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Bosetti torna a casa e fa il “brontolon”

Secondo appuntamento con la stagione di prosa al Teatro Donizetti di Bergamo. Dal 9 al 14 dicembre in scena ???Sior Todero bontolon??? di Carlo Goldoni per la regia di Giuseppe Emiliani, con Giulio Bosetti e la partecipazione di Marina Bonfigli.

Secondo appuntamento con la stagione di prosa al Teatro Donizetti di Bergamo. Dal 9 al 14 dicembre in scena “Sior Todero bontolon” di Carlo Goldoni per la regia di Giuseppe Emiliani, con Giulio Bosetti e la partecipazione di Marina Bonfigli. E con: Nora Fuser, Silvia Ferretti, Pompeo Giangregorio, Roberto Milani, Francesco Migliaccio, Franco Santelli, Tommaso Amadio, Caterina Bajetta e Umberto Terruso. Una produzione Vortice-Teatro Fondamenta Nuove di Venezia, Teatro Carcano di Milano e Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni”.
Giulio Bosetti torna al Teatro Donizetti di Bergamo e lo fa con una tra le più riuscite commedie di Carlo Goldoni, “Sior Todero brontolon”. Andata in scena per la prima volta nel 1762 al Teatro San Luca, la piéce è una commedia perfetta, nello svolgimento della trama, nell’equilibrio dei caratteri, nella descrizione dell’ambiente. È la metafora di un mondo in piena decadenza, il ritratto dell’imbarbarimento della figura del mercante involgarita dal desiderio di possedere e conservare.
A scrivere “Sior Todero brontolon” è un Goldoni insolitamente nervoso e aggressivo. Todero, infatti, non ha niente di bonario: ha perso qualsiasi tratto della burbera umanità dei Rusteghi, diventando un vecchio dal carattere “inquieto, fastidioso, indiscreto”, dominato da un maniacale bisogno di dominio. Il carattere di Todero è uno dei più odiosi della produzione goldoniana. Tuttavia l’interpretazione che ne dà Giulio Bosetti, diretto da Giuseppe Emiliani, si scosta da una recitazione di maniera privilegiando l’approfondimento dei lati universali del personaggio, che ce lo fanno sentire, a trecento anni di distanza, ancora un personaggio dei nostri tempi. Vale, infatti, ancora oggi quel che scrisse allora Goldoni: “Pur troppo vi sono al mondo di quelli che lo somigliano”.
E Giuseppe Emiliani così descrive il testo goldoniano: “Dietro le mura della casa di Todero c’è una Venezia cupa, quasi assente. La città-labirinto sembra essersi trasformata in una casa-labirinto. Una casa-prigione, di cui Todero è l’arcigno custode, dove le persone non si incontrano più, non si scambiano affetti. Una casa rinserrata in sé, che esclude ogni tentazione di vita esterna perché foriera di disordine. Un interno borghese dominato da tensioni mai risolte, contrasti e conflitti sempre elusi. Un interno dominato dal ruolo disgregatore e mistificatore del denaro”.
Lo studio di Todero diventa così una sorta di “bolla” incombente al centro della scena, un mondo racchiuso in se stesso, con parte mobili che si aprono su un salone d’epoca dove “il vecchio paron sta a macerare stizza e acrimonia”.
Recite al Donizetti: da martedì 9 dicembre a sabato 13 dicembre alle ore 20.30; domenica 14 dicembre alle ore 15.30.
Costo dei biglietti: da euro 10 a euro 28 più diritto di prevendita del 10%.
Per informazioni sugli spettacoli: tel 035.4160678 da lunedì a venerdì 9-12 e 15-17
www.teatrodonizetti.it.

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