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“Boniperti urlava, Achille di pi??” Randazzo racconta Atalanta-Juve video

L'ex dirigente nerazzurro ricorda gli anni della stretta amicizia con la Vecchia Signora: "C'era un legame forte, ma senza sudditanza. I migliori erano gi?? destinati ai bianconeri: Boniperti ci diceva ad aprile chi voleva. Poi arriv?? Berlusconi e niente fu pi?? come prima. Gli affari migliori? Scirea e Cabrini. Fu Achille in persona a portare Gaetano a Torino: gli mise giacca e cravatta e poi lo accompagn?? in auto".

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"Erano tempi in cui i nostri giocatori migliori avevano già una destinazione prefissata: la Juventus". Giacomo Randazzo, per anni uomo di fiducia prima dei Bortolotti e poi di Ruggeri, sfoglia all’indietro le pagine dei ricordi: le immagini che ne escono sono ingiallite, ma mettono i brividi anche a distanza di decenni. Quello tra Juventus e Atalanta era un legame stretto e fortissimo, "ma mai di sudditanza".
"Prima venivano i rapporti personali, poi quelli societari – esordisce Randazzo – Tra Giampiero Boniperti e Achille Bortolotti c’erano grande stima e amicizia. Di solito andava così: ad aprile Boniperti ci faceva sapere chi gli interessava, e noi sapevamo che quel nome non poteva essere inserito in altre trattative. Poi ci si trovava a Torino o a Sarnico, e si discuteva il trasferimento. Quando Bortolotti manifestava le sue richieste Boniperti si arrabbiava e gridava, ma Achille urlava più forte di lui… Poi tutto finiva con una stretta di mano".
Randazzo parla da testimone diretto, visto che dell’indimenticabile presidente lui era il fidato braccio destro. "Ricordo con particolare emozione Gaetano Scirea. Aveva una particolare conformazione del torace, e temevamo che potesse avere problemi fisici. Per cui lo sottoponemmo a innumerevoli esami, senza dire nulla alla Juve. Poi, quando fu i medici ci dissero che era tutto a posto, concludemmo l’affare. Insomma, non volevamo rischiare di dare fregature a Boniperti…" Accadde l’esatto contrario. "Beh, fu il miglior affare di sempre, sia per loro che per noi. Lo vendemmo per 700 milioni: una bella cifra per quell’epoca. La Juve ci diede in cambio anche Marchetti, Mastropasqua e Masiello. Fu Achille Bortolotti in persona ad accompagnarlo a Torino: lo vestimmo per la festa, con giacca e cravatta. Achille lo presentò a Boniperti e gli disse: non so se diventerà un grande calciatore, ma ti assicuro che diventerà un grande uomo".
A Scirea altri ne seguirono: Cabrini e Fanna su tutti, ma ci fu anche chi deluse le attese: "Roberto Tavola era un grosso giocatore, ci aspettavamo tutti che esplodesse. Non andò così. Peccato anche per Magrin: aveva tutto per affermarsi in bianconero, ma la responsabilità del dopo Platini era troppo grande da sostenere". Randazzo regala un gustoso aneddoto anche sull’attuale direttore tecnico atalantino, Carlo Osti. "Dopo qualche mese Boniperti ci chiamò e ci disse: ma chi mi avete mandato? Questo qui picchia tutti anche in allenamento…"
Il rapporto proseguì senza intoppi fino alla comparsa sulla scena di un nuovo protagonista: "Donadoni era destinato alla Juve, come chi l’aveva preceduto. Ma l’offerta del Milan di Berlusconi era altissima e irrinunciabile: fu lo stesso Boniperti a farsi da parte. Berlusconi ha dato uno scossone al mercato, dopo di lui niente è stato più come prima".
E quella di domenica che Atalanta sarà? "Quest’anno i nerazzurri ci stanno facendo divertire e la Juve è in un gran momento. Dunque credo proprio che sarà una bella partita". Lui se la gusterà seduto in tribuna, come sempre. Ora le trattative spettano ad altri, ma se tornasse a quegli anni Randazzo chi consiglierebbe alla Juve? "Se fossimo ancora nell’era di Boniperti e Bortolotti, Floccari avrebbe qualche probabilità di finire in bianconero. Anche se loro di solito preferivano puntare sui giovani. E al momento onestamente non vedo nessuno da Juve". Aspettando il nuovo Scirea, accontentiamoci di gustarci la sfida tra Doni e Del Piero.

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Commenti

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  1. Scritto da S.F.

    Una serie di ricordi struggente. Le parole di un uomo di sport come Giacomo Randazzo, oltre a destare i ricordi più belli in un appassionato di calcio, alimentano un senso di vuoto e di rimpianto per un mondo pallonaro a misura d’uomo che non ritroveremo mai più.