BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Non sono gli anni Settanta, questa crisi è più dura” fotogallery

Il "veterano" del sindacato è convinto che l'attuale crisi della Valseriana (e quella bergamasca in generale) non abbia paragoni con il passato, neanche quello brutto di 30-40 anni orsono: "Non bastano più imprenditori illuminati. Anche se è un ritornello già noto ribadisco che bisogna fare sistema, ma vedo che ognuno coltiva il proprio orto"

Più informazioni su

Lui ne ha viste tante. Un po’ per una questione anagrafica, molto perché è uno dei sindacalisti più attivi nel panorama della produzione bergamasca. Lui è Zaverio Pagani, tuttora in forze (come collaboratore) alla Cisl: è convinto che l’attuale crisi della Valseriana (ma quella bergamasca in generale e quella nazionale tout court) non abbia paragoni con il passato, neanche quello brutto degli anni Cinquanta e Settanta.
Pagani, possiamo fare un confronto tra le difficoltà delle aziende d’oggi e quelle di trenta-quarant’anni orsono?
Direi di no, anche se già allora la batosta che seguì la crisi petrolifera era in qualche modo legata alla concorrenza straniera che offriva merce a costi inferiori. Penso proprio al nostro tessile. Ad aziende come la Festi Rasini di Villa d’Ogna che produceva tessuti d’alta qualità, ma che costavano più di quelli "fabbricati" in altri siti e di qualità inferiore.
La Festi Rasini andò in crisi, ma riuscì a rinascere.
Succederà anche stavolta con le tante aziende seriane?
Per la Festi Rasini si trovò una soluzione originale, dopo un’occupazione davvero dura: per salvarla si costituì una sorta di Iri locale, fatta dalla Camera di commercio e dagli enti pubblici. Soluzione che adottammo anche per altre realtà come la Filati Lastex. Ma che oggi non pare percorribile.
E’ per questo che il momento attuale è peggiore rispetto ai periodi no del passato?
Ci sono tanti motivi. Il primo è che le varie crisi del passato, dal Dopoguerra a oggi, hanno prodotto sempre una trasformazione del sistema economico, sono state legate a ristrutturazioni, magari profonde ma che poi rilanciavano la produzione. Oggi invece non si sa più dove si potrà andare a parare, come si potrà ridare fiato al lavoro.
Perché non si sa più?
Ma perché in ballo ci sono troppe cose. C’è la convinzione durata decenni (dai tempi di Ronald Reagan) che il mercato non debba avere regole, c’è la concezione della finanza come centro del mondo economico, c’è il consumismo su cui è fondata la società che ora ha subìto uno stop e mette in ginocchio tutti. E in Valseriana c’è l’esaurimento della vecchia classe dirigente.
La vecchia classe dirigente, vale a dire?
Quelle famiglie che nell’Ottocento vennero a investire dalla Svizzera, dalla Brianza, dalla Germania, fondando imponenti imprese produttive.
Va bene, ma ce ne saranno altre, no?
Non basterebbero. Stavolta non basta un imprenditore, pure illuminato, pure capacissimo. Stavolta serve davvero fare sistema. Sì, lo so che se ne parla da anni, ma qui da solo nessuno può farcela.
Lo dice perché sta pensando al terziario come spostamento di risorse e come nuovo attrattore di manodopera?

Il terziario certo, anche quello. Ma chiediamoci quale terziario. Perché se il terziario a cui pensa qualche amministratore come possibilità di occupazione è il commercio, allora siamo punto e a capo dal momento che siamo di fronte al crollo dei consumi. Il terziario che ho in mente io è legato comunque alla produzione, è legato alla  ricerca. Penso al Kilometro rosso, penso a Radici che ha fatto engineering e ha prodotto quello che si dice sia il migliore telaio al mondo. Per questo tipo di "lavori" è necessaria una coesione sul territorio.
E non la vede qui?
No, io vedo che ognuno coltiva il proprio orto.
E’ per questo che è pessimista?
E’ per questo che leggo una situazione straordinaria. E non in senso buono.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Bergamasca

    8.Sinistra intelligente? Lasciando stare per 1 attimo le varie intellighezie che si sono succedute, il fatto innegabile è che le persone 1) sono preoccupate 2)non si fidano più di quelli “intelligenti”.Si fidano dei capipopolo che offrono protezione a parole.Se parlaste con Operai o Impiegati cassaintegrati della globalizzazione non ne vogliono più sentir parlare. Vagli a spiegare che BG è la 5° prov nell’export e senza vendere fuori moriremmo.Non hanno + 1 lavoro e danno colpa alla Cina.

  2. Scritto da Giuseppe

    Quoto al 100% il commento del n° 8.

  3. Scritto da Bergamasca

    A.8.Se tutti diminuiamo ferie-vestiti-cellulari-automobili chiudono fabbriche e negozi, si arriva a una disoccupazione perfetta.Dovreste indicare quale sarebbe l’alternativa per creare posti di lavoro secondo voi, non basta dire okay da qui in avanti si torna all’albero degli zoccoli.Io, personalmente, non aspiro a un modello patriarcale in cui l’uomo lavora solamente, ci tengo alla mia indipendenza e alla mia libertà d’azione.Ci abbiamo impiegato millenni come donne a liberarci dalla schiavitù.

  4. Scritto da Mill

    Non condivido questo tipo di comunicazione (Mario Deaglio ne parlava su La Stampa qualche giorno fa). La crisi è dura, ma non è diversa,se non per alcune cause, da quelle che ciclicamente si presentano. La mancanza di una politica industriale, le rigidità del mercato del lavoro, lo scarso carattere innovativo delle imprese sono i fattori che ci penalizzano. Consiglio l’ultimo libro Giavazzi/Alesina.
    IL MERCATO E’ UN SISTEMA DI REGOLE, SE NO NON ESITE !

  5. Scritto da Gio1

    Sulle cause della crisi e sulle misure per uscirne leggeremo ancora tante diagnosi e terapie; il fatto è che il mercato è naturalmente libero (come la natura umana “è egoista” per definizione) e tale rimarrà: Pertanto ci sarà sempre l’utilizzo degli strumenti finanziari più sofisticati per permettere – con il minimo sforzo – la massimizzazione dei profitti (privati) e, se va male, la socializzazione delle perdite.

  6. Scritto da kaci

    C’è fallimento di mercato da una parte, dall’atra fallimento della politica dall’altra. La crisi dei distretti e’ stata vissuta anche da altri paesi europei. La differenza stà nel fatto che gli altri paesi hanno in tempo incentivato il rinnovamento, cosa che manca in Italia
    Dare la colpa alla crisi esterna e’ un modo di sviare il problema: la politica quand’è funzionale al suo ruolo incentiva e disencentiva certe produzioni.Oggi bisognerebbe aprofittare della crisi per cambiare, profondament

  7. Scritto da iva

    Se ne parla anche in molti altri articoli, tra i quali:
    https://www.bergamonews.it/economia/articolo.php?id=3911

  8. Scritto da PET

    Con un mercato globale ci vogliono anche regole globali che vanno applicate a tutti i paesi. Onde evitare situazioni come quella attuale.

  9. Scritto da JJ

    e se anche fosse? prima pastori, poi operai e in futuro altro, il mondo cambia, ci si adegua. abbiamo un grande vantaggio, possiamo fare tesoro dell’ esperienza degli altri paesi europei che si sono già riorganizzati dopo crisi pesanti , vedi Galles, Scozia ecc.
    ricerca, marketing ( basta essere terzisti, si va sui mercati con i propri marchi ), terziario e soprattutto istruzione e formazione, troppi ragazzi in fabbrica a 16 anni per farsi lo scooter, studiare di più per avere più opzioni.

  10. Scritto da mariop

    1. e tutti gli altri.Leggetevi il libro di Giavazzi citato da Mill e anche quello precedente dell’anno scorso degli stessi autori;
    poi discutiamo. In quei libri ci sono proposte ragionevoli e “di sinistra”(sinistra intelligente si capisce).
    Se non impariamo qualcosa da questa crisi, per risolvere i problemi del nostro paese(che sono 5 o 6 non di più) perderemo una occasione storica e resteremo ancora più indietro..

  11. Scritto da Ugo

    prima o poi dovevamo arrivarci!!! 35/40 anni fa’ eravamo tutti nelle stesse condizioni: tutti poveri ( anche i ricchi si comportavano come gli altri), però i nostri genitori si sono costruiti, quasi tutti, una casa e generalmente lavorava solo il papà. adesso quello che conta è l’apparenza-ferie-vestiti-cellulari-automobili da signoroni-debiti in banca per tutto questo con lo stipendio da operaio. forse bisogna riflettere un attimo e ritornare a comportarci per quello che siamo…