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“La mia Atalanta”: da Selvino a Zingonia inseguendo un pallone fotogallery

Oscar Magoni ha raccontato la sua carriera in un volume scritto a quattro mani con il supertifoso Andrea Boreatti. Da promessa dello sci a giocatore nerazzurro, la storia di un ragazzo che ha coronato il suo sogno: "Ai giovani dico che le occasioni capitano, bisogna saperle sfruttare". Il ricavato andrà ai bambini di Chernobyl.

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"La mia Atalanta", ovvero la Dea vista con gli occhi di Andrea Boreatti, commercialista e supertifoso, e di Oscar Magoni, promessa dello sci (vizio di famiglia) e calciatore nerazzurro quasi per caso. Da queste due storie umane e sportive è nato un libro singolare, presentato ieri davanti a tante vecchie conoscenze del pianeta nerazzurro. A sentire le parole del "Mago", improvvisatosi scrittore, c’erano tra gli altri Giacomo Randazzo (autore anche della prefazione), Aldo Piceni (ex amministratore delegato atalantino), Marino Magrin, Luigino Pasciullo e Franco Morotti. 
"Ho sciato fino a 17 anni e poi un giorno mi sono ritrovato in campo col Selvino in second acategoria: mancavano dei giocatori, chiamarono me. La mia scalata iniziò lì: Romanese, Leffe e poi Atalanta". A dare il parere decisivo fu quello che diventò allenatore dell’Atalanta, un certo Marcello Lippi. Tante le soddisfazioni per "uno che l’Atalanta la vedeva dalla curva o la seguiva alla radiolina", ma anche una grande amarezza: "Non avrei mai voluto andarmene, sognavo di diventare la bandiera dell’Atalanta. Ma è andata così, pazienza". Boreatti invece ricorda le gesta del passato: "Ricordo la notte di Lisbona, i gol di Cantarutti. L’Atalanta è il secondo amore della mia vita dopo la mia famiglia".
Il ricavato del libro andrà in beneficenza, all’associazione "Aiutiamoli a Vivere", che si occupa dei bambini di Chernobyl. Per Magoni è stato un buon motivo per fermare il pallone e impugnare la penna. Il secondo motivo è questo: "Ho voluto dire ai giovani che le occasioni capitano: bisogna crederci e poi saperle sfruttare".

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