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“Vi racconto il mio sciopero”

Un giovane bergamasco ha inviato alla redazione di Bergamonews la sua cronaca della mattinata trascorsa insieme ai coetanei e ai lavoratori in corteo per le vie del centro della città.

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Questo è il racconto dello sciopero inviatoci da uno studente bergamasco.

La sveglia questa mattina è iniziata a suonare alle 6:30. Un po’ prima del solito, ma oggi voglio organizzarmi bene per il corteo studentesco che aderisce allo Sciopero generale indetto dalla CGIL. Così bevo un caffè e sveglio mio cugino che ha deciso di venire con me, di non restare fermo a guardare. Iniziamo a parlare e a prevedere cosa succederà. Siamo un po’ eccitati e felici che mostreremo a tutti la nostra delusione per un governo che ci taglia il futuro.
Dopo dieci minuti prendiamo la Vespa e andiamo in stazione centrale con un megafono. Iniziamo a manifestare il nostro dissenso, invitiamo i lavoratori e gli studenti a partecipare allo sciopero. Poi, verso le otto, continuiamo a fare "speakeraggio" di fronte alle scuole, alle pensiline degli autobus, ai bar e cerchiamo di convincere più gente possibile.
Riceviamo i primi consensi: alcune studentesse del magistrale escono dalla propria scuola e si dirigono verso la stazione e anche i colleghi del Lussana seguono la stessa onda, per l’appunto.
Certo non sono cifre altissime ma in cuor mio ho una soddisfazione: qualcuno crede e sogna un Italia migliore. Qualcuno crede e sogna un Italia senza assassini legalizzati sul lavoro, senza studenti che muoiono praticando il loro diritto allo studio, senza precariato, senza la povertà di stato. Qualcuno crede e sogna un Italia nella quale la scuola crei un futuro migliori a tutte e tutti, nella quale non si senta soltanto la parola tagli ma anche finanziamenti.
Il tempo vola: sono già le 9:30 e il corteo parte. Tutti insieme nelle vie della città, tutti insieme a ricordare ai cittadini dimenticati dal governo che noi studenti reclamiamo anche i loro diritti. Non importa se ci etichettano come fannulloni, noi difenderemo i nostri genitori che vengono umiliati ogni giorno nel mondo del lavoro. Alle 11:30 decidiamo, assieme, di occupare la stazione pacificamente e come azione dimostrativa. Sui binari tante bandiere diverse: quella della pace, della Cgil, di Rifondazione. E slogan che tutti urlano, il più conosciuto sicuramente è: "Noi la crisi non la paghiamo!".

Ettore Trozzi

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Commenti

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  1. Scritto da Al QattA

    eh ragazzi, io ho 24 anni e per fortuna sono stato appena riassunto nella mia vecchia ditta perchè non potevano fare a meno di me… però venerdì sono sceso lo stesso in piazza perchè se io sto bene e la persona accanto a me no, non scappo nella mia tranquillità, ma gli do una mano, cerco di capire i suoi problemi e se ha ragione scendo in piazza con lei a protestare…bravo ettore…la gente che se ne frega di quello che gli succede attorno dovrebbe essere presa a calci nel c…

  2. Scritto da Marina

    Che tristezza leggere i commenti di chi se ne frega di tutti e pensa solo a sè e al suo lavoro sicuro. Oggi in piazza c’era gente che ha a cuore il bene di tutti e gente che incomincia a disperansi per il lavoro che non ci sarà più. Vorrei vedere questi signori se fossero loro a perdere il posto di lavoro!!!!!!!!!

  3. Scritto da un lavoratore

    Sogno anch’io una Italia migliore specialmente senza quelli che strombazzano per le vie bloccando il traffico, le stazioni e rompendo l’anima a chi lavora.

  4. Scritto da Max

    Secondo me la crisi la si combatte lavorando, non andando in giro a fare casino (il venerdì, poi, guarda caso…).
    Dare la colpa al governo della crisi che sta colpendo tutto il mondo è veramente da poveri qualunquisti.

  5. Scritto da Ettore Trozzi

    Max, nella fattispecie io lavoro la notte e studio il giorno. Penso che la colpa dei tagli sia del governo, quello è indiscutibile. Fatti i conti sugli stipendi dei parlamentari perché non potevano dimezzarli? Se lo avessero fatto altro che tagli alla scuola.

  6. Scritto da federico

    avresti fatto meglio a girarti dall’altra parte del letto stamattina alle 6 e mezza per una serie di motivi.
    1/ riposavi 2/ non davi fastidio a chi oggi doveva spostarsi per lavorare e non per frignare 3/l’utilità tra il dormire e il girare in vespa col megafono è la stessa. 4/ davvero geniale bloccare un treno perchè in questo momento l’economia gira poco. davvero geniale.

    con rispetto, ma mi sembra una pagliacciata inutile.

  7. Scritto da mario59

    Dopo aver letto certi commenti, penso che coloro che li hanno scritti non abbiano problemi legati al posto di lavoro… di sicuro non sono dei precari.. è troppo facile criticare chi sta peggio… questo governo non è la causa della crisi globale.. ma continua a fingere che tutto vada bene.. e gli aiuti li da alle imprese.. che guarda caso quando guadagnano non restituiscono più nulla..lo farei anch’io l’imprenditore in quel modo..