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La mamma di Juri: non credo alla tesi del suicidio

Parla Francesca, la mamma del ragazzino di 16 anni trovato morto attorno alle 14,30 del 19 dicembre sotto l'albero di una scuola. "Sto elaborando il dramma che mi ha colpito ma non credo che si sia tolto la vita. E' stato trovato seduto a terra. Forse uno stupido gioco..." E lancia un messaggio ai giovanissimi: "Non scherzate con la vita, può spegnersi troppo velocemente".

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Francesca parla con il cuore in gola, dice di essere “addolorata, ma lucida”. E’ una madre forte, che tre anni e mezzo fa ha deciso con il marito di adottare due bambine e un ragazzino in Russia, tra loro fratello e sorelle. Si è fatta carico di un’intera famiglia, ma dopo tre anni di sacrifici qualcosa si è spezzato.
Francesca era mamma di Juri, il ragazzino di 16 anni che attorno alle 14,30 del 19 dicembre è stato trovato morto sotto un albero nel giardino del Centro di formazione professionale di Torre Boldone, in via Reich. Un suicidio, secondo le autorità competenti. Ma Francesca non ci sta e chiede di parlare: “Rifiuto la ricostruzione del suicidio – racconta lei stessa – ma non perché sono una mamma che non riesce ad accettare la realtà, che non riesce ad accettare di non avere più suo figlio Juri, un ragazzino vivacissimo. So cosa mi è successo, capisco il dramma che sto vivendo, il lutto, ma rifiuto materialmente la ricostruzione dei fatti che mi è stata fornita e ho intenzione di chiedere un incontro con il magistrato che si è occupato del caso”.
Prima di dare la sua versione, però, Francesca vuole lanciare un messaggio a chi ha 16 anni, ai compagni di classe, a tutti gli adolescenti: “Non scherzate con la vita, la vita è come una candela. Basta un soffio sbagliato, che sfugge, e tutto si spegne. Per divertirsi non c’è mai bisogno di rischiare e ho paura che sia stato un gioco sbagliato, azzardato, a portarmi via Juri”.
Questi i fatti ricostruiti dalla mamma. La mattina del 19 dicembre Juri avrebbe potuto andare a scuola a partire dalla seconda ora. Ma alle sette e mezza era già in piedi, nella sua casa di Albino. Ha detto alla mamma che avrebbe voluto presentarsi all’istituto alle 8, per ritrovarsi con alcuni amici. E con quegli amici è entrato nel parco della scuola: ognuno aveva portato del vino, del liquore, alcune birre. Hanno bevuto in più di dieci persone, tutti ragazzini. Alle 8,30 Francesca è stata chiamata d’urgenza dalla preside. E’ arrivata a scuola e ha visto suo figlio ubriaco, che continuava a ripetere di non aver bevuto. Poi ha iniziato ad ammettere di aver alzato il gomito e la mamma ha deciso di portarlo dalla polizia locale di Torre Boldone per un test sul tasso alcolico. “Sono passata su tanti giornali come la mamma che invece di richiamare il figlio si è affidata alla polizia locale. No: gli ho fatto fare il test perché si rendesse conto che stava correndo un rischio, non accetto di essere considerata “una superficiale”. Nel salire sull’auto mio figlio ha battuto la testa, poi mentre ci spostavamo è scappato una prima volta, ma l’ho ritrovato al di là dell’isolato. Quindi dai vigili è entrato con me, ha fatto il test ed è stato richiamato in modo molto delicato dal comandante”.
La madre avrebbe poi voluto riaccompagnare Juri a casa, ma lui ha rifiutato, è fuggito di nuovo dall’auto. Lei si è preoccupata, ma attorno alle 10,30 suo figlio è tornato a scuola. La preside non ha accettato la situazione, Juri era ubriaco, e lui si è di nuovo allontanato. “L’ho visto alla pensilina dei pullman con lo zaino – ricorda Francesca – ma la polizia locale e altre persone mi hanno detto che l’avrebbero ritrovato, di non preoccuparmi. Ho capito che forse non voleva tornare indietro con me e sono andata a casa. Lui mi ha ripetuto che ci saremmo visti alle 15,30 a casa, come mi aveva già detto la mattina presto. Ha sempre mantenuto la parola, non è mai mancato ad un appuntamento”.
Tra una fuga e l’altra, quella mattina, Juri ha girato attorno alla scuola, è tornato nel giardino dell’istituto. Poi la tragedia. Alle 14,30 una compagna di classe l’ha trovato sotto l’albero, con una corda al collo. La mamma è stata avvisata dai carabinieri alle 17 ed è andata a scuola con il marito. Ha visto la salma del figlio già in una cassa dell’agenzia funebre, non nel giardino.
“Spiego quanto mi hanno riferito – dice Francesca -: mio figlio è stato trovato con metà del corpo già a terra, come seduto. E io non credo alla versione del suicidio, Juri non si è tolto la vita: non ci credo io, non ci crede mio marito, non ci crede il prete che conosceva bene, non ci crede lo psicologo che lo seguiva. Basti dire che il giorno prima si era battuto perché voleva assolutamente fare il volontario al pranzo di Natale per alcuni ospiti dell’istituto. E mi aveva detto che sarebbe tornato alle 15,30. Io voglio vederci chiaro, parlerò con il magistrato, sono più che convinta che si sia trattato di un gioco azzardato e finito male. Juri non si è ucciso. Quella è stata una giornata in cui sono rimbalzata dall’ubriacatura mattutina di mio figlio e degli altri ragazzini alla notizia della sua scomparsa. Una giornata di eccessi, di tristezza. Nel mio dolore voglio solo lanciare un invito a chi ha 16 anni, a chi è un ragazzino e ha tutta la vita davanti: gli eccessi non servono, non si deve mai esagerare quando si gioca. Basta poco per perdersi”.
Francesca passerà il Natale nella sua casa di Albino, con il marito e con le due sorelline più piccole di Juri. Nate dai suoi stessi genitori in Russia e adottate dalla famiglia bergamasca. "Sanno che Juri non c’è più e si stanno rivelando due bambine fortissime. Ho voluto i miei tre figli e sono contenta di quel che ho fatto per loro".

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