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Bimbi maltrattati e famiglie lacerate: un Centro li aiuta

Una realt?? disegnata da Giovanni Rozzoni, direttore del Centro di Longuleo,unico servizio pubblico della Lombardia, dove si tenta di ricostruire i nuclei disfatti, aiutato dal Comune, dalla Provincia, dall'associazione Nepios e ora anche dal Rotary Sud.

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Unico servizio pubblico di tutta la Lombardia, il Centro per il bambino e la famiglia che ha sede nell’ex scuola di Longuelo messa a disposizione gratuitamente dal Comune di Bergamo accoglie richieste di aiuto non solo dalla città e dalla provincia orobica, non solo dall’intera regione, ma anche dal Nord d’Italia in generale. "Per ora non abbiamo liste di attesa – spiega il direttore Giovanni Rozzoni – e riusciamo a rispondere ai tanti bisogni legati alle situazioni di maltrattamento e abuso dei minori. E’ possibile grazie a una formula pluiristituzionale che vede insieme, a sostenere questa realtà (una sorta di telefono azzurro più compesso e completo e soprattutto pubblico) il Comune, la Curia, la Provincia e l’associazione Nepios". Da adesso e per almeno un triennio ad aiutare il Centro per il bambino e la famiglia ci sarà anche il Rotary Sud di Bergamo, come ha annunciato il presidente Andrea Vecchi che ha voluto presentare questo servizio ai soci del club.
Già perché di aiuto c’è sempre bisogno in una struttura che ha un compito delicato, difficile, che richiede molto tempo e attenzione per raggiungere gli obiettivi: ricostruire legami dentro famiglie che definire problematiche è riduttivo. "Pensiamo solo a quelle famiglie di separati o divorziati, sempre di più, in cui un genitore impedisce al figlio di vedere l’altro, di solito il papà ma non sempre. E’ una situazione complessa e che chiama in causa avvocati, giudici… e che si ripercuote negativamente sui bambini. Al Centro stiamo seguendo un caso di conflitto in cui un diciassettenne da 11 anni non incontra il padre. La rabbia che covano questi bimbi, aizzati dal genitore con cui vivono è lacerante: c’è chi prende a calci il papà. Ricostruire una personalità serena è davvero faticoso e non si può prescidere dalla ricostruzione di buoni rapporti nell’intera famiglia".
Ma la ricomposizione di rapporti famigliari è doverosa anche in quelle situazioni che a prima vista paiono impossibili: nei casi di abusi da parte di un genitore sul figlio (la maggioranza di queste violenze avviene tra le mura di casa). "Una volta si pensava che era necessario allontanare il bambino da chi l’aveva maltrattato. Noi crediamo che ricostruire la dignità dei genitori serva a garantire il superamento del trauma. E’ una sfida durissima, noi stessi operatori non possimo permetterci di giudicare e basta, anche perché spesso i ‘carnefici’ hanno a loro volta subito delle violenze".
Al centro si utilizza la terapia multifamiliare: quattro-otto famiglie che tarscorrono parte della giornata, per alcuni giorni di seguito, nell’appartamento del Centro, peraltro riprese e osservate da videocamere. "Assistere direttamente alle dinamiche, poterle far rivedere, suscitare un confronto tra le famiglie difficili fa emergere le potenzialità positive che ci sono perché non sono famiglie marce e incapaci e dentro di loro c’è la possibilità di recupero".
Certo è che i numeri fanno quasi paura, come via via hanno spiegato, oltre al direttore Rozzoni  il sindaco di Bergamo Roberto Bruni, l’assessore comunale Elena Carnevali e l’assessore regionale alle Famiglie Giulio Boscagli: il Comuen di Bergamo ha "in carico" 1.140 minori difficili facenti parte di 760 nuclei famigliari; il Centro ha effettuato in tre anni 1.240 interventi che hanno riguardato 359 minori, 476 famiglie e 405 adulti; in Lombardia 25 mila coppie all’anno si separano o divorziano.

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