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Università by night. Piace agli studenti, ma costa troppo

Studiare fino a notte fonda in ateneo sembra essere diventata la moda a Pavia. I cancelli rimangono aperti fino alle 23 per tutti quegli studenti, e sono tanti, che alla musica assordante delle discoteche preferiscono il silenzio di una biblioteca. A Bergamo la proposta piace, ma è inattuabile. Il rettore: "costa troppo".

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Università by night. Il modello inglese funziona. Solo a Pavia. Studiare fino a notte fonda in ateneo sembra essere diventata la moda nella città lombarda. I cancelli rimangono aperti fino alle 23 per tutti quegli studenti, e sono tanti, che alla musica assordante delle discoteche preferiscono il silenzio di una biblioteca. La sperimentazione, nata sul modello anglosassone, fa parte del progetto "Pavia città partecipata", riservato alle città universitarie e promosso dall’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) per conto del ministero della Gioventù. La proposta è sul tavolo di moltissimi altri atenei che hanno fiutato al volo il successo. A Bergamo? Gli studenti, ovviamente, se lo augurano. Il rettore invece, alle prese con i bilanci, è più realista. "E’ una bella idea, anche se i costi sono proibitivi – spiega il rettore Alberto Castoldi – bisogna ricordare che Pavia riceve ingenti finanziamenti, noi invece siamo all’ultimo posto a livello nazionale. Bisognerebbe ottenere ulteriori risorse per pagare il personale docente ed amministrativo". Negli anni scorsi anche all’Unibg sono stati sperimentati corsi serali, rivolti soprattutto agli studenti-lavoratori, che però hanno disertato le lezioni. "La presenza era insignificante – continua Castoldi – sono solo stati soldi buttati, un’esperienza negativa. E con i bilanci attuali bisogna stare attenti e non azzardare". Meglio quindi dare più spazio a forme anche più tecnologiche (e meno costose) dell’università by night. "Il sistema di lezione a distanza funziona benissimo. Ogni studente ha tutto il materiale disponibile in rete e non deve far altro che scaricarlo".
L’ostacolo più grande, come sottolineano anche gli studenti, sono le risorse. In effetti a Pavia dei 213 mila euro di costi del progetto ha contribuito solo per 50%, la restante metà è stata finanziata dal ministero. "Certo, sarebbe un’iniziativa molto interessante – spiega Roberto Tomaselli, presidente dell’associazione universitaria Officina33 – il problema sono i costi. Riuscirebbe l’università di Bergamo a sostenere tutte queste spese? Penso di no".
"Se ci fosse l’opportunità di studiare in università anche di sera probabilmente molti studenti inizierebbero anche a lavoricchiare – sostiene Paolo Zanchi, studente di Economia -. Ora bisogna fare un scelta: o buttarsi a capofitto sui libri oppure lanciarsi nel mondo del lavoro. Invece con lo studio serale forse si potrebbero conciliare le due attività".

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