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Uniacque, i sindaci dicono sì alla fusione delle ultime 9 società

L’assemblea dei primi cittadini gioevdì ha deliberato con larga maggioranza – oltre il 90 per cento dei presenti – l’aggregazione ad Uniacque delle 9 società ancora fuori. I soci di Uniacque sono 217 su 244 Comuni e in proporzione sono pari al 97,56% del capitale sociale.

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Si è tenuta giovedì sera nell’Auditorium della Provincia in Borgo Santa Caterina una seduta della Conferenza d’Ambito, finalizzata a promuovere sul territorio ogni forma di sinergia e di collaborazione possibile con UniacqueSpA. Ai lavori, con la partecipazione del Presidente della Provincia, Valerio Bettoni e per Uniacque e ATO del presidente Alessandro Longaretti e della dirigente Norma Polini, sono intervenuti 125 sindaci bergamaschi. L’assemblea ha deliberato con larga maggioranza – oltre il 90 per cento dei presenti – l’aggregazione ad Uniacque delle 9 società ancora fuori. 
Secondo quanto deciso anni or sono, tutto è stato convogliato all’interno del progetto della Provincia e dei Comuni bergamaschi, con l’obiettivo di valorizzare e tutelare gli interessi dei cittadini e del territorio.
I soci di Uniacque sono 217 su 244 Comuni e in proporzione sono pari al 97,56% del capitale sociale. La Provincia e i Comuni – attraverso l’Autorità d’ambito dell’ATO – hanno voluto percorrere il modello di gestione pubblica del servizio integrato. In questo senso la nascita della società Uniacque SpA – avvenuta a marzo del 2006 – è volta a realizzare una gestione unitaria, permettendo una forte aggregazione pubblica, con il coinvolgimento di tutti i Comuni per una gestione del servizio idrico integrato che sia efficace, economica ed efficiente, verso un futuro di serenità. 
La realizzazione del progetto di aggregazione dell’ATO di Bergamo rappresenta certamente un passaggio fondamentale ed un segnale forte per la valorizzazione del sistema dei servizi pubblici sul nostro territorio. Nella seduta di giovedì in Borgo S. Caterina, l’Autorità d’Ambito si è pronunciata sul non proseguimento delle gestioni delle società esistenti. Di fatto si è deliberato che le 9 società che hanno chiesto di proseguire autonomamente la gestione del servizio sui loro territori non hanno i requisiti normativi per poter continuare nella loro attuale gestione. Ciò significa che queste 9 società devono aggregarsi in Uniacque SpA come previsto dal contratto entro il corrente mese di dicembre, salvo diversi accordi da concordare con Uniacque. 
 Le 9 società sono:
ABM Next, AMIAS Servizi di Selvino, BAS di Bergamo, Cogeide di Mozzanica, Consorzio Alto Sebino di Lovere, Idrogest dell’Isola, Nord Servizi di Albino, Servizi Comunali di Sarnico, Costruzioni Dondi di Brembilla. 
“Con il pronunciamento di giovedì sera – è la valutazione del Presidente Valerio Bettoni – il progetto di riorganizzazione del servizio idrico nella Bergamasca si può di fatto ritenere concluso. È un passo avanti significativo sugli obiettivi che ci siamo imposti e cioè il mantenimento in mani pubbliche del servizio del ciclo delle acque. Nel complesso ciò si tradurrà in un contenimento equilibrato delle tariffe e nella realizzazione di 600 milioni di euro di investimenti oltre ad ottenere notevoli economie di scala. Si otterrà anche in parallelo un contenimento dei costi della politica con un unico Consiglio di amministrazione attualmente di tre persone, che consentirà una maggiore e migliore efficienza”.
Dal canto suo, il Presidente di Uniacque, Alessandro Longaretti ha dichiarato che “Uniacque rimane impegnata affinché si possano raggiungere, nel più breve tempo possibile, accordi con tutte le società che hanno chiesto di essere salvaguardate. Con loro abbiamo aperto diversi tavoli di trattativa per portare a compimento questo importante progetto”.

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Commenti

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  1. Scritto da il gipeto

    Bella idea questa di uniacque, ci hanno creduto in tanti, una società per sostituirne una ventina con amministratori e consulenti; un bel risparmio ! Poi si è scoperto il trucco, sono rimaste tutte le società con una nuova missione: tenere il patrimonio, farsi pagare l’affitto delle reti da uniacque per potersi mantenere in vita, così la tariffa dei cittadini paga anche questo ! bell’affare Bettoni, complimenti per questa genialità, intanto nessun comune ripara più le fognature e i tubi d’acqua.