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Ditta in fiamme e minacce per farsi pagare il pizzo Due arrestati con i soldi in mano fotogallery

Minacce e atti intimidatori nei confronti di un imprenditore di 52 anni che produce parquet per estorcergli 200mila euro: l'appuntamento per pagare il pizzo "sorvegliato" dai carabinieri, che hanno arrestato due pregiudicati bergamaschi. Nella foto la ditta dell'imprenditore andata in fiamme il 29 ottobre.

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Un tentativo di estorsione in pieno stile mafioso. Il 23 ottobre due uomini su una moto, con caschi dal vetro scuro, avvicinano un imprenditore di 52 anni fuori da casa sua. L’uomo ha una ditta con buoni fatturati che produce parquet. La sede è in via Colombo, a Grumello. Fuori dalla villa i due uomini sulla moto puntano una pistola all’imprenditore e lo minacciano: “Deve consegnarci 200 mila euro”. E’ la richiesta di pagare il pizzo, come si legge nei libri su mafia, ‘ndrangheta e camorra. L’imprenditore è terrorizzato e va dai carabinieri. Si rende conto di essere stato messo con le spalle al muro da due malviventi. Sei giorni dopo la sua azienda va in fiamme: nel video delle telecamere a circuito chiuso dell’azienda, che pubblichiamo, si vedono due uomini scavalcare la recinzione per scappare e poco dopo i primi bagliori dell’incendio. 100 mila euro di danni. In fumo centinaia di bancali di parquet.
Quei due nel video sono – secondo i carabinieri e il pm Maria Cristina Rota – il 54enne G. G., di Costa di Mezzate, e il 56enne G. B., di Bergamo, bergamaschi ed entrambi pregiudicati. Dopo il rogo, doloso e a scopo di estorsione, i due abbassano la posta e dicono all’imprenditore che si può trovare un accordo attorno ai 50-60 mila euro, offrendo anche una “rateizzazione” a partire dalla metà di dicembre. Ma il rogo aiuta gli investigatori a mettersi sulle tracce dei due e l’imprenditore resta costantemente in contatto con i carabinieri e il magistrato. L’appuntamento per il pagamento di una prima rata viene quindi fissato dai malviventi attorno a mezzogiorno del 12 dicembre, in una strada di Grumello. (Nella foto sopra la ditta incendiata il 29 ottobre in via Colombo, a Grumello)
I carabinieri in borghese controllano la situazione: sono uomini del nucleo operativo di Bergamo, della compagnia di Bergamo e della stazione di Grumello del Monte. A ritirare i soldi si presenta il 54enne G. G. che intasca 15 mila euro, ma i militari non intervengono subito. Vogliono arrivare al complice. Ed è al complice che, attorno alle 14, G. G. consegna 10 mila euro di quella prima rata dell’estorsione, tenendosene 5 mila. Sempre nella giornata del 12 dicembre i due estorsori consegnano parte dei soldi alle rispettive conviventi, che quindi partecipano attivamente al colpo: le due donne sono T. B., 51enne di Costa di Mezzate, e L. K., 53 anni, di Bergamo. Sono state entrambe denunciate a piede libero. I capi d’accusa per gli estorsori sono incendio doloso, minacce, porto abusivo di armi. Entrambi sono finiti in carcere. Fermo e arresto sono stati convalidati dal Gip. Non è escluso che possa scattare anche l’accusa di associazione a delinquere. Il 56enne di Bergamo è considerato la mente dell’operazione. (
Nella foto la conferenza stampa dei carabinieri: a sinistra il maresciallo di Grumello, a destra il capitano Giuseppe Adinolfi, comandante della compagnia di Bergamo)

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