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Subito interventi che rilancino l’economia

Politiche economiche che guardino all???immediato ?? una delle ricette alla crisi economica che, secondo alcuni degli economisti che hanno preso parte a "???Obama???s America: back to the future???, dovrebbe mettere in campo il futuro presidente degli Stati Uniti.

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Politiche economiche che guardino all’immediato, perché “i venti della crisi finanziaria e della crisi economica soffiano forti e lo faranno per tempi non prevedibili. Ma gli alberi che hanno solide radici resteranno in piedi, pronti a dare nuovi frutti quando tornerà a splendere il sole”. E’ quanto ha detto Giovanni Giavazzi, presidente della Fondazione Italcementi che insieme al Gruppo Italcementi ha promosso il convegno “Obama’s America: back to the future” (L’America di Obama: ritorno al futuro”), svoltosi sabato 13 dicembre al Teatro Donizetti di Bergamo. E allora in attesa di schiarite, quali strumenti mettere in campo per far fronte alla crisi che stiamo vivendo? A discutere il problema sono stati chiamati diversi economisti, fra cui Alberto Alesina, professore di Economia all’Università di Harvard, precisando che “va bene destinare investimenti alle infrastrutture e promuovere una politica di redistribuzione dei redditi e una “green economy”, una economia attenta all’ecologia, ma prima di tutto occorre mettere in campo misure che abbiano un effetto immediato sull’economia e che rimettano in moto i consumi”. E Barack Obama, che fra meno di 40 giorni si insedierà alla presidenza degli Stati Uniti, dispone di un team di economisti molto validi, ma alcune preoccupazioni restano. Una ricetta potrebbe comunque essere quella di dar vita a un G2 Stati Uniti-Cina, secondo l’ex ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, come già evidenziato da altri economisti, “i due Paesi i cui squilibri hanno creato questa crisi”. Una situazione di crisi che persisterà per tutto il 2009 che si è creata perché, secondo Siniscalco, “negli anni passati ha prevalso una politica per cui più si deregolamentava meglio era, affidando alle banche di investimento la capacità di valutare il proprio rischio da sé”. Ad Obama spetta quindi il compito di arginare questa crisi, “perché se la ripresa partirà dagli Stati Uniti avrà una funzione trainante per tutti gli altri Paesi”, ha detto Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. E, a margine del convegno, ha affermato che "L’Expo 2015 può essere un’occasione di rilancio per uscire dalla crisi come lo sono tutti gli investimenti anticiclici". Ma uno dei dubbi è: “Obama agirà in chiave protezionista? E inaugurerà, come promesso in campagna elettorale, una politica estera che non sia unilaterale?”, si è interrogato Formigoni. Perché “dalla risposta a queste domande dipenderà il futuro di tutti non solo dell’America”. E a favore di un’alleanza Atlantica si sono dimostrati anche Bill Emmott, ex direttore di The Economist, e Lawrence E. Gray, professore all’Università John Cabot, in particolare quest’ultimo ha sottolineato che “Obama è il peggior incubo per Al Qaeda, perché è a favore del dialogo anche con il mondo islamico”. Di più: “Il coinvolgimento di tutti i Paesi è un ingrediente essenziale nell’immediato”, ha concordato il premio Nobel 2001 per l’Economia Michael Spence. E nell’intervento conclusivo Giampiero Pesenti (nella foto), presidente di Italcementi, ha ricordato che “Così come gli Stati Uniti si apprestano a imboccare una strada nuova, l’Europa e il nostro Paese devono ritrovare, e lo faranno, la forza e la voglia di lottare per affrontare con determinazione la crisi, per mettersi alle spalle i giorni difficili e recuperare un nuovo slancio”. Fra il pubblico erano presenti: Alberto Barcella, presidente di Confindustria Bergamo, Valerio Bettoni, presidente della Provincia di Bergamo, Carlo Mazzoleni, vicepresidente di Confindustria Bergamo Andrea Moltrasio, vicepresidente di Confindustria, Alessandro Profumo, amministratore delegato di UniCredit, Ivan Rodeschini, presidente di Ente Fiera Promoberg. 

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