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Sembra Superman ma ?? solo Santo “Corro per 24 ore e mi diverto”

Santo Borella ha 48 anni e fa il ferroviere: nella sua seconda vita si trasforma in campione dell'ultramaratona, specialit?? che prevede distanze superiori ai canonici 42 chilometri. "Andare oltre i propri limiti ?? pi?? una questione di testa che di fisico. Non sono un superuomo, ma con la forza di volont?? riesco ad arrivare dove non sembrerebbe possibile".

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Ha 48 anni, tiene famiglia (moglie e due figli grandi) e se non corre almeno 42 chilometri non si diverte. Non è l’identikit di Superman ma dell’umanissimo Santo Borella, ferroviere che nella sua seconda vita gareggia per i Runners Bergamo, ai quali ha appena regalato il titolo di campione italiano di ultramaratona. Specialità che consiste, appunto, nel coprire distanze che per i comuni mortali sembrerebbero proibitive. E invece.
"Correre più di 42 chilometri è soprattutto una questione di forza di volontà e capacità di sopportare fatica e sofferenza. Non ci sono segreti particolari, nemmeno la dieta – spiega Santo – io non mi faccio mancare niente, nemmeno il bicchiere di vino a cena. Basta star leggero prima della gara, non è che puoi mangiarti un bel fritto prima di correre. Forse l’unico vero segreto è la passione e il piacere di cogliere le gare come occasione di conoscere gente e posti nuovi".
Per questo basterebbe prendere un treno, vista anche la sua professione. Qual è la molla che spinge a correre incontro ai limiti dell’umana sopportazione? Non bastava la maratona?
"Alla maratona ci arrivano in tanti, andare oltre è più difficile. Mi spinge lo spirito di avventura e la possibilità di conoscere se stessi, mettendo alla prova resistenza e volontà. Poi certamente c’è anche un pizzico di orgoglio: non tutti in effetti ce la fanno".
Comprensibile, è roba da supereroi.
"Ma no, diciamo che riesco a fare cose che sembrerebbero difficilmente realizzabili.  Ma è davvero una questione di forza mentale, oltre che di allenamento: il fisico conta non più del 35%. Il resto è carattere".
Per laurearsi campione di ultramaratona e mettere sul caminetto il Grand Prix Iuta sono servite dieci prove massacranti.
"La più dura è stata la 24 ore corsa in casa nostra, disputata in maggio a Ciserano. Poi ci sono anche gare su distanze minori: tutti possono partecipare. Si corre su un circuito e quindo ognuno può tenere il suo ritmo. C’è chi cammina, chi si ferma a mangiare. Certo, chi vuole vincere non si ferma a fare un picnic…"
Sembrerebbero tutte rose e fiori. Ci saranno pure momenti di difficoltà.
"Certamente. A Ciserano ho pensato di ritirarmi, ho avuto un momento di difficoltà fisica. Poi l’ho superata e ho proseguito. Ci sono riuscito con la forza di volontà e con la capacità di convivere con il dolore fisico. Ma ciò che più di ogni altra cosa ti spinge ad andare avanti è la consapevolezza che il peggio è alle spalle: in quei momenti penso al traguardo e alla soddisfazione enorme che si prova quando arrivi alla fine. Una sensazione che ti ripaga di tutte le fatiche".
Non le viene mai voglia di restare seduto sul divano?
"No, è ancora presto. Voglio correre ancora qualche anno finché il fisico me lo consente: resta uno sport molto logorante".
Ma sua moglie che dice?
"All’inizio mi prendeva per matto, poi si è rassegnata. Mi vede contento e le va bene così, anche se la corsa non fa per lei. Preferisce occupazioni decisamente più riposanti".

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