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Da Scirea a Inzaghi, quanti affari sulla linea Torino-Bergamo fotogallery

La storia del campionato è piena di scambi fra nerazzurri e bianconeri, dall'indimenticabile Gaetano fino a Superpippo. Osti fece andata e ritorno. La vecchia Signora ha sempre fatto spese sotto le Mura, anche se negli ultimi anni i rapporti si sono raffreddati. Boniperti e Achille Bortolotti avevano un rapporto burrascoso ma fortissimo: alzavano la voce ma poi si stringevano la mano.

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Nel calcio i rapporti tra le grandi e le cosiddette provinciali vivono sempre sulla stessa falsariga: rivalità accesa, classe artigianale contro certezze milionarie, Davide contro Golia e senso del sopruso del ricco ai danni del povero dietro l’angolo. Ma se i rapporti fra le tifoserie riflettono questo stanco e omologato paradigma, le vicende di Atalanta e Juventus – impegnate nella sfida di domenica al Comunale – si intrecciano spesso lungo i binari della storia, all’insegna di personaggi che nell’immaginario collettivo hanno raggiunto la dimensione del mito.
Forse apparirà scontato iniziare da Gaetano Scirea, oggetto dei rimpianti più struggenti ed ipocriti di un circo pallonaro capace di sacrificare la passione genuina sull’altare dei diritti tv. Eppure l’indimenticabile libero della Juventus acchiappasuccessi rappresenta il trait-d’union più luminoso tra la squadra del cuore dei bergamaschi e la corazzata bianconera: svezzato nelle giovanili atalantine, il numero 6 più famoso ed amato trascorse due stagioni in prima squadra (dal 1972 al 1974, la seconda in B) e come ultimo “maestro” ebbe quell’Heriberto Herrera che a Madama aveva regalato lo scudetto “operaio” dei Cinesinho e dei Salvadore nel 1967. E formidabile era il rapporto che legava Boniperti ad Achille Bortolotti, due che magari alzavano la voce al calciomercato, ma poi concludevano gli affari (Mastropasqua, Tavola, Prandelli e il terzino mundial Antonio Cabrini) con una stretta di mano.
Del resto la lista dei giocatori passati da Bergamo a Torino e viceversa è di una lunghezza impressionante. Segno che tra due realtà così agli antipodi il feeling c’è sempre stato. Stefano Angeleri, recordman di presenze della Dea (317, in 11 stagioni) fece parte della Juve del dopoguerra, quella dove già sfavillava la classe del Boniperti calciatore. Anche l’ungherese Kincses e il boemo Korostelev, in quegli anni di fame e di ricostruzione, ebbero la Città dei Mille come approdo. E lo stesso Umberto Colombo, oggi opinionista televisivo, riuscì a vivere una seconda giovinezza sotto le Mura dopo i lustrini made in Sivori & Charles degli anni Cinquanta. Dal passato sbucano altri grandi protagonisti come la mezzala danese Karl Hansen, atalantino prima di vincere lo scudetto sotto la Mole nel 1952, mentre da Torino sarebbero piovuti in seguito il terzino-mediano Leoncini e il talentuoso ma discontinuo Sacco, figli della Juve heribertiana. Dai Settanta agli Ottanta, anche il compianto Titti Savoldi (fratello minore di Beppe), il lungagnone Marocchino e l’attuale dirigente Carlo Osti ebbero l’onore di vestire entrambe le maglie.
Un andirivieni senza posa, ma storicamente è l’Atalanta a fungere da vivaio per il padrone di Torino. Detto di Scirea e Cabrini, forse le massime figure di campioni sfornati in casa e poi venduti all’eldorado degli Agnelli, in epoca più recente ci sono Magrin e Soldà (che cambiarono casacca verso i trenta), Fortunato e Porrini, Mirkovic e Cristian Zenoni, Montero, Vieri ed Inzaghi. E in panchina? Scontato il nome del ct mondiale Marcello Lippi, a Bergamo nel 1992-93 prima della lunga e vittoriosa stagione a strisce bianconere, riportiamo alla ribalta un eroe dimenticato: Jozsef Violak, meglio noto all’anagrafe come Giuseppe Viola. Un ungaro inquieto che vinse da centromediano metodista un campionato alla Juve (nel 1926) e in seguito guidò l’Atalanta (dopo averci anche giocato), dal ’30 al ’33. Un po’ di gloria postuma non guasta: dopo tutto, fu con lui che iniziò la vicenda di amore e odio fra i pluriscudettati subalpini e gli idoli di casa nostra.
 

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Commenti

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  1. Scritto da carlo salvioni

    Non so quanti lo sappiano,ma tutto incominciò quando Gianni Agnelli,ufficiale di collegamento tra il comando italiano e lo stato maggiore alleato, arrivò a Bergamo, al seguito del generale Utili, comandante della divisione Legnano, alla fine di aprile del 1945 e rimase qui per circa un anno,fino a che non fu smobilitato.In quell’anno ebbe occasione di conoscere e apprezzare l’Atalanta e la sua dirigenza.

  2. Scritto da Il Bergamotto

    Beh, ma qui scrivono che Viola(k) arrivò già negli anni ’30. E il presidente della Juve era, come dicono gli almanacchi, il padre dell’Avvocato. I numeri sono impressionanti, non c’è che dire: una messe di calciatori ha vestito entrambe le maglie. Tutti ricordano con affetto la stima e l’amicizia – molto più recenti e ancora vivissime nella memoria dei meno giovani – tra il grande Achille e quella volpe di Boniperti…