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Rosa Bazzi, Ipotesi trasferimento nel carcere di Bergamo

Dopo la condanna all'ergastolo e a tre anni di isolamento circolano ipotesi di trasferimento dal carcere di Como per Olindo Romano e Rosa Bazzi, giudicati ieri colpevoli della strage di Erba in cui furono uccise quattro persone, tra cui un bambino di due anni. Tra le varie soluzioni prospettate per Rosa Bazzi c’è anche il trasferimento alla Casa circondariale di via Gleno.

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Dopo la condanna all’ergastolo e a tre anni di isolamento diurno, circolano inevitabilmente ipotesi di trasferimento dal carcere del Bassone di Como per Olindo Romano e Rosa Bazzi, giudicati ieri colpevoli della strage di Erba (Como) in cui furono uccise quattro persone, tra cui un bambino di due anni. Tra le varie soluzioni prospettate per Rosa Bazzi c’è anche il trasferimento alla Casa circondariale di via Gleno, a Bergamo.
Secondo indiscrezioni sarebbero stati gli stessi agenti di polizia penitenziaria del Bassone a rappresentare le difficoltà che comporta la loro osservazione a vista 24 ore su 24, in un istituto con 600 detenuti e con una capienza ben inferiore. Tanto più che in passato alcuni detenuti si erano lamentati del fatto che tutte le attenzioni fossero riservate a Rosa e a Olindo. E’ lo stesso ordinamento penitenziario del 2000 a prescrivere che, nelle case circondariali, qual è appunto Como, possano essere ristretti imputati in attesa di giudizio oppure condannati a pene fino ai 5 anni, situazione che dopo la condanna non è più quella di Rosa e Olindo.

A questo punto la procedura prevede che sia la direzione del carcere a segnalare la situazione al Provveditorato alle carceri lombarde che dovrà prendere delle decisioni in merito. Tra le ipotesi prese in considerazione in queste ore, ma anche in passato, è che Olindo sia trasferito nel carcere milanese di Opera, Rosa, invece, potrebbe essere trasferita a Bergamo.
Ma c’è da sottolineare – com’è stato ribadito anche alla recente festa della polizia penitenziaria – che anche il carcere di via Gleno è una casa circondariale, che dovrebbe restare a disposizione di detenuti in attesa di giudizio o di condannati a pene “minori”.

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