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Orio, A.A.A. vendesi quota: la Sea vuole cedere il 19 per centodi Sacbo

Il socio milanese dell'aeroporto bergamasco, oggi detentore del 49,98 per cento delle azioni della societ?? di gestione dello scalo orobico, ha bisogno di liquidare una parte del suo pacchetto e ha chiesto ai soci orobici la disponibilit?? ad accrescere la loro maggioranza. La Provincia ?? interessata, il Comune di Bergamo per ora ?? pi?? tiepido.

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Non c’è ancora un atto formale, ma i contatti sono già stati presi ai massimi livelli. La Sea ha intenzione di vendere una consistente quota del pacchetto azionario (pari al 49,98 per cento) che detiene in Sacbo, la società di gestione dell’aeroporto di Orio al Serio. I problemi di Malpensa sicuramente hanno influito inducendo il presidente Giuseppe Bonomi a dismettere parzialmente una partecipazione che comunque rimane strategica. La proposta avanzata ad alcuni dei soci bergamaschi (esiste un patto di sindacato che raccoglie il 50,02 per cento e che comprende Comune di Bergamo, Provincia, Ubi Banca, Credito Bergamasco, Camera di Commercio, Italcementi, AeroClub) prevede la cessione del 19 per cento. In soldoni, partendo dalla valutazione data all’intera Sacbo da Mediobanca (da 200 a 250 milioni di euro), significa un controvalore di non meno di 40 milioni di euro.
Dal punto di vista procedurale, perchè avvenga la cessione vi deve essere il coinvolgimento del consiglio di amministrazioone della società presieduta da Mario Ratti. Ma è certo che da settimane il dossier è sul tavolo dei principali azionisti orobici.
Dato per scontato l’interesse, si tratta ora di capire come verrà ripartito quel 19 per cento. La scelta più logica è quella di suddividerlo secondo le quote che i soci bergamaschi rappresentano, in modo da non modificare gli assetti consolidati. Ma non è detto che tutti abbiano le risorse o vogliano sobbarcarsi l’investimento. Come non si può escludere il caso di chi rileverebbe solo una quota ridotta. E allora, si potrebbe aprire una partita nella partita. Non è un’ipotesi buttata lì a caso. Perchè se da un lato il presidente della Provincia Valerio Bettoni è convintissimo della necessità di aumentare il proprio pacchetto, più tiepido è il sindaco Roberto Bruni.
Ecco perchè si pone la domanda: se dovessero rimanere "libere" alcune quote, chi le acquisterebbe? Assodato che c’è un diritto di prelazione degli altri soci, non è indifferente il pericolo che si possano modificare gli equilibri interni al Patto di Sindacato. L’operazione, quindi, non è solo economica, ma è soprattutto strategica e politica. 
Quanto ai tempi, non dovrebbero essere lunghi. Per almeno due valide ragioni. Da un lato, le amministrazioni pubbliche vanno alle elezioni nella prossima primavera e quindi bisogna chiudere nel giro di poche settimane se non si vuole evitare che si blocchi tutto. Dall’altro, Sea ha la necessità di acquisire risorse "cash" per far fronte alle pesanti conseguenze provocate dalla vicenda Alitalia e dal conseguente ridimensionamento di Malpensa.    

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Commenti

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  1. Scritto da ureidacan

    Sono d’accordo con Trussardi e Tuditanus. La Sea di Milano ha il 49%in Sacbo e con i privati supera il 50%; attualmente vi è nella società un patto di sindacato tra gli enti pubblici, Comune e Provincia e la Sea, ma in futuro potrebbero sorgere anche conflitti. L’assesore Guerini farebbe bene a valutare l’opportunità di un acquisto di quote.

  2. Scritto da R. Trussardi

    Parrebbe una buona occasione per accentuare il collegamento tra l’aeroporto e il territorio e prevedere migliori possibilità di attenuazione del violento impatto ambientale attuale. Provincia e Comune di Bergamo dovrebbero fare tutto il possibile per reperire i fondi, anche attraverso una tassa di scopo, o attraverso i BOC (Buoni ordinari comunali) che in questo momento di crisi borsistica potrebbero esere apprezzati; Comune e Provincia, però, non i privati, sennò tanto vale tenersi SEA

  3. Scritto da Tuditanus

    Adesso è il momento di comprare.
    Esercitare la prelazione e fare in modo che la maggioranza delle azioni SACBO restino in mano agli enti pubblici di Bergamo e della Bergamasca è un’occasione di sviluppo vera.
    L’alternativa è lasciarle in mano a qualche speculatore, vale a dire a qualche parassita da mantenere.
    Gli amministratori che eventualmente non eserciteranno questo diritto di prelazione non potranno essere definiti buoni amministratori.
    I quattrini si trovano.