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“Formigoni ci prende in giro”

Pubblichiamo l'amaro sfogo di un lettore che ogni giorno viaggia in treno. Una lettera che richiama il presidente della Regione alla coerenza, che ricorda come i problemi emersi lunedì non erano imprevedibili. E che chiama in causa anche i politici bergamaschi, a partire dai leghisti.

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Caro Direttore,
mi lasci sfogare. Lasci che affidi al suo giornale lo sfogo di un povero "pirla" (mi passi il termine che fu assegnato ad un illustre idraulico leghista bergamasco) che ha la grave colpa di voler ostinatamente usare il treno per recarsi al lavoro.
Il mio lunedì è stato, come per migliaia di altri lavoratori, nerissimo. Nulla di nuovo sotto…la pioggia, si potrebbe dire. Noi che sui treni lerci e insufficienti viaggiamo tutti i giorni non siamo certi rimasti sorpresi dall’ennesima dimostrazione di inefficienza subita. Ma lunedì c’è stato qualcos’altro che mi ha fatto salire il sangue agli occhi. Rientrato a casa, ho acceso il computer per leggere sui vari siti i commenti e le reazioni alla giornata campale. Con mio grande disappunto (eufemismo) mi sono imbattuto nelle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Regione Roberto Formigoni e dell’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Cattaneo.
Mai impudenza fu più sfrontata. "Siamo pronti a fermare Freccia Rossa" ha tuonato il Governatore. Dimentico, lui forse non noi, che solo pochi giorni prima si era presentato in pompa magna all’inaugurazione dell’Alta Velocità. Perchè non ci ha pensato subito a fare un’iniziativa clamorosa? Ne aveva l’occasione, la più eclatante ed evidente. O vuole farci credere che non immaginava, lui che di solito sa sempre tutto, che le condizioni del servizio pendolari sono disastrose?
Troppo comodo, caro Formigoni, prima farsi belli e poi lanciare minacce di carta pesta. Crede forse che abbiamo tutti l’anello al naso? Pensa, per caso, che non siamo capaci di vedere che accanto alle responsabilità delle Ferrovie ci sono anche quelle, non meno gravi, della Regione? 
Lei peraltro è recidivo. Partecipò nel 2006 tra squilli di tromba all’inaugurazione del quadruplicamento della linea Milano-Treviglio. Non si è accorto che quell’opera ancora oggi non è stata completata? Ha mai letto le rimostranze dei sindaci di Arcene, Stezzano e Levate?
Se non fosse una cosa maleddettamente seria, ci sarebbe da ridere, e della grossa, di fronte alla rodomontata formigoniana. "Bloccheremo Freccia Rossa" dice. Ma ci faccia il piacere….
E che dire della totale assenza sui problemi ferroviari della Lega. Sì, di quel movimento che si spaccia come strenuo difensore dei padani. Forse chi viaggia in treno non merita alcuna tutela? I leghisti fanno battaglie sui cartelli in dialetto, giocano con il folklore. Ma dove sono quando la gente, la loro gente, subisce gravi disagi per le inefficienze dello Stato che in questo momento, non dimentichiamolo, concorrono a governare?
Dove sono i consiglieri regionali? Dove sono i parlamentari? Dov’è, più in generale, la classe politica bergamasca? Possibile che non ci sia uno straccio di rappresentante delle istituzioni che si batta per noi poveracci?
Lorenzo Marconi

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Commenti

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  1. Scritto da eva

    Spero legga la lettera. Sono d’accordissimo

  2. Scritto da Ivan

    Ciao,
    ho la fortuna di non dover viaggiare piu’ in treno per lavoro / studio … non rimpiango quei tempi, il servizio è sempre stato scandaloso…
    Concordo pienamente con tutto quanto scritto … direi di obbligare Formigoni tutti i giorni a viaggiare sui treni della sua regione invece di prendere il freccia rossa per andarsene a Roma…

  3. Scritto da Marcello

    Totalmente d’accordo!

  4. Scritto da Ratataplan

    Totalnemte d’accordo, Formigoni scandaloso! A casa.

  5. Scritto da iva

    Formigoni, insieme alla sua ‘squadra’, deve un risarcimento ai Lombardi .

  6. Scritto da Luca Barbetti

    Concordo pienamente.
    Ed altro che dedicare uno sproposito di risorse da parte del Sindaco, Provincia, Regione etc. all’EXPO presentando una Milano che non esiste proprio; la dura realtà è un livello di infrastrutture da dopoguerra, si tratti di treni, metro, strade etc.

  7. Scritto da Luca

    Anch’io sono un pirla che si ostina ad usare i mezzi pubblici: per scelta soprattutto.
    Ma, una domanda: confidi ancora che i politici s’interessino veramente dei problemi di chi li ha votati?
    Hai ragione sul fatto che non abbiamo tutti l’anello al naso (ma magari i sacchi sulla schiena): forse quel 50% di Abruzzesi che non è andato a votare è meno fesso di chi continua a lamentarsi ma ciononostante continua a dare la propria fiducia a persone inadeguate votandole.

  8. Scritto da Agostino

    Bergamaschi, lombardi e cosidetti padani leghisti in generale…SVEGLIA!!! Non avete ancora capito che i vostri rappresentanti sono dei baluba che si sciaquano la bocca col federalismo e principi di autodeterminazione vari ma vi hanno sempre preso per il c… ? (leggere “Umberto Garibaldi” sul blog di Grillo per credere…). Cose da pazzi: la regione fra le più popolose e produttive d’Europa con ferrovie locali da terzo mondo, e non si dia la colpa alla precedente decennale politica centralista

  9. Scritto da enrico

    Pienamente d’accordo.

  10. Scritto da Giancarlo

    Concordo anch’io, parola per parola.

  11. Scritto da Ghisalberti Carlo

    Pienamente d’accordo….

  12. Scritto da Parsifal

    Proteste di carta pesta. Verissimo. e verissimo che i soldi per il trasporto su rotaia la giunta Formigoni non li trova mai. O almeno non abbastanza perchè qualcosa funzioni. davvero.. Definirli pinocchi folcloristici, lui e i leghisti che tanto strombazzano per il nord, è davvero poca cosa. …. purtroppo.

  13. Scritto da Thaumazo

    Concordo con quanto scritto.
    Assurdo spendere denaro pubblico per la moltiplicazione dei binari e per le nuove stazioni se poi non ci sono soldi (oppure volontà politica) per acquistare nuovo materiale rotabile.
    I treni pendolari risalgono il più delle volte agli anni ’70, pur essendo stati più volte riadattati.
    Non sarebbe il caso di comprare, dopo trent’anni, convogli nuovi?! Le Ferrovie hanno inoltre firmato un accordo che hanno palesemente disatteso.