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Bancarotta fraudolenta, bergamasco 42enne arrestato a Treviso

L. B., imprenditore bergamasco di 42 anni, residente a Telgate, ?? stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Treviso con l???accusa di bancarotta fraudolenta. Secondo gli inquirenti il bergamasco avrebbe pilotato almeno otto fallimenti di altrettante aziende, cinque in Bergamasca, trasferendone la sede in Senegal in modo tale da venderne i beni e sottrarli ai creditori.

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Metteva gli occhi su società ormai prossime al fallimento finanziario, ne contattava gli amministratori proponendo il trasferimento delle stesse società in Senegal, in particolare a Dakar, e riusciva così a sfuggire ad eventuali confische dei beni dovute alle procedure fallimentari. Con questo espediente, L. B., imprenditore di 42 anni residente a Telgate e già titolare di un’azienda a Calcinate, riusciva a rivendere in Africa i beni di società in fallimento e a lucrare quindi sulla “morte” di realtà imprenditoriali. Per questo motivo è stato arrestato ed è finito in carcere a Treviso, con l’accusa di bancarotta fraudolenta.
Le Fiamme gialle della provincia veneta hanno accertato almeno otto casi di aziende trasferite in Senegal poco prima del fallimento definitivo. E Bergamo c’entra: cinque aziende erano state trasferite a Dakar da Ghisalba (giugno 2004), Telgate (marzo 2004), Gazzaniga (aprile 2004), Bolgare (dicembre 2007), Brembate (marzo 2006). Altre tre erano realtà imprenditoriali di Palazzolo sull’Oglio, Brescia, Adria (Rovigo), e Martino di Lupari (Padova).
L’indagine è del sostituto procuratore di Treviso Claudio Pinto, che ha aperto il fascicolo nell’agosto 2007. Gli uomini del nucleo di polizia tributaria di Treviso si erano insospettiti per l’alternarsi, a capo di una società, di tre amministratori diversi, proprio in una fase di difficoltà economiche. Ma il fatto più curioso è che certi amministratori di società in fallimento, probabilmente su suggerimento di L. B., facevano sparire i beni invece di preoccuparsi delle sorti dell’azienda: svuotavano magazzini e facevano sparire documentazione contabile.
Con questo meccanismo gli amministratori e l’imprenditore bergamasco che aveva organizzato la frode avrebbero sottratto alle legittime pretese di molti creditori almeno 1,4 milioni di euro. Tra quei beni anche una Mercedes Sl e un furgone Citroen. E in una fase L. B. avrebbe percepito anche 60 mila euro come ricompensa da parte degli imprenditori falliti e da lui “tutelati” tramite la scomparsa dei beni in Senegal.

Ecco una parte del comunicato della Guardia di Finanza di Treviso:

Le indagini hanno consentito di stabilire anche i compensi percepiti dalle due “teste di legno” che hanno avuto la funzione di “schermo”  dietro il quale operava in totale autonomia L.S.. Infatti, S.B. avrebbe percepito una somma mensile di 2.000 Euro mentre L.B., avrebbe percepito un compenso una tantum di 60.000,00 – per solo 21 giorni -.
Il laborioso settaccio degli elementi acquisiti nel corso degli accertamenti, con riferimento al trasferimento della società trevigiana all’estero, consentiva ai finanzieri di intravedere ulteriori scenari investigativi, infatti, emergeva la singolare circostanza che vedeva L.B. avere un ruolo attivo nella gestione, seppur breve, di diverse società del Nord Italia finalizzato unicamente al trasferimento della sede all’estero. Infatti, numerose ditte nazionali risultano partite dalle seguenti località con meta finale Senegal:
– da Palazzolo sull’Oglio (BS) – trasferita il 7 maggio 2007 a Sedo Sebe -;
– da Adria (RO) – trasferita il 27 marzo 2007 a Sedo Sebe -;
– da Ghisalba (BG) – trasferita il 30 giugno 2004 a Dakar -;
– da Telgate (BG) – trasferita il 18 marzo 2004 a Dakar -;
– da Martino di Lupari (PD) – trasferita il 27.11.2007 a Dakar -;
– da Gazzaniga (BG) – trasferita il 19.04.2004 a Dakar -;
– da Bolgare (BG) – trasferita il 17.12.2007 a Dakar -;
– da Brembate (BG) – trasferita il 30.03.2006 a Dakar -;
Pertanto, la condotta di L.B., smascherata dai finanzieri, del Comando Provinciale di Treviso, denotava una ben più che noncurante disinvoltura in campo commerciale, ponendo, invece, in risalto una calcolata strategia comportamentale sistematicamente orientata all’abusiva elusione del corretto e lecito operare delle imprese, così da determinare il Pubblico Ministero a richiedere la misura di Custodia Cautelare in Carcere.

Il G.I.P. presso il Tribunale di Treviso dott. Gianluigi ZULIAN, con proprio provvedimento emetteva l’ordinanza di custodia cautelare in carcere che ha portato gli uomini della Polizia Tributaria di Treviso, alle prime luci dell’alba del trascorsa giornata, all’individuazione in Telgate (BG) di L.B. che dopo averlo tratto in arresto lo hanno successivamente associato alla Casa Circondariale di Bergamo .
Con l’arresto di L.B. probabilmente si è aperto un squarcio su un articolato giro di fallimenti “pilotati” le cui proporzioni potrebbero assumere dimensioni assai rilevanti.
L’operazione svolta dalla Guardia di Finanza di Treviso si inquadra nel più ampio contesto di attività a salvaguardia del libero mercato della concorrenza e a tutela degli imprenditori che operano in modo lecito ed onesto.

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