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Bergamo deve diventare una grande citt??: la ricetta di Bruni video

Bergamo citt?? illuminata, ma con alcune ombre, come ha sottolineato il sindaco Roberto Bruni. A partire dal deficit di infrastrutture e al nanismo del capoluogo rispetto alla provincia. Porta Sud, la creazione di spazi verdi e il recupero di alcuni luoghi storici sono fra i progetti che ridaranno slancio alla citt??.

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"Il nostro sistema produttivo resiste più per la voglia di fare dei bergamaschi che per una diffusione sistematica dell’innovazione e della ricerca". Così il sindaco di Bergamo Roberto Bruni, intervenuto al convegno "Le città illuminate", promosso da Il Sole 24 ore e dal suo settimanale Nòva24, in collaborazione con goodwill e con l’Ocse. L’obiettivo? Raccontare i progetti di sviluppo della città, compito a cui Bruni non si è sottratto. Mettendo prima a fuoco le criticità di Bergamo, con il suo problema demografico, "per cui è nostro compito riprendere una politica della casa per richiamare le giovani coppie in città, ma anche guardare ai cittadini stranieri come una ricchezza, promuovendo l’inclusione sociale e politiche di accoglienza facendo attenzione a non creare dei ghetti e a che non si superino certe percentuali che condurrebbero ad un eccesso di stranieri", ha detto Bruni. Altro problema è rappresentato dal nanismo della città rispetto alla provincia "la decima in Italia in termine di popolazione, che crea però un rapporto di squilibrio con la città-capoluogo, che si deve fare carico di servizi di cui usufruisce tutta la popolazione", ha sottolineato il sindaco. Per non parlare del deficit di infrastrutture: "Opere viabilistiche come la Brebemi, la Pedemontana e il collegamento dell’aereoporto di Orio al Serio con il sistema ferroviario non solo di Bergamo, ma del Nord Italia, sono necessarie, ma per quest’ultima in particolare non si è ancora trovato il finanziamento". Nei progetti di Bruni c’è anche il recupero dei grandi contenitori storici della città, vedi il Teatro sociale e l’Accademia Carrara; la realizzazione di Porta Sud, "il terzo centro di Bergamo dopo Città Alta e il centro città"; puntando a creare grandi spazi verdi e una cintura verde intorno alla città edificando solo sulle aree industriali dismesse. Senza sottovalutare le alleanze territoriali "con Brescia e il Nord Est, ad esempio, altrimenti si corre il rischio di diventare una città satellite rispetto alla metropoli milanese".  
E Bruni non è stato l’unico a presentare dei progetti; si sono unite a lui tre eccellenze bergamasche: Giovanna Brambilla Ranose, responsabile dei Servizi educativi della Gamec, Mauro Maffiuletti, presidente di Artpoint, consorzio di 8 aziende che applica le nuove tecnologie al restauro dei beni culturali; e Susanna Tomasoni, ricercatrice dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.
Giovanna Brambilla Ranose, ha messo a punto un progetto che riguarda l’inserimento di un gruppo di mediatori museali migranti per guidare i loro connazionali all’interno della Gamec. Il team è stato formato partendo da zero e le persone sono state “reclutate” tramite affissione del bando di concorso in luoghi come la Caritas, i call center, i negozi etnici e i kebab. In un anno i mediatori museali hanno fatto visitare la galleria a circa 700 visitatori migranti, agevolati dal fatto che l’ingresso fosse gratuito e che non era necessario esibire documenti all’entrata. Mauro Maffiuletti invece, 38 anni, residente a Bergamo, si è impegnato nella promozione dell’Art Point , un consorzio costituito nel 2006 da otto aziende attive nel campo del restauro di beni artistici: Silvia Brandis Restauri (laboratorio gestito dai coniugi Maffiuletti), Eugenia De Beni, Carla Grassi, Amelio Micheli, Ocria Restauri, Restauro ligneo dei Fratelli Algisi, Tombini Celestino e Villa Restauri. Consorzio che, con il suo laboratorio di ricerca al Point di Dalmine, ha permesso a queste aziende di acquistare strumenti ad alta tecnologia come un laser per la pulitura di opere lapidee e uno spettrofotocolorimetro. Susanna Tomasoni, 42 anni, nata a Milano ma residente a Zanica, si dedica alla ricerca sulle malattie genetiche, mettendo a punto cure che evitino il rigetto degli organi trapiantati, grazie alla manipolazione di alcuni tipi di virus in modo che non risultino dannosi al corpo, ma anzi curativi.  

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