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La Birmania nei reportage e nelle foto di Giussani e Gregori

Dal 1 al 13 dicembre al Liceo Artistico la mostra fotografica ???Birmania devi vivere???, iniziativa ?? promossa da: Dipartimento internazionale Iscos e Pace-Cisl, Greenpeace, Wwf, Legambiente, Caritas, Associazione Itinerari di Telgate, Consulta provinciale degli studenti, col patrocinio del Comune e della Provincia di Bergamo.

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Dal 1 al 13 dicembre si svolgerà la mostra fotografica “Birmania devi vivere” a cura di Roberto Giussani e Giorgio Gregori.
L’iniziativa è promossa da alcune realtà bergamasche: Dipartimento internazionale Iscos e Pace-Cisl, Greenpeace, Wwf, Legambiente, Caritas, Associazione Itinerari di Telgate, Consulta provinciale degli studenti, in collaborazione con il Liceo Artistico Statale di Bergamo e con il patrocinio del Comune di Bergamo e della Provincia di Bergamo.
La mostra fa parte del percorso di attenzione che gli organizzatori hanno voluto dedicare alla Birmania con varie iniziative in questi ultimi due anni. Due gli aspetti salienti: il primo, documentato dalle fotografie in bianco e nero dai reportage di Roberto Giussani, sottolinea la realtà Birmana, cioè un paese povero reso tale dal regime di una tra le più repressive e sanguinarie giunte militari al potere; il secondo, illustrato dalle foto a colori di Giorgio Gregori, presenta un paese come la stessa Giunta vorrebbe mostrare al mondo: una nazione meravigliosa dove tutti sorridono davanti ai turisti.
La mostra sarà allestita all’Aula magna del Liceo artistico statale di via Torquato Tasso 18, a Bergamo e potrà essere visitata (ingresso libero) nei seguenti orari: da lunedì a venerdì dalle 9 alle 18; sabato dalle 90 alle 12; domenica e festivi chiuso.
Nella fantasia di molti occidentali, la Birmania è una terra di grande fascino, di storie preziose, di incanti velati…
In realtà, questo Paese è il primo esportatore di metanfetamine al mondo e il secondo per il traffico di oppio. Un Paese che da quasi mezzo secolo è oppresso da una sanguinosa dittatura militare, che schiaccia il popolo con il lavoro forzato, con violenze, stupri e deportazioni.
Pochi, parlando della Birmania (che i generali al potere hanno rinominato Myanmar), si ricordano di scrivere quali sono le condizioni di questo popolo. Il silenzio non informa sulle tragedie passate negli ultimi anni. Esiste un regime militare che governa il paese da molti anni, nonostante l’elezione di un governo democratico nel 1990.   Non vengono riportate le sanzioni imposte da agenzie ONU e organizzazioni non governative, le denunce sullo sfruttamento della popolazione attraverso lavori forzati.
É sempre difficile trovare notizie di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace del 1991, e leader del governo eletto democraticamente che ancora oggi è detenuta agli arresti domiciliari. Un Paese poverissimo (ancora di più oggi, dopo che il tifone ha distrutto le coste orientali nel maggio 2008), documentato dalle foto in bianco e nero frutto dei reportage di Roberto Giussani e da quelle a colori di Giorgio Gregori, che invece illustrano ciò che i generali vorrebbero mostrare al mondo: un Paese meraviglioso dove tutti o quasi sorridono davanti ai turisti.

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