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Thyssen, «Fu omicidio volontario»

Per la prima volta nella storia del nostro Paese qualcuno dovrà rispondere dell'accusa più grave in un processo per le morti sul lavoro

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Omicidio volontario: per la prima volta nella storia, in Italia, qualcuno dovrà rispondere di questa accusa gravissima in un processo per le morti sul lavoro. La decisione è del giudice Francesco Gianfrotta che ha rinviato a giudizio i sei imputati per il rogo della Thyssen Krupp, che costò la vita a sette operai. Il gup ha accolto le tesi sostenute dai pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso, rinviando a giudizio l’amministratore delegato Harald Espenhan con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale, contestata per la prima volta in un caso del genere. Gli altri cinque dirigenti e dipendenti della Thyssen Krupp (Gerald Prigneitz, Marco Pucci, Giuseppe Salerno, Daniele Moroni, Cosimo Cafueri) sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo con colpa cosciente. A tutti è stata contestata anche l’omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. 
L’avvio del processo, per la prima volta in Corte d’Assise in questo settore, è stato fissato il 15 gennaio. Nel rogo all’acciaieria Thyssen divampato a dicembre dello scorso anno morirono Antonio Schiavone morto sul colpo, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi.

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