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“Moltrasio sbaglia, bisogna abbassare le tasse non i tassi”

Un lettore scrive per contestare alcune tesi sostenute dal vicepresidente nazionale di Confindustria a proposito delle misure ritenute più utili per superare la difficile congiuntura economica.

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Gent.mo Direttore,
non ho purtroppo potuto seguire in diretta l’intervento del Vicepresidente Andrea Moltrasio al Centro di formazione Fausto Radici, ma ho letto solo resoconti giornalistici dell’incontro avvenuto.
Vorrei sollevare alcuni dubbi su come Confindustria e il Governo stiano cercando di galleggiare nell’attuale situazione economica, nel tentativo di salvaguardare interessi corporativi che nulla hanno a che fare con il Bene dell’Italia e con il recupero di efficienza e produttività delle nostre aziende e del sistema economico nazionale (si vedano dati su competitività e su infrastrutture da parte dell’Economist Intelligence Unit).
Sicuramente è auspicabile un nuovo taglio dei tassi da parte della BCE, anche se la capacità di guidare un’economia complessa con il controllo dei tassi fino ad ora non ha prodotto nella maggior parte dei casi risultati realmente positivi e alcuni dei grandi Guru di questo tipo di politiche ha dovuto fare pubblica ammenda: il fatto che il denaro costi meno non ha alcun legame, soprattutto durante una crisi economica, con la possibilità di accedere al credito sia per le aziende, sia per i privati.
In questo senso le misure prese dal Governo a favore della salvaguardia del sistema finanziario e il taglio dei tassi non hanno creato comunque le premesse per un più semplice accesso al credito soprattutto per la piccole e media imprese (conferenze stampa di qualche primario gruppo bancario a parte). Anzi… incredibilmente il sistema finanziario, dopo aver preso rischi inutili, eccessivi e senza curarsi delle conseguenze di una eccessiva "spremitura" del sistema (che ha portato i player del settore a utili stratosferici che oggi avrebbero potuto fare molto comodo, ma che sono invece immediatamente spariti nelle tasche di compiaciuti azionisti e, sotto forma di bonus, dei manager), ora necessita di garanzie da parte dello Stato (leggi privati cittadini e piccole imprese, che sono i maggiori contribuenti) e in tutta risposta mette in campo operazioni di facciata (leggi fondi per il finanziamento delle PMI) senza specificare quali siano i requisiti di accesso al credito. Con quegli stessi fondi, utilizzati a favore delle piccole e medie imprese, tessuto economico fondamentale dell’Italia, con misure quali il taglio delle tasse, avrebbero avuto un impatto molto più importante sulla nostra economia, immettendo nel sistema liquidità in grado di dare sostegno reale e non subordinato alle decisioni del responsabile di uno o dell’altro istituto finanziario.
La richiesta poi di aiuti di Stato a determinati settori produttivi non farebbe altro che creare favoritismi inconcepibili a favore di una lobby che è sì forte a livello politico, ma miope e poco rispettosa di quel famoso Bene Nazionale, tutta concentrata invece a impoverire nel lungo periodo il Paese a fronte di un ricco guadagno per la propria singola impresa.
Infatti le distorsioni create sia a livello di sistema produttivo – un prodotto non più accettato/richiesto dal mercato ma sostenuto artificiosamente è un danno per l’economia e una grande inefficienza per il sistema – sia a livello di consumi – lo Stato "orienta" in questo modo i consumi dei propri cittadini distraendoli da altri prodotti/beni che sarebbero stati richiesti senza la presenza degli aiuti – riporta a un dirigismo statale di altri tempi (e a disastri quali la siderurgia e la chimica di Stato), a una visione poco rispettosa delle scelte dei cittadini, considerati o incapaci di decidere o incapaci di capire, alla visione del "popolo bue".
Il taglio delle tasse porterebbe invece un incremento della capacità di spesa in grado di aiutare la recessione economica in atto a dispiegare quelli che possono essere gli effetti positivi: togliere dal mercato ciò che non ha più richiesta e dare forza a ciò che risponde a esigenze reali del mercato stesso (a tal proposito si veda l’editoriale di Ostellino "I limiti del pubblico" su corriere.it).
Certo… per alcune imprese dotate di comandanti miopi o abituati all’aiuto esterno nel momento di difficoltà sarebbe un bel guaio…
Distinti saluti
Alessandro Rossi

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Commenti

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  1. Scritto da Domi

    Infatti! E’ il guaio di sempre del Bel Paese, dove i furbi (e spesso anche incapaci) trovano strade superscorrevoli, mentre gli onesti e capaci, mille ostacoli. Diamo le medicine in mano a medici competenti e di coscienza che le usano per la guarigione del malato e non sfruttano per tornaconto personale persino la malattia.

  2. Scritto da Ratataplan

    la siderurgia e la chimica di Stato disastrose a perchè le imprese private stanno dando bella prova di se a iniziare dalle banche, c’è ancora qualcuno che crede alle favole iperliberiste anche quando la crisi sta attanagliando il mondo???
    Sbagliare è umano perseverare è diabolico!!!!! Raccontare balle solo stupido.

  3. Scritto da alessandro rossi

    Friedman e Keynes, liberismo e intervento dello Stato, non sono buone o cattive: l’applicazione delle teorie alla pratica richiede interventi da parte di umani in grado di rendere buone o cattive le sole applicazioni. Ricordo che fino a 4/5 anni or sono il Keynesianesimo era visto come il diavolo. MI chiedo se, ad esempio, gli investimenti nel settore pubblico, in grado di creare, in teoria, un volano virtuoso per l’economia, possano favorire non l’Italia, ma le solite cinque imprese (segue)

  4. Scritto da alessandro rossi

    (segue) italiane che vincono da sempre gli appalti. Sono storie già viste nella Prima Repubblica, quando il Keynesianesimo imperava… Spesso le medicine sono valide, ma se utilizzate male possono essere mortali!

  5. Scritto da iva

    “per alcune imprese dotate di comandanti miopi o abituati all’aiuto esterno nel momento di difficoltà sarebbe un bel guaio…”
    Alessandro Rossi faccia qualche nome di impresa virtuosa..

  6. Scritto da kaci

    Proposta:
    Per una detrazione dei costi di trasporto dei lavoratori, cosi come lo fanno le imprese!