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Io, voce di Goldrake, “rovinato” dalle lame rotanti

Era il lontano 1978 quando per la prima volta sui teleschermi italiani venne trasmessa la prima puntata di Goldrake. La sigla, come d'altronde il cartone animato, diventa in pochissimo tempo un tormentone. Al microfono c'era Alberto Tadini, di Caravaggio: "Grazie a quella canzone ho avuto un successo incredibile, ma mi ha anche incastrato".

Alabarda Spaziale! Lame Rotanti! Pioggia di Fuoco! Le parole di questa canzone, famose quanto La canzone del Sole di Lucio Battisti e altri grandi successi italiani, hanno fatto sognare intere generazioni di bambini, tra galassie inesplorate e armate stellari da combattere. E’ il 1978 quando, come dicono i presentatori seri, "per la prima volta sui teleschermi italiani" viene trasmessa la prima puntata di Goldrake, l’indimenticato eroe spaziale nato dalla matita di Go Nagai. La sigla, come d’altronde il cartone animato, diventa in pochissimo tempo un tormentone. Al microfono (e dentro la tutina rossa attillata di Actarus) c’è Alberto Tadini, la cui voce risuona ancora nei sogni di milioni di italiani. Tadini, che vive a Caravaggio e lavora in un’agenzia immobiliare di Treviglio, ricorda quel periodo senza nostalgia. "Quella canzone ha avuto un successo incredibile, ma mi ha anche incastrato – rivela Tadini (che oltre a Goldrake ha cantato anche la sigla di "Capitan Harlock", "Ufo Robot" e ha partecipato ai cori di "Remi", "Anna dai capelli rossi", "Daitarn 3") – io che credevo molto nelle mie possibilità mi sono ritrovato ad essere sempre e solo "il cantante dei bambini. E il bello è che ho iniziato a cantare per cuccare, poi mi son ritrovato in mezzo ai cartoni animati".
Come è iniziata la sua avventura musicale?
In quegli anni la musica era il mio lavoro. Viaggiavo per l’Italia suonando tutte le sere nei locali. Ho conosciuto parecchi grandi della canzone italiana. Ho partecipato anche a Sanremo, nel 1971, con i Gens. Proprio a Sanremo ho conosciuto Vince Tempera, autore della sigla di Goldrake".
Come mai scelsero lei?
"Semplice, come cantante non mi faccio troppi problemi, sono intonato e mi adatto molto facilmente ai testi. Siccome per una sigla non bisognava perdere troppo tempo hanno scelto me".
Poi?
"E poi tutto è successo in fretta: il cartone animato era seguitissimo e la sigla era giusta. Tutti la cantavano. Ho partecipato anche a una serata con un giovanissimo Vasco Rossi in una trasmissione della Rai. Ma tutto quel successo mi ha anche bloccato. Cristina D’avena ha scelto di proposito di fare la cantante di bambini, io invece mi ci sono ritrovato in mezzo. Volevo fare altro: jazz, funky".

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Si è un po’ pentito di aver cantato quella sigla?
"No, anche perché mi rendo conto che anche a distanza di trent’anni è ancora molto popolare. Mi dispiace solo non aver proseguito la carriera. Magari senza quel successo avrei continuato a fare canzonette, magari invece avrei fatto pezzi interessanti. Chissà. So soltanto che a un certo punto ho dovuto dire basta con la musica perché dovevo pur iniziare a lavorare".
E si è tirato indietro le maniche.
"Prima ho aperto un negozio di dischi, poi mi sono dato alle videocassette e da soli sei sette anni lavoro in un’agenzia immobiliare. Sinceramente quando vedo i cantanti di sessanta o settant’anni che vanno in televisione per esibirsi, tutti tinti e tirati, penso che ho fatto la scelta giusta".
Anche se ogni tanto rispolvera le corde vocali.
"Vengo spesso chiamato per qualche serata revival, se riesco mi fa piacere andare. Devo confessare che prima di salire sul palco, nonostante abbia cantato quella canzone migliaia di volte, sono abbastanza teso, poi tutto va per il meglio".

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