BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Anche a Bergamo ?? recessione Scenario nero per almeno 2 anni

La sintesi del Rapporto sull'Economia bergamasca nel 2008 elaborato dall'Istituto per la Ricerca Sociale di Milano per conto della Camera di Commercio di Bergamo mette in evidenza una situazione molto negativa per il mondo produttivo orobico. La fiducia ?? calata a livelli peggiori di quando vi fu il crollo delle Torri Gemelle.

Più informazioni su

Questa è la sintesi del Rapporto sull’Economia bergamasca nel 2008 elaborato dall’Istituto per la Ricerca Sociale di Milano per conto della Camera di Commercio di Bergamo.

Già nel corso del 2007 avevano cominciato ad emergere le prime evidenze di rallentamento del ciclo dell’economia italiana: i segnali di perdita di slancio materializzatisi a partire dall’estate 2007 sono stati confermati dalle evoluzioni successive. L’attività ha registrato una marcata flessione congiunturale alla fine dell’anno, consegnando una partenza da livelli sfavorevoli al nuovo anno, ed ha rappresentato un momento di ampliamento del differenziale negativo di crescita con la media dell’area euro. Il Pil si è mantenuto peraltro debole dall’inizio del 2008 e dal secondo trimestre è scivolato in contrazione. Nella prima metà dell’anno si è registrata una stagnazione della domanda interna il cui indebolimento è stato peraltro influenzato da evoluzioni internazionali sfavorevoli: in particolare, le tensioni inflazionistiche registrate fino all’estate, a causa dei forti rialzi nelle quotazioni delle materie prime (soprattutto, energetiche ed alimentari), hanno avuto un impatto negativo sul potere d’acquisto delle famiglie. La spesa per consumo si è pertanto contratta, e non solo per i beni maggiormente colpiti dai rialzi. A ciò si è aggiunto l’effetto della crescente incertezza delle famiglie, che hanno aumentato la propensione al risparmio.
Anche gli investimenti sono risultati molto deboli: l’andamento complessivo, poco più che stagnante, è stato esclusivamente sostenuto dalla componente delle costruzioni, che sta peraltro invertendo il proprio ciclo negli ultimi mesi. Il deterioramento del ciclo e della fiducia delle imprese stanno influendo negativamente sulle decisioni di investimento; a questi fattori si aggiungono anche condizioni più restrittive per l’accesso al credito. La stagnazione della domanda interna non è stata peraltro compensata dalla componente estera, le cui difficoltà sono in aumento. Solo la frenata dei volumi importati, riflesso della debolezza della domanda interna, ha consentito di registrare un contributo positivo del net export.
Il deterioramento congiunturale dell’economia italiana è quindi precedente l’avvitamento della crisi del credito che si è manifestato a partire dalla seconda metà di settembre. Per l’economia italiana, caratterizzata peraltro da una crescita potenziale modesta, gli effetti negativi della crisi si traducono in un quadro ampiamente recessivo. Il Pil italiano ha registrato una contrazione anche nel terzo trimestre, dopo il risultato negativo del secondo trimestre. Il contagio della crisi all’economia reale passa per più canali. Innanzitutto l’indebolimento della domanda estera, per effetto della flessione negli scambi internazionali, dato il carattere globale della crisi: gli indicatori congiunturali mostrano già un marcato indebolimento. Inoltre, le condizioni di accesso al credito più restrittive, per effetto della minore capacità delle banche di erogare prestiti e del forte aumento della percezione del rischio che portano ad una minore disponibilità ad erogare prestiti, comportano conseguenze ampiamente negative sulla spesa per investimenti e consumi effettuata da imprese e famiglie. La crescente incertezza, peraltro, si sta già riflettendo sulle decisioni di spesa, che vengono generalmente rinviate.
Non solo il 2008 chiuderà con una contrazione del prodotto, ma bisognerà attendere che siano passati i primi mesi del 2009 per vedere se sarà possibile osservare un qualche miglioramento nell’andamento dell’economia italiana. Nel complesso nel 2008 e nel 2009 si verificherà un intero biennio di recessione, come non si osservava dalla fine della seconda guerra mondiale.
La produzione industriale italiana è in forte contrazione da parecchi mesi, ormai, e il peggioramento dello scenario si sta traducendo in un aggravamento delle tendenze negative finora osservate. Il deterioramento del ciclo industriale non risparmia nemmeno la provincia di Bergamo: anche l’attività produttiva dell’industria bergamasca è in flessione dall’autunno 2007. L’indice destagionalizzato di produzione industriale è tornato sui livelli toccati a fine 2006.
Rispetto a quanto rilevato al complesso nazionale, però, la caduta della produzione in provincia di Bergamo è cominciata con un semestre di ritardo, e finora è risultata anche più contenuta. Il differenziale positivo di crescita con l’Italia, che si era evidenziato negli ultimi anni, si è dunque ulteriormente ampliato. Le contrazioni registrate nel confronto anno su anno, però, sono già marcate: per la prima volta dal 2005 si registra una variazione tendenziale negativa dei volumi prodotti dall’industria bergamasca. Il deterioramento ciclico risulta diffuso; per i diversi segmenti dimensionali si osserva difatti una sostanziale convergenza nelle evoluzioni negative più recenti della produzione, e anche tra i settori la diffusione del rallentamento è ampia.
Solo per una ristretta minoranza si osserva ancora una tenuta dei volumi prodotti; tra questi la chimica ed in parte la lavorazione della gomma e della plastica. Si osservano invece contrazioni intense in settori industriali rilevanti per la struttura produttiva bergamasca, come la siderurgia, la lavorazione di minerali non metalliferi (come la produzione di cemento) e soprattutto la meccanica.
Il contenimento delle perdite osservato in provincia di Bergamo rispetto alla media nazionale è da ricondurre sia ad una struttura produttiva ancora tutto sommato solida, che ad un maggior dinamismo a livello settoriale. Ciò nonostante, si rileva un’importante eccezione, costituita dal caso del settore produttore di beni di investimento, di specializzazione per l’economia della provincia di Bergamo.
Sebbene nel quadriennio 2004-2007 l’industria bergamasca avesse mostrato generalmente una crescita in questo settore superiore a quella media italiana, dalla fine del 2007 il differenziale di crescita è diventato negativo. I livelli produttivi dell’industria bergamasca registrano difatti contrazioni ben più marcate di quelle osservate per l’aggregato nazionale. Gli indicatori congiunturali, che però risalgono al terzo trimestre e quindi registrano solo in misura marginale gli effetti sulle valutazioni e sulle aspettative derivanti dall’avvitamento della crisi, concordano nel segnalare un proseguimento della fase di deterioramento del ciclo anche nei mesi a venire.
La flessione dei livelli produttivi è dunque lungi dall’essersi conclusa e la recessione dell’industria bergamasca che si sta manifestando ha una probabilità non bassa di proseguire ancora per diverso tempo. La domanda acquisita dalle imprese industriali in provincia di Bergamo si è notevolmente ridimensionata; a cadere sono soprattutto gli ordinativi provenienti dall’estero, ma non va molto meglio per la componente interna. Le imprese, inoltre, ritengono di detenere livelli eccessivi di scorte di prodotti finiti, che limitano la velocità di reazione della produzione a recuperi della domanda.
Si rileva un intenso deterioramento delle attese a breve. La caduta della fiducia appare ben peggiore di quella che si riscontrò all’indomani degli attacchi alle Torri Gemelle, quando l’incertezza crebbe notevolmente. La caduta nei livelli produttivi, infine, si sta riflettendo nel tasso di utilizzo dei fattori di produzione: le imprese esprimono un netto pessimismo circa l’evoluzione della manodopera, e si osserva inoltre una ripresa del ricorso alla Cassa integrazione guadagni. Anche il tasso di utilizzo degli impianti è caduto notevolmente, molto al di sotto della media dell’ultimo decennio. Nonostante le capacità di tenuta che l’economia bergamasca ha dimostrato negli  ultimi anni, gli sviluppi a breve vanno pertanto osservati con estrema attenzione.
I segnali della recessione si leggono anche nei dati relativi al commercio con l’estero. Rispetto allo scorso anno a Bergamo si registrano tassi di crescita delle esportazioni inferiori sia a quelli lombardi che a quelli nazionali, che per la prima volta dal 2003 registrano tassi di crescita superiori a quelli della provincia. Nel I semestre del 2008, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, le esportazioni bergamasche sono cresciute solo del 3,1%, la metà rispetto alla crescita registrata dalle esportazioni lombarde (6,1%) e a quelle nazionali (5,9%). 
Si conferma la crisi nelle esportazioni del settore tessile che registra una contrazione nel valore delle esportazioni ancora più marcata di quella dello scorso anno (-8,4%). Anche la metallurgia, in costante aumento fino allo scorso anno, vede diminuire il proprio tasso di crescita in modo particolarmente spinto, dal 28,3% al 5,3%, in linea con quanto avviene anche a livello regionale e nazionale.
Aumentano nel I semestre 2008, seppur meno marcatamente rispetto allo scorso anno, le esportazioni versi i Paesi dell’Est Europa, Polonia (12,2%) e Romania (11,9%) e la Cina (28,2%), mentre diminuiscono le esportazioni verso gli Stati Uniti (-7,8%), Spagna (6,2%) e Turchia (25,5%).
Nel mercato del lavoro, nonostante il tasso di disoccupazione nel 2007 continui a scendere assestandosi al 2,6% contro il 3% dello scorso anno, i segni del rallentamento sono ravvisabili nel fatto che questa diminuzione si accompagna ad una diminuzione sia nei tassi di partecipazione che in quelli di occupazione, a fronte di una situazione di stabilità registrata a livello regionale. Mentre in Lombardia il tasso di occupazione si mantiene stabile intorno al 66,6%, a Bergamo il livello di occupazione diminuisce di un punto percentuale assestandosi nel 2007 al 64,7%. Le dinamiche del tasso di attività tra il 2006 e il 2007 sono analoghe a quelle dell’occupazione: il tasso di attività lombardo è stabile intorno al 69,2% mentre quello provinciale diminuisce dal 67,7% al 66,4% confermandosi, insieme a Brescia, la provincia a più bassa partecipazione di tutta la Lombardia. 
Aumentano anche le ore autorizzate di Cassa Integrazione Ordinaria che a partire dal IV trimestre 2007 registrano aumenti costanti, soprattutto nel settore tessile. Anche gli interventi di CIG straordinaria, aumentano tra il 2008 e il 2007, del 28%. I lavoratori iscritti alle liste di mobilità sono a Ottobre 2008 già oltre 3.800, il 55,7% in più rispetto a dicembre 2007.
A due mesi dalla fine dell’anno, il numero dei lavoratori in mobilità, usciti da aziende in crisi e in attesa di una nuova occupazione, è già ben oltre il totale del 2007. Sette lavoratori su dieci hanno più di 40 anni, la maggioranza sono donne, il 12% sono immigrati e più di un terzo sono usciti da piccole imprese manifatturiere con meno di 15 dipendenti o da aziende del commercio con meno di 50 addetti.

 

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da gigio

    Il presidente del Consiglio ieri ha detto che : “Guai a dire che le cose vanno male innescando un circolo vizioso che poi porta davvero a scendere la china” (si riferiva forse ai dati forniti dal Centro Studi di Confindustria su crisi economica ? )
    «Io non renderei note queste cose», è il giudizio
    del premier..Quindi….

  2. Scritto da Farfarello

    Certo, come no! Le cose vanno male e non bisognerebbe dirle alla gente? Certo, lasciamo tutti nell’ignoranza, così i ricchi continuano a esserlo a discapito dei poveracci…Se le cose non vanno male non è che si risolvono con la censura (mi sembra di stare ai tempi del Minculpop), ma fornendo soluzioni concrete per risolvere i problemi. E’ questo il compito della politica e dell’imprenditoria: non vietare, ma fare!

  3. Scritto da walter

    La camera di commercio di Bergamo da mandato all’istituto per la Ricerca sociale di Milano….
    E serviva questo studio per farsi dire che che siamo in recesione?
    quanto e costato?
    chi lo paga?
    a che pro?