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Sergio, vittima delle leggi sulla precarietà

La Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti Tenaris Dalmine interviene sulla disgrazia che è costata la vita ad un giovane di Spirano. Secondo il sindacato le responsabilità di quanto accaduto vanno ricercate in un certo tipo di organizzazione aziendale.

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Dalla Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti Tenaris Dalmine riceviamo e pubblichiamo:

Non di può morire a vent’anni, non si deve morire di lavoro.
Morti bianche? Perché questo nome? Operai che entrano in fabbrica per guadagnarsi da vivere e vengono inghiottiti dal meccanismo del profitto aziendale: produzione a mille ad ogni costo. Ad ogni costo!
Martedì è morto Sergio Riva, pieno di vitalità ed entusiasta del suo posto di lavoro, operaio, vent’anni, interinale. Il frutto delle Leggi Treu e 30: lavoratori sotto ricatto. Ubbidire ad ogni richiesta per avere una chance di conservare il posto. Sempre sotto pressione, sempre a dover dimostrare di essere ‘adatti’ alle esigenze dell’azienda, fino alla flessibilità più alta. Giorni e giorni di lavoro saltando i riposi, svolgimento di mansioni senza preparazione adeguata.
Cosa ci faceva un operaio di vent’anni, operaio non manutentore, a riparare una macchina infernale, l’expander, all’1.30 di notte? Una squadra di manutentori, per poter lavorare, ha bisogno di preparazione, esperienza e affiatamento. In tutti i suoi elementi. Senza queste condizioni, agire attorno a un macchinario è un vero e proprio azzardo. A maggior ragione su di un laminatoio per tubi di grosso diametro. 
Rocca, il padrone, fino a poco tempo fa pubblicizzava profitti record. La base di questi risultai sono lo sfruttamento intensivo degli impianti, spesso modernizzati solo nella diagnostica e nella velocità di funzionamento, la sovrapposizione di mansioni per avere una resa ancora più alta da ogni operaio, nell’allargamento delle giornate lavorative, feste e festività comprese.
È questa organizzazione del lavoro che miete la vita dei lavoratori. Mentre già leggiamo dichiarazioni aziendali che attribuiscono all’operaio la responsabilità di essere stato fuori posto. La FLMU/CUB ha già messo in azione i propri attivisti nel reparto, nello stabilimento e l’ufficio legale, per affiancare all’iniziativa in fabbrica un intervento presso la procura della repubblica. Perché vogliamo che emergano, verità e responsabilità sulla morte da lavoro. 
Il minimo che dovremmo a Sergio Riva, sarebbe quello di liberare i suoi giovani colleghi alla Tenaris Dalmine, dal vincolo della precarietà, pretendendo un’assunzione a tempo indeterminato, immediata e per tutti. Il minimo, perché questo sforzo va indirizzato per la cancellazione delle Leggi 30 e Treu, le leggi della precarietà della vita, anacronistiche, dannose, mortali.

 
Federazione Lavoratori Metalmeccanici Uniti Tenaris/Dalmine

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Commenti

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  1. Scritto da Vincenzo

    ma alla Dalmine la CUB non esiste. fa proclami, comunicati e denunce. tutto qui.
    Mentre 15 giorni fa Fim Fiom uilm hanno fatto sciopero in Dalmine per fare assumere i precari. e la Cub non si è vista