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“Ecco perché lascio la guida di Ubi”

Giampiero Auletta Armenise ha lasciato la guida della quinta banca italiana cedendo il posto a Victor Massiah, che ricopriva la carica di direttore generale. Resterà nel consiglio di gestione della capogruppo e manterrà gli altri incarichi.

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Di seguito riportiamo l’intervista a Giampiero Auletta Armenise, che ha lasciato la carica di amministratore delegato di Ubi Banca, comparsa su Il Sole 24 ore di venerdì 28 novembre 2008.
«In questa fase della mia vita, devo e voglio dare priorità alla mia famiglia. Mi creda, non c’è altra ragione. Lascio la guida di Ubi Banca a un management di valore. E continuerò a dare il mio contributo rimanendo nel consiglio di gestione per garantire la continuità. Ma il mio posto principale ora è a Roma con la mia famiglia».
Il tono di voce è sollevato, come quello di chi finalmente si è tolto un peso. Giampiero Auletta Armenise, romano, 51 anni, si è appena dimesso dalla guida della quinta banca italiana. L’unica, bilanci alla mano, a essere rimasta fuori dall’occhio del ciclone della crisi. Dimissioni improvvise e impreviste, tanto che più d’uno ieri ha pensato che Auletta stesse preparando l’approdo verso qualche banca più grande. Ma lui lo nega, esplicitamente.
Nei limiti della privacy, ci spiega come ha maturato la sua decisione?
È una scelta esclusivamente di carattere familiare. Mia moglie e i miei figli da sei mesi si sono trasferiti a Roma. Io credevo e speravo di poter alternare qualche giorno di lavoro a Bergamo con altri a Roma. L’integrazione di Ubi è completata, la macchina funziona e va bene. In teoria, sembrava fattibile.
E invece…?
Invece, come tutti sapete, è esplosa la crisi finanziaria. E il mio impegno non poteva che essere a tempo pieno, date le gravose responsabilità. Devo dire che questi mesi di distanza dalla famiglia, per una serie di motivi, sono stati uno dei periodi più difficili della mia vita. Mi sono reso conto che le due esigenze erano inconciliabili. E ho deciso, con grande soddisfazione, che la mia priorità era la famiglia.
Ma non poteva aspettare fino al bilancio? La tempistica è apparsa un po’ improvvisa.
La tempistica tiene conto delle mie esigenze ma anche di quelle della banca. Il management che mi succede, e a cui darà la massima collaborazione, avrà la responsabilità del bilancio dell’anno prossimo. Ed era necessario che fosse pienamente responsabile del budget, che Ubi sta elaborando, e del nuovo piano industriale.
A costo di sembrare scortese. Molti, ieri, hanno pensato che lei si dimettesse per poi assumere un ruolo di rilievo a Intesa Sanpaolo…
Scriva pure che è un’ipotesi destituita di ogni fondamento. Capisco che qualcuno faccia fatica a capire che un manager, a un certo punto della vita, possa mettere la famiglia come priorità assoluta. Ma le posso assicurare che la decisione che ho preso sarà valida per un periodo di tempo congruo.
Congruo…Quanto?
Non è questione di settimane o di mesi. In questo momento, a parte il ruolo da consigliere di Ubi, non so cosa accadrà nel mio futuro professionale. E sinceramente, non me ne preoccupo neanche tanto.
Lei è considerato uno dei banchieri più stimati da Giovanni Bazoli. Immagino che lo avrà informato personalmente. Cosa le ha detto il Professore?
Mi ha abbracciato. Ha capito che si tratta di una scelta personale e familiare. Ancora una volta, ha dimostrato il grande spessore umano che è ben noto a chi lo conosce bene.
 

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