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La crisi incombe, ma al cellulare non si rinuncia

Al telefonino e al cinema non si rinuncia. Ai viaggi, all'abbigliamento e allo stadio invece s??. E' questo l'esito del sondaggio proposto da Bergamonews nei giorni scorsi, che ha chiesto ai bergamaschi di esprimersi su quello di cui possono fare a meno in tempi economicamente difficili come questi

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Al telefonino e al cinema non si rinuncia. Ai viaggi, all’abbigliamento e allo stadio invece sì. E’ questo l’esito del sondaggio proposto da Bergamonews nei giorni scorsi, sondaggio che ha chiesto ai bergamaschi di esprimersi su quello di cui possono fare a meno in tempi di crisi come questa.
Inutile sottolineare che in Bergamasca l’economia parla quasi esclusivamente oggi di cassa integrazione, mobilità e chiusure e probabilmente il peggio deve ancora arrivare visto che nel 2009 veranno al pettine tutti i nodi: il tessile in Valseriana e il meccanico in tante altre aree a cominciare dalla Valbrembana.
Perciò molti bergamaschi sono costretti a scegliere: non è più possibile, per un cassintegrato che può contare solo su 800 euro al mese, concedersi tutti i piccoli piaceri che magari fino a ieri facevano parte del ménage familiare. 
E le scelte la dicono lunga su ciò nel terzo millennio è ritenuto indispensabile e quello che invece può essere considerato superfluo. Per esempio il cellulare: praticamente tutti ce l’hanno e solo l’8 per cento dichiara di essere pronto a farne a meno, segno evidente che il telefonino è legato alla quotidianità, alla comunicazione famigliare e sociale, insomma si è trasformato da status symbol in strumento più che utile. 
Più facile tagliare sui capi d’abbigliamento, farsi andar bene gli abiti dell’anno precedente: infatti il 23 per cento dei lettori che hanno risposto al sondaggio è disposto a rinunciare a un paio di jeans e un maglione. E ancor più si riducono i viaggi: uno su quattro dovendo risparmiare lo fa sulle vacanze: fino a ieri ci si era aggrappati ai pagamenti rateali, oggi a quanto pare neppure le rate si riescono a coprire e quindi, nonostante low cost e offerte, il mondo è un po’ più lontano. Casa dolce casa anche sul versante enogastronomico: il 18 per cento rinuncia al ristorante se i soldi scarseggiano riscoprendo la cucina della mamma. Ma dopo cena, al cinema qualche volta si continua ad andare. Perché anche ai film su grande schermo i bergamaschi non intendono abdicare: solo l’8 per cento infatti dichiara di risparmiare su questo versante. Meglio piuttosto abbandonare lo stadio, anche se il 18 per cento disposto a tale scelta forse lo fa perché già in tempi di vacche grasse non ne è un frequentatore assiduo. 
Una fotografia che forse riesce a dare qualche indicazione sui consumi prossimi venturi.

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