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Rifiuti, che business Ogni anno in pattumiera 50 milioni di euro

Conti in tasca a chi guadagna sui rifiuti solidi urbani in provincia di Bergamo: bruciate 170 mila tonnellate di pattume ogni anno, negli impianti di Dalmine e Bergamo. Tramite il prezzo pagato dai Comuni per lo smaltimento e il ricavo con la produzione di energia il giro d'affari raggiunge i 50 milioni di euro.

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Si è spenta l’eco dell’emergenza rifiuti in Campania e non si discute più del soccorso che gli impianti bergamaschi o bresciani potrebbero offrire alle regioni in difficoltà. Ma un breve calcolo sui rifiuti orobici può dare un’idea dell’attuale business del pattume, che a Bergamo viene trasformato in oro da aziende virtuose e da altre parti diventa troppo spesso un business enorme per la malavita.
Ogni anno i bergamaschi buttano in pattumiera tonnellate di oro puzzolente, che frutta alle società di smaltimento qualcosa come 50 milioni di euro. Questo il valore dei nostri rifiuti solidi urbani, quelli che lasciamo fuori casa nel sacco del cosiddetto materiale indifferenziato.
I conti sono presto fatti. La Rea di Dalmine brucia ogni anno, solo in rifiuti solidi urbani prodotti dai bergamaschi (escluse le tonnellate in arrivo da Sondrio e Lecco) circa 115 mila e 400 tonnellate. Per farlo la stessa società riceve da ogni Comune (sono 207 quelli che fanno riferimento a Dalmine) circa 82,25 euro per ogni tonnellata smaltita: vale a dire 9 milioni e 500 mila euro circa.
L’impianto di via Goltara, a Bergamo, gestito da A2A, smaltisce invece i rifiuti di 23 Comuni (città e tutti i limitrofi), per un totale di 52 mila tonnellate all’anno, che vengono pagate sempre 82,25 euro: un incasso per A2A di 4 milioni e 280 mila euro circa. Ai quali bisogna aggiungere, sempre per la società di Milano-Bergamo-Brescia, altri 575 mila euro, che corrispondono alle 7 mila tonnellate circa prodotte da altri 14 Comuni dell’Alta Valle Seriana e dell’Alto Sebino che vengono smaltite nell’inceneritore di Brescia.
Complessivamente siamo già a 14 milioni e 355 mila euro, che i Comuni pagano per far bruciare i loro rifiuti tramite l’applicazione degli 82,25 euro a tonnellata fissati dalla Provincia di Bergamo. Bel lavoro quello di chi brucia rifiuti: le società vengono pagate per ricevere la loro materia prima e dopo il processo di termodistruzione la trasformano in energia (altro capitolo del business). E’ come se un falegname venisse pagato per ricevere il legno più pregiato e trasformarlo in mobili da rivendere.
Ma c’è, appunto, il capitolo dei guadagni tramite l’energia, che viene prodotta a Dalmine, Brescia e Bergamo. Partendo dal dato impressionante della Rea di Dalmine: l’impianto progettato a suo tempo dal gruppo Radici, produce qualcosa come 110 milioni di kilowatt/ora elettrici all’anno, che soddisferebbero le esigenze domestiche di 120 mila abitanti (vale a dire che tutte le case di Bergamo si potrebbero illuminare grazie ad un solo inceneritore). Il 5% dell’energia prodotta auto mantiene le esigenze dell’impianto. Il restante 95 %, vale a dire 104 milioni e 500 mila kilowatt, viene venduto al Gestore del sistema elettrico nazionale, al prezzo di 0,2 euro al kilowatt ora. Un incasso complessivo, per Rea, di 20 milioni e 900 mila euro.

Basato su un processo di essicazione diverso da quello di Dalmine, è l’impianto di via Goltara, a Bergamo, dove si produce energia tramite il cosìddetto "combustibile derivato da rifiuti" (Cdr): A2A produce a Bergamo 70 milioni di kilowatt/ora elettrici, pari a 14 milioni di euro.
Il giro d’affari sui rifiuti dei bergamaschi si gonfia a dismisura: 14 milioni e 355 mila euro versati dai Comuni, da sommare ai 34 milioni e 900 mila euro guadagnati sotto forma di energia. Sono poco meno di 50 milioncini all’anno, che vengono dalle nostre pattumiere. A fronte di questo business, il timore delle formazioni ambientaliste, era un possibile calo della raccolta differenziata. Meno si differenzia più gli inceneritori avranno da lavorare e guadagnare per smaltire rifiuti solidi urbani – sostengono i verdi. Per ora in Bergamasca questa tendenza non si è mai registrata. Sia a livello provinciale che cittadino la raccolta differenziata ha continuato a crescere negli ultimi anni. Piccoli incrementi percentuali ogni anno, ma comunque incrementi.
50 milioni di euro sono il calcolo finale, ma riguardano solo i rifiuti indifferenziati che escono dalle case. Giri d’affari altrettanto estesi possono riguardare il riclco di carta, ferro, legno, plastica, lo smaltimento di prodotti biodegradabili (sui quali lavora una grossa azienda come la Montello spa) e infine la grossa partita dei rifiuti aziendali, speciali e non.

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Commenti

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  1. Scritto da Wes

    Per chiudere il cerchio i padroni degli impianti dovrebbero finanziare il Servizio Sanitario Nazionale. L’esposizione per brevi periodi ad alte concentrazioni di diossine porta eruzioni cutanee e alterazione delle funzioni epatiche. L’esposizione per lunghi periodi di tempo a concentrazioni più basse si associa invece a disturbi del sistema immunitario, riproduttivo, endocrino e nervoso. Questi impianti non scaricano vapore, è meglio ricordarsene !!! Fra 20 anni ci piangeremo addosso…..

  2. Scritto da cipollotto

    Da sottolineare che l’energia prodotta viene immessa in rete ad un prezzo “particolare” che rende ancora piu’ interessante l’aumento della capacita’ dell’impianto.
    Con buona pace dei residenti e nell’interessato silenzio degli pseudopoliticoambientalisti ormai impegnati a conservare gli scranni piu’ che alla conservazione dell’ambiente.
    Via il contributo sui Kw prodotti dagli inceneritori!

  3. Scritto da domi

    I comuni dovrebbero riflettere e darsi da fare, anche per portare a casa (in modo virtuoso) quelle risorse che sempre più scarseggiano
    (anche per sprechi e scarso senso delle priorità), ma che sono indispensabili per la ricaduta sociale ed economica sul territorio.
    Di iniziative significative in Italia ce ne sono già molte,promosse direttamente dai comuni, anche piccoli.
    Si tratta solo di conoscerle per riuscire ad applicarle poi anche in altri comuni.

  4. Scritto da Gica

    C’é un errore: non sono stati calcolati i soldi derivanti dalla TARSU che ogni cittadino, negoziante e impresa versa ogni anno.Quando avrete finito i conteggi fatemi sapere il totale!!!

  5. Scritto da Armando Di Landro - Autore articolo

    Sig. Gica, i soldi che i cittadini versano come Tarsu (Tariffa sui rifiuti solidi urbani) sono quelli che i Comuni utilizzano per poi pagare agli impianti di smaltimento un tot a tonnellata, che sono appunto gli 82 euro circa fissati a livello provinciale, riguardanti la prima parte dell’articolo. Saluti

  6. Scritto da tamtam

    sono estraneo all’argomento, fatemi capire: paghiamo per lo smaltimento e le centrali apposite trasformano i rifiuti in energia che poi vendono? o non sfruttiamo bene questa opportunità o in Italia siamo un po’ allocchi….

  7. Scritto da R. A. R.

    e’ proprio così tamtam. Noi buttiamo tutto in pattumiera e i nostri comuni, per far smaltire quel “tutto” pagano gli inceneritori tot al chilo o tot a tonnellata. Poi gli stessi inceneritori con quel “tutto” producono energia. E guadagnano. Sotto certi versi può sembrare strano, ma d’altra parte i nostri rifiuti dovranno pur essere smaltiti da qualche parte.

  8. Scritto da tamtam

    be, allora si dovrebbe incentivare questo tipo di procedura non facendo pagare lo smaltimento rifiuti oppure vendendo energia a basso costo. Visto il periodo di crisi…..