i sacerdoti della parrocchia: "La nostra provocazione è posta sotto il segno interrogativo, non esclamativo. E' un invito ad interrogarsi perchè "fare Natale" non sia una prassi scontata".

Più informazioni su

In merito all’articolo pubblicato su Repubblica on line riguardante la culla vuota del nostro presepio, vorremmo apportare alcune precisazioni. Innanzitutto non abbiamo usato la seconda persona plurale "voi non sapete, voi non siete pronti", ma la prima plurale, non chiamandoci fuori neppure noi. Inoltre, il tema dell’accoglienza non riguarda solo lo straniero ma ogni uomo che ci passa accanto. Infine, la nostra provocazione è posta sotto il segno del punto interrogativo, non di quello esclamativo. Dunque nessun giudizio su nessuno, ma un invito ad interrogarsi perchè fare Natale non sia una "prassi" scontata. Mandiamo in allegato il testo integrale dell’omelia tenuta dal Parroco.

Il presbiterio di Santa Lucia: don Attilio Bianchi, don Alessandro Raccagni, don Manuel Clivati

Il testo integrale dell’omelia di monsignor Attilio Bianchi
E’ la Notte Santa: abbiamo invocato, pregato, detto molte parole in questa Veglia. Parole che si riassumono nell’Unica Parola che ci viene consegnata dentro questa Notte: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” è quanto Giovanni racconta nel suo prologo. E’ una Parola molto attuale: è Cristo che si consegna, è Lui la Parola, ma nello stesso tempo consegna le sue parole, il suo Vangelo. E’ una Parola che continua a chiamare – non a partire da principi astratti o regole religiose a cui attenersi in modo formale – perchè la Parola si fa Carne, nella carne di un Bambino. E’ un annuncio di gioia e di speranza che cambia radicalmente il nostro modo di porci davanti a Dio: non siamo noi a cercare Lui, ma è Lui che ci viene incontro, si fa uno di noi, si fa riconoscere dentro un corpo come il nostro. Ciascuno di noi viene da Natali diversi: i natali della nostra infanzia non sono uguali a questo che stiamo celebrando. Forse per le giovani generazioni non è avvertita questa distanza temporale tra il passato e il presente, per noi di una certa età, che ci trovavamo dentro quell’unica stanza attorno alla lunga tavolata con tutta la famiglia al completo, a sospendere per un giorno i panni della ferialità povera per indossare l’abito della festa, era più facile comprendere che nulla poteva essere sprecato, ma ogni cosa riutilizzata e condivisa. Ma non vorrei questa sera aggiungermi ai molti che fanno prediche moraleggianti sul natale consumistico, sapete già da voi, e se siete qui questa sera è perchè una scelta l’avete fatta, quella di sostare almeno per un attimo, lontano dalle luci colorate della città, per inginocchiarsi davanti al Bambino. Solo voi, solo ciascuno di voi, può sapere che tipo di risposta ha dato per questo Natale: se una risposta più o meno entusiasta rispetto ad ieri, se più o meno gioiosa, se più o meno accogliente. Certo, forse per qualcuno sarà un Natale con un vuoto in più, perchè il marito, la moglie o il figlio se ne è appena andato, lasciandoci soli, avvertendo di più in queste giornate di festa per gli altri, il vuoto che rimane tutto per noi e le ferite che fanno fatica a rimarginarsi. Una solitudine che è presa su di sé da questo Dio- Bambino che scegliendo di farsi carne, prende su di sé tutta la nostra vita, tutti gli attimi della nostra esistenza: è un Dio che non rimane per sempre bambino, e crescendo, da uomo affronta come noi, la sofferenza, il dolore e la morte. Non fugge di fronte all’abisso del vuoto e della solitudine, delle relazioni lacerate, delle morti quotidiane che ogni giorno sperimentiamo. Egli è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, e attraversa con noi da pellegrino, da ospite e da straniero, le vicende quotidiane di questa terra, per aprirci al dono della vita eterna. Una vita eterna che è un ritorno a Casa: quel Bambino ci consegna la strada per non perdere la meta, ci offre la possibilità di rimetterci tra le braccia del Padre, dell’unico Padre che prepara per tutti i popoli il banchetto del regno dei cieli. E’ la strada dell’Amore quella che il Dio che si fa Carne indica ad ogni uomo e ad ogni donna, e l’Amore non lascia mai fuori nessuno, non emargina, non rifiuta di accogliere, non dice di non avere tempo, non inventa scuse, non si nasconde dietro la paura del diverso da me. E’ per questo motivo che il nostro presepio quest’anno avrà la culla vuota. E’ una provocazione per interrogare la nostra vita. Oggi è Natale, ma è davvero Natale per il mio cuore? Posso dire di essere capace di accogliere quel Bambino che viene dentro la povertà di una grotta, se non sono capace di accogliere ogni giorno chi bussa alla porta del mio cuore? La culla rimane vuota, per sottolineare la nostra responsabilità verso il mondo: nessuno può chiamarsi fuori, perchè altrimenti paradossalmente Dio potrebbe rimanere l’eterno assente dalla mia vita nonostante le mie parole e i miei gesti siano imbevuti di religiosità. Il prologo di Giovanni che abbiamo fatto scendere dall’alto nel nostro presepio, scritto in greco secondo il testo originale, termina dicendo che “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”. E ce lo ha rivelato come colui che nella sua Misericordia sa accogliere sempre ogni uomo in qualunque momento della propria vita. E un Padre che sa accogliere i suoi figli, desidera tanto che i figli suoi, s’accorgano di essere tra loro fratelli. Forse è proprio per questo che il giudizio del Padre Misericordioso in compagnia del Figlio Gesù e dello Spirito Santo, è un giudizio sull’amore come descritto da Matteo al capitolo 25: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. La culla rimane vuota, quest’anno nel nostro presepio, perchè ciascuno di noi impari ad amare, perchè solo chi ama incontra il Cristo. E allora preghiamo, perchè questo Natale sia l’occasione per lasciarci cambiare lo sguardo sugli altri, perchè possiamo prenderci cura di ogni uomo, di ogni fratello, perchè in ogni altro, abita il Cristo. Amen.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.