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Gabionetta accende un cero a Madonna: “Ho scoperto l’esistenza della squadra”

L'estroso brasiliano ringrazia l'allenatore: "Mi ha fatto capire che oltre a me e al pallone ci sono anche i compagni. Mi è venuto spontaneo abbracciarlo dopo il gol. Adesso inizio a capire il calcio italiano: ci sono difensori che ti picchiano più di tua madre". Poi racconta così la rete che ha abbattuto la Salernitana: "L'ho provata in allenamento..."

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Solo a vederlo sfrecciare sul terreno verde con quella dura espressione da indio e le scarpette arancione vivo, è un mezzo spettacolo. Le sue serpentine ubriacanti, i suoi recuperi in semirovesciata e le sue puntate in area accendono la fantasia del più compassato spettatore in tribuna vip. E con la castagna nel sette della Salernitana è al secondo gol decisivo della stagione: il primo acuto, quattro turni prima, aveva messo knock out l’Ascoli. Denilson Gabionetta è sempre più l’uomo chiave dell’AlbinoLeffe: Armando Madonna ha trovato una mina vagante in grado di far saltare in aria qualunque difesa.
E dire che in avvio di campionato sembrava il solito numero 10 anarchico e innamorato della sfera di cuoio. Ma il brasiliano, grazie al paziente lavoro del suo allenatore, si è inserito alla perfezione nei meccanismi dell’undici celeste. Non a caso, immediatamente dopo il colpo di genio contro la Salernitana, è corso in panchina ad abbracciarlo: “Era qualcosa che mi sentivo di fare, un gesto affettuoso pieno di riconoscenza – afferma il fantasista -. Sono arrivato quest’estate con la fama di uno che gioca da solo e non per i compagni. Mindo mi ha fatto capire che oltre a me e al pallone c’è anche una squadra, sgridandomi e dicendomi chiaramente quello che non andava: io ce la metto tutta per fare quello che mi chiede, e visti i risultati sono contento. Con il modulo a una sola punta parto dalla fascia e mi accentro: sono più disciplinato di prima, ma anche libero d’inventare negli ultimi metri. Non se se il 4-1-4-1 sia l’ideale per noi, ma sicuramente si adatta a me”.
Il suo repertorio tecnico è una ventata di allegria pura. Forse è per questo che dopo quattro anni in Italia Gabionetta, pescato dal fiuto di Riccardo Sogliano nel modesto Hortolandia e passato poi per Varese e Pisa, fa ancora fatica ad adattarsi a un calcio che si prende troppo sul serio: “In Brasile è totalmente diverso, lì giocavo da seconda punta ed avevo molto più spazio a disposizione: i ritmi sono lenti e le difese non ti vengono mai addosso. Qui basta tenere palla due secondi e ti falciano. Pensate a Fusco: sabato mi è passato sopra, mi ha tirato due pestoni e poi perfino tre schiaffi. Nemmeno mia madre mi ha mai trattato così!”. 
Un uomo spettacolo fino in fondo, battute annesse. Con un sorriso che coinvolge anche i compagni: “Mi trovo bene con tutti, in campo e fuori. Noi giovani abitiamo praticamente insieme: Geroni, Maino, Luoni… Con Francesco siamo amici dai tempi del Varese”. Ora la Celeste è attesa da due trasferte da brivido a Bari e Brescia. Ma attendersi da “Gabio” una disamina tecnica dei due impegni sarebbe troppo: “A Bari andrò molto volentieri, ma perché ci abitano i miei cugini. Sono cinque, tiferanno per noi”. Chissà che contro i galletti pugliesi l’indio irresistibile non cavi dal cilindro una nuova prodezza risolutiva. Ah, a proposito: guai a parlare di disattenzione di Pinna, che sabato s’è fatto infilare sul proprio palo. Eh no, è stata tutta farina del sacco di Gabionetta Denilson Martinho classe 1985 da Sousas, quello che le prende dagli avversari più che da sua madre: “Quel tiro l’avevo provato in settimana durante gli allenamenti”, dice restando serio. Inimitabile.

 

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