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Tu chiamale, se vuoi, promozioni La crisi anticipa gli sconti fotogallery

Il giro d’affari del settore abbigliamento nel 2008 è diminuito dell’8%, che tradotto in soldoni significa una perdita di 470 milioni di euro. E i commercianti lanciano le vendite promozionali: "Capi belli, ma prezzi alti e i clienti non comprano".

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Tu chiamale, se vuoi, promozioni, con sconti che vanno mediamente dal 10 al 30%. Eppure non siamo in periodo di saldi, ma di crisi sì, e i commercianti si danno da fare per riconquistare una clientela attenta più che mai al portafoglio. Un problema che tocca tutti, piccoli e grandi centri abitati, tanto che stando ai dati di Federazione Moda Italia (Confcommercio) il giro d’affari del settore abbigliamento nel 2008 è diminuito dell’8%, almeno mettendo a confronto i mesi di settembre-ottobre 2007 con quelli di quest’anno, che tradotto in soldoni significa una perdita di 470 milioni di euro. Se i saldi però in questo periodo non sono consentiti (possono essere praticati dai primi di gennaio), nulla vieta di effettuare delle vendite promozionali, purché non siano in concomitanza con il periodo delle compere natalizie. E per le vie del centro di Bergamo sono diversi i negozi che hanno scelto questa strategia e abbiamo chiesto direttamente ai commercianti il perché. E’ Veronica, responsabile di 109 Cerdelli, negozio d’abbigliamento in via XX Settembre 109, a offrirci le prime spiegazioni: “Abbiamo scelto la vendita promozionale, per la prima volta quest’anno, per attutire il calo delle vendite, e i consumatori hanno risposto positivamente riprendendo a frequentare il nostro negozio”. Di più: “Inizialmente temevamo che le nostre collezioni non piacessero più, ma poi, applicando promozioni che vanno dal 10 al 30%, ci siamo resi conto che il problema era legato esclusivamente ai prezzi”, continua Veronica. Nel settore dell’abbigliamento per bambini le cose non vanno meglio se da Cicogna, al numero 10/d di via Sant’Orsola, compare un cartello in vetrina dai caratteri cubitali: “Vendita promozionale contro il carovita”. La titolare non è in negozio ed è una commessa a passare in rassegna i vari capi esposti, assicurando che si tratta di collezioni invernali di quest’anno. “Questo negozio vende vestiti di una certa qualità e quindi di un certo prezzo e per non mettere in difficoltà le famiglie abbiamo deciso di applicare degli sconti”. Anche qui la clientela ha ripreso a far compere, segno che la strategia funziona. C’è chi poi applica una sorta di “paghi 2 prendi 3” offrendo forti sconti su un altro prodotto a chi ne ha già acquistati uno o due, o addirittura chiedendo un euro soltanto per mettere nel sacchetto un altro capo oltre a quello già pagato.

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Commenti

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  1. Scritto da F.F.

    Qui ci si dimentica però della filiera e dei passaggi intermedi.
    Dove li mettiamo gli affitti dei negozi che sono sempre più alti?
    Dove li mettiamo gli aumenti sui costi di trasporto causa aumento carburante?
    Dove li mettiamo gli aumenti dei costi alla produzione?
    Dove li mettiamo gli aumenti delle tasse nazionali e locali?
    Forse prima di dare addosso al commerciante (sicuramente non estraneo a certe colpe) bisognerebbe fare analisi più approfondite di tutto il sistema commercio.

  2. Scritto da tamtam

    con l’euro i prezzi sono raddoppiati ma gli stipendi no, i costi per i commercianti sono raddoppiati?

  3. Scritto da JJ

    nel commercio, soprattutto abbigliamento esiste anche il problema dell’ eccesso di offerta.
    con le liberalizzazioni delle licenze si sono aperti troppi negozi della stessa tipologia merceologica soprattutto in centro, quindi prezzi alti è verissimo, ma in ogni caso non c’è posto per tutti.

  4. Scritto da F.F.

    di tappe al distributore ne faccio e purtroppo ne faccio tante… e proprio su queste pagine c’è stata la polemica relativa proprio alle oscillazioni dei prezzi del carburante che non seguono in alcun modo quelle del costo del petrolio.
    al contrario temo che Luca non abbia granchè dimestichezza con fatture e bolle di trasporto in cui si può vedere che le spese di trasporto non sono legate alla quantità di merce trasportata ma sono costi fissi che incidono notevolmente

  5. Scritto da Luca

    luca ..ha a che fare con bolle e fatture, specie riguardanti autotrasporti visto che lavoro x una ditta che si occupa di quello..
    i nostri prezzi variano drasticamente (e sotto richiesta proprio dei commercianti o aziende che sono nostri clienti) ad ogni cambio prezzo della benzina.. quindi nn date la colpa ai trasporti, xchè noi siamo “parte del mercato” voi fate prezzi al dettaglio ed è li che si specula

  6. Scritto da caesar

    Era ora che i commercianti capissero che bisogna abbassare i prezzi. Altrimenti, con la crisi, possono cominciare ad abbassare la saracinesca…

  7. Scritto da Parsifal

    Bravo … è vero. Solo che i prezzi sono comunque alti. Forse loro non si ricordano, ma il passaggio all’euro ha cambiato molto i prezzi….molto. Molto….