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Maxi discarica abusiva nel Parco dell’Adda. Imprenditore indagato fotogallery

Invece di smaltire regolarmente i rifiuti dell'azienda, i vertici della nota azienda Biffi Spa avevano trasformato in un deposito illegale di rifiuti speciali un ex cava di loro propriet?? vicino al fiume. Per questo motivo il titolare Pietro Biffi, 76 anni, ?? stato denunciato per gestione illecita di rifiuti. L'area ?? stata sequestrata dai carabinieri del Noe di Brescia.

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Invece di smaltire regolarmente in appositi impianti i rifiuti dell’azienda, i vertici della Biffi Spa – nota società di materiali sintetici per impianti sportivi – utilizzavano da almeno un anno come discarica abusiva una vecchia cava di loro proprietà all’interno del Parco Adda Nord, in territorio di Villa: eternit, oli di vario tipo, scarti plastica, macchinari non più funzionanti, inerti, tutto finiva tra cumuli di terra e in alcuni casi veniva nascosto accuratamente.
Per questo motivo i carabinieri del Noe di Brescia contestano la “gestione illecita di rifiuti” e l’”utilizzo di discarica abusiva” a Pietro Biffi, imprenditore 76enne di Villa d’Adda denunciato a piede libero, titolare della società per azioni nota a livello internazionale. Gli stessi militari del Nucleo operativo ecologico, con il supporto dei colleghi di Calusco d’Adda, hanno sequestrato l’area dell’ex cava, per circa 8 mila metri quadrati di superficie.
Non è ancora chiaro da quanto i rifiuti venissero smaltiti illecitamente nell’ex cava San Martino, in via delle Industrie, di proprietà della stessa azienda e non più utilizzata come punto estrattivo da 20 anni. E il Noe dovrà anche accertare se i titolari della società non avessero anche l’obbligo, con una specifica scadenza, di ripristinare l’ex cava tramite una bonifica ambientale. Dureranno a lungo anche gli accertamenti per capire quanto materiale sia stato smaltito. E’ certo che almeno da un anno, anche se si ipotizza che la discarica abusiva possa essere stata “inaugurata” ben prima, i rifiuti finivano illecitamente in quell’area, con un grosso rischio ambientale per la terra dell’Adda.(Guarda la galleria fotografica).
Tutto è iniziato una decina di giorni fa, con un esposto di un residente della zona, che ha segnalato ai carabinieri di Calusco movimenti sospetti all’interno dell’ex cava (Bergamonews aveva dato notizia dei primi controlli). Tra il 3 e il 6 novembre i carabinieri di Calusco, di Zogno e del Noe hanno effettuato tre sopralluoghi, uno con fotografie aeree scattate da un elicottero. Pochi giorni dopo è scattato il sequestro della cava in disuso. “L’area è sottoposta a vincolo ambientale – ha spiegato in conferenza stampa il comandante del Noe, tenente Roberto Migliori (nella foto è il primo da destra, a fianco del tenente-colonnello Giuseppe Serlenga, comandante del reparto operativo provinciale)-. Era stata trasformata secondo noi in una vera e propria discarica, con scarti di attività di diversi tipi. Durante i primi sopralluoghi sono stati individuati cumuli ben visibili ad occhio nudo di rifiuti, alcuni dei quali speciali. C’è il forte sospetto che qualcosa possa anche essere stato interrato in modo accurato”.
L’elenco dei tipi di rifiuti va da rotoli di materiale sintetico scartato dalla manutenzione di piste d’atletica a borse chiuse e imbottite di materiale plastico, da macchinari come muletti ormai inutilizzabili fino a cumuli di eternit, pannelli isolanti, oli ancora da analizzare e infiltrati nel terreno. In buona parte rifiuti speciali e pericolosi che invece di finire sulle sponde dell’Adda avrebbero dovuto essere conferiti ad impianti di smaltimento specializzati.
Ora la cava è sequestrata e a Villa d’Adda non mancheranno polemiche: quell’area, nei piani comunali, avrebbe dovuto essere bonificata e trasformata in nuova lottizzazione con tanto di spazio per una stazione ecologica. Dell’esposto che ha fatto partire le indagini si era discusso anche in Consiglio comunale.

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Commenti

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  1. Scritto da Farfarello

    I nostri leghisti s’inalberano tanto per lo scandalo “monnezza” in Campania, facendone una questione di “etnia” e “cultura” diverse. Adesso chi glielo spiega che a inquinare e lucrare sui rifiuti è stato bergamasco doc?

  2. Scritto da Rosella

    anche in Lombardia e non solo in Campania chi si comporta in questo modo merita la galera e di ripagare tutti i danni ambientali e alla salute dei cittadini!!

  3. Scritto da steve

    Essendo un parco ambientale mi aspetto dalla giustizia una bella sanzione essendo un reato protattosi per mesi se non anni!!!
    Li vi sono interessi da parte di tutti,dal comune all’impresa!un favore da una parte un favore dall’altra!!!non credo si siano accorti solo oggi di quel che stava succedendo!!!

  4. Scritto da verde

    e portare i rifiuti nel giardino dell’imprenditore? un sogno che come al solito non si realizzerà mai…purtroppo

  5. Scritto da ilaria

    Scrivo per la notizia qui a fianco. Avete scritto (e non è la prima volta) “cade dall’alto”. Certo, è difficile che possa cadere dal basso, no?

  6. Scritto da teo88

    classico modo di agire di nostri ”imprenditori” il giardino è mio e ci faccio quel che voglio….bha…
    spero solo che adesso sganci dei bei dindini per bonificare la zona

  7. Scritto da R. A. R.

    L’imprenditore starà benedicendo Berlusconi, secondo il quale solo in Campania si può essere arrestati quando si butta un sacco in strada. Se dovessimo estendere quella legge a tutta Italia cosa accadrebbe a Villa d’Adda?