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Valseriana, la Chiesa si mobilita: raccolta di offerte e psicologo per i lavoratori in difficolt??

I preti del vicariato di Albino-Nembro invitano i fedeli a versare un'offerta alle messe che verranno celebrate domanica prossima nell'ambito della "Giornata della solidariet?? con il mondo del lavoro". Don Francesco Poli: "Siamo preoccupati per la tenuta della coesione sociale". Mercoled?? 17 ad Albino una veglia di preghiera.

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Anche la Chiesa bergamasca corre al capezzale della Valle Seriana ammalata di crisi occupazionale.
I parroci lanciano una serie di iniziative per cercare di dare un sostegno morale, ma anche materiale, alle migliaia di persone che nel giro di pochi mesi hanno scoperto che, anche qui dove sembrava impossibile, il posto di lavoro non è più una certezza.
A prendere l’iniziativa, con una lettera aperta inviata a tutti i fedeli, sono i preti del vicariato di Albino e Nembro, i due Comuni più importanti della media Valle Seriana. Una missiva inedita quanto accorata, finalizzata ad invitare tutti a partecipare alle messe che si celebreranno domenica prossima e a contribuire concretamente (cioè con una offerta in denaro) alla “Giornata della solidarietà con il mondo del lavoro”.
Il ricavato sarà utilizzato per sostenere i costi di uno sportello, aperto all’interno del Consultorio Familiare Scarpellini di Bergamo, finalizzato a dare consulenza psicologica a chi si trova in difficoltà per essere finito in mobilità o in cassa integrazione. “La realtà della disoccupazione – scrivono nella loro lettera aperta i parroci – può diventare nei prossimi mesi un grave problema che coinvolgerà molte persone e famiglie delle nostre comunità, con risvolti sociali preoccupanti. Noi preti crediamo che le nostre comunità cristiane non possano rimanere indifferenti davanti a queste problematiche”.
Don Francesco Poli, responsabile dell’Ufficio per la Pastorale del Lavoro della Diocesi, spiega: “Ci sta a cuore la coesione sociale delle nostre comunità. Già oggi ci sono problemi, ma nei prossimi mesi la situazione potrebbe peggiorare. E’ anche compito dei pastori intervenire per cercare di sostenere le persone che stanno attraversando un momento difficile della loro vita”. Solo una decina di giorni fa la Valle si è fermata per uno sciopero generale. Ci sono fabbriche storiche in ginocchio. E’ il caso del Cotonificio Honegger, della Tessival.
Ma anche grandi e piccoli laboratori che da sempre costituiscono lo zoccolo duro dell’industria bergamasca avvertono in maniera palpabile il blocco degli ordini provocato dal crollo dei consumi. E i comunicati sindacali di giorno in giorno, a partire da settembre, si sono trasformati in bollettini di guerra. Cento operai in mobilità di qui, 250 in cassa integrazione straordinaria di là: al tirar delle somme, nella sola Valle Seriana sono più di 4 mila le persone che beneficiano di ammortizzatori sociali.
La crisi c’è, inutile negarlo. E la si avverte anche da fenomeni solo apparentemente secondari. Racconta don Giuseppe Locatelli, parroco di Albino: “Ai centri di primo ascolto gestiti in collaborazione con la Caritas una volta si rivolgevano solo gli stranieri. Da qualche mese bussano anche i nostri”. Un chiaro campanello d’allarme, che dà la misura di quanto il territorio non sia più in grado di compensare le situazioni di crisi. “Si è bloccato tutto, non solo il settore tessile – aggiunge don Locatelli – e trovare un nuovo lavoro è impresa ardua”. La Chiesa, non potendo trasformarsi in un ufficio di collocamento, chiama a raccolta la comunità e chiede a tutti di dare un contributo. Il sostegno psicologico non sarà il toccasana, ma nei momenti di difficoltà trovare qualcuno che ti ascolta può essere di conforto. La nottata, prima o poi, passerà.
Al di là dell’iniziativa di domenica, è già stato fissato un nuovo appuntamento. Mercoledì 17 alle 20,45 nella chiesa prepositurale di Albino si terrà una Veglia di preghiera.

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Commenti

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  1. Scritto da Bergamasca

    POL.SCO., e’ vero che la Chiesa fa molto ma ci sono tante organizzazioni laiche che fanno altrettanto.Non e’ onesto dire che i valori di solidarieta’ sono solo dei cattolici.Non e’ vero.
    Nel caso specifico di cui sotto, ti posso dire, per esempio, che i sindacalisti che seguirono la questione hanno dimostrato una forte umanita’ e hanno cercato di aiutare il piu’ possibile.

  2. Scritto da mario

    Dopo aver fatto i conti in tasca alla chiesa vogliamo farli anche hai sindacati. Ormai sanno fare sciopero quando non serve a niente

  3. Scritto da karajan

    Hai ragione, Mauro. Io non sono cattolico ma, continuo a insistere sulla solidarietà, dialogo e tolleranza, che sono le basi di una sana democrazia. Il vaticano è sempre satato molto lontano dai bisogni veri della gente, pensando solo al potere politico-economico, ma mi risulta che vi siano tanti preti di base che da decenni lavorano per chi ha bisogno. E’ ora che anche le parrocchie prendano esempio da questi preti. Non serve andare a messa, ma far rispettare i diritti.

  4. Scritto da Bergamasca

    A parte la raccolta dei soldi, penso che sia una ottima idea far sentire vicine le persone, creare un senso di solidarieta’, di amicizia, di sostegno e magari di impegnare le persone in qualche attivita’,le fa sentire utili.
    Ho purtroppo conosciuto un operaio che per la disperazione della perdita del lavoro, si e’ tolto la vita qualche mese fa.Ti senti impotente, avresti potuto far qualcosa ma cosa.La parrocchia e’ stata poi l’unica a farsi vicina alla famiglia e ai lavoratori.

  5. Scritto da Pol.sco.

    La Chiesa fa del bene in tutto il mondo
    E non solo al miliardo e 100 milioni di suoi fedeli, ma a tutti
    La quasi totalità delle migliaia di sacedoti, suore, frati, vescovi e cardinali hanno fatto di più per il prossimo di tutti i critici del Vaticano, in particolare degli atei organizzati alla Trussardi

  6. Scritto da valter grossi

    La chiesa fa bene a fare il suo mestiere, ma non è il “conservatorismo compassionevole” la soluzione.
    Coi soldi dellle rettifiche volute da Rifondazione sulla riforma previdenziale Maroni, buttati in Alitalia, spesi per l’ICI si sarebbero potuti migliorare i sussidi di disoccupazione.
    Un welfare che spende l’87% per pensioni e sanità è squilibrato e iniquo verso i giovani.

  7. Scritto da carlo rossini

    Ma perchè invece di chiedere l’elemosina alla gente la ricchissima Chiesa bergamasca non vende una piccola parte del suo immenso patrimonio immobiliare? Cominci il vescovo a dare il buon esempio, non chieda aiuto a chi ha già tanti problemi.

  8. Scritto da mauro

    Non alla carita Sì ai diritti!
    Non confondere quelli che hanno dato allo stato e devono essere risarciti con “i bisognosi”.
    La carità non deve mischiarsi tra stato e cittadino.

  9. Scritto da Pol.sco.

    Caro Carlo Rossini,
    vai a messa la domenica? Sei cattolico praticante?
    No? E allora perchè non ti fai i casi tuoi e lasci ai cattolici di fare la carità, altissimo valore cristiano
    Oppure dai l’esempio e spogliati dei tuoi averi

  10. Scritto da R.Trussardi

    Sempre a chiedere, sempre a pontificare ma mai che la chiesa cattolica “cacci” denaro suo. Secondo i dati della stessa curia vescovile solo il 4,5% delle offerte complessive dei fedeli vanno ai poveri attraverso caritas diocesana e parrocchiale. (Eco di BG 13.5.07)

  11. Scritto da Carlino

    Perchè al posto delle parole non date l’8 xmille che ogni anno incassate e mettete nelle vostre casse alla faccia di chi ha bisogno.