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Bossi al Corriere: «Se finissi come Eluana lasciatemi morire»

Intervista a "cuore aperto" del senatur sul caso Englaro e testamento biologico

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«Quando mi son svegliato è stato il momento più brutto. Ho chiesto a mia moglie di non permettere che i medici pasticciassero con me». Umberto Bossi torna sui giorni della sua malattia, nel 2004, in un’intervista al Corriere della Sera firmata da Marco Cremonesi. Un’intervista intensa e profonda in cui parla, tra le altre cose, di testamento biologico e del caso Eluana.
Che cosa direbbe al padre di Eluana? – chiede Cremonesi al Senatur - «Io non lo so proprio che cosa gli direi. Qui, se lei mi fa la domanda, dico che non sarei capace di chiedere di staccare la spina a un figlio. Non ce la farei. Separarsi da un figlio in questo modo è l’inimmaginabile. Essere tu a spingerli nel buio… come si fa? Ma di dire una cosa del genere son capaci tutti. La verità è che senza il dolore, non si può dire niente. Uno parla in una realtà normale, quotidiana, e l’altro è da tutt’altra parte. È da solo su un altro pianeta».
E poi tornando ai giorni della sua malattia, quando un ictus lo ha colpito in maniera grave, «Quando ho capito che cosa mi era successo, mi sono anche reso conto che la riabilitazione sarebbe stata lunghissima, infinita. Pensavo che il dolore sarebbe stato infinito». «Ho detto a mia moglie che se mi fossi trovato nella condizione di non poter più decidere di me stesso, lei non avrebbe dovuto permettere accanimenti. Non avrebbe dovuto lasciarmi ai medici. Anzi, di più: già nelle condizioni in cui mi trovavo, e dunque capace di decidere come ero, mi continuavo a ripetere che sarei morto. E dunque, mi dicevo, sarebbe stato molto meglio subito. Senza più tutta quella sofferenza».
E per quanto riguarda il testamento biologico, il giornalista del Corriere chiede: Ministro, è favorevole al testamento biologico? «Non lo so, è una legge difficile da fare e io non saprei come possa esser fatta. Bisognerebbe stabilire con certezza la volontà della persona». Non è quanto accade anche con i testamenti tradizionali? «No, per niente. È completamente diverso. Qui non si tratta di trasmettere dei beni, si tratta di rinunciare alla vita. Per prima cosa, una cosa del genere non dovrebbe essere fatta quando una persona è già malata. Perché lì la volontà è già deviata, dal dolore e ancor di più dalla paura. Mentre se lo si fa quando si sta bene, molto spesso è per motivi ideologici. Uno viene convinto dai mass media. Dai fetentoni come lei. Quando poi però ci si trova di fronte alla cosa davvero…».

L’intervista integrale del Corriere: Bossi ed Eluana «Se capita
a me lasciatemi morire»

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