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Grandi vecchi e immigrati, ecco la nuova Italia

Stiamo toccando i 60 milioni, grazie a immigrati e ultrasessantacinquenni.I dati demografici registrano anche una lieve ripresa dei matrimoni e dei divorzi. In calo le separazioni

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Gli italiani corrono a passi veloci verso quota 60 milioni, ma l’incremento (quasi mezzo milione soltanto nel 2007) è dovuto in larga parte all’aumento degli immigrati. E’ quanto rileva l’Annuario statistico italiano 2008 dell’Istat appena pubblicato.

Alla fine del 2007 i residenti in Italia sono 59.619.290, circa 488.000 in più rispetto all’anno precedente: ma tale incremento si deve al saldo attivo del movimento migratorio (+494.871 unità) che neutralizza l’effetto negativo del saldo naturale (-6.868 unità) sul quale ha influito l’aumento della mortalità nel Mezzogiorno.

Al primo gennaio 2008 gli stranieri residenti erano 3.432.651 con un incremento di 493.729 unità rispetto all’anno precedente; attualmente gli stranieri iscritti in anagrafe rappresentano il 5,8% della popolazione totale, un valore che conferma il trend crescente degli anni precedenti. Guardando la cittadinanza della popolazione straniera, i flussi provenienti dall’Unione europea (27,2%) hanno tolto il primato all’area dell’Europa centro-orientale (24,4%) a seguito dell’ingresso nell’Unione di Polonia e Romania, i paesi a più alta componente migratoria.

Cambia nel frattempo il trend relativo ai figli: in Italia sono inftti nti più figli nell’anno passato, con una inversione di tendenza dopo tanti anni di calo: la fecondità delle donne italiane nel 2007 è salita a 1,37 figli per donna (da 1,35 nel 2006), il livello più alto registrato negli ultimi anni. All’interno dell’Ue però, soltanto la Germania (l,34 figli per donna) è meno prolifica di noi tra i paesi storici, mentre solo alcuni paesi dell’Europa dell’Est hanno livelli di fecondità più bassi (in particolare la Slovacchia con 1,24 e la Polonia con 1,27).

I matrimoni sono in lieve ripresa dopo il calo osservato fino allo scorso anno, che salgono dai 245.992 del 2006 ai 250.041 del 2007, mentre il tasso di nuzialità rimane costante al 4,2 per mille. Il matrimonio religioso rimane ancora la scelta più diffusa (65%), anche se sono in continuo aumento i matrimoni celebrati con rito civile. E’ soprattutto nelle regioni del Sud a prevalere un modello di tipo tradizionale.

Matrimoni che sempre più spesso arrivano a conclusione, anche se con un dato significativo. Nel 2007 infatti sono aumentati i divorzi ma calate le separazioni: nel 2006 sono stati concessi 49.534 divorzi (+5,3% rispetto al 2005) e 80.407 separazioni (-2,3%). I figli minori coinvolti sono stati affidati alla madre nel 58,3% dei casi di separazione e nel 67,l % dei divorzi.

Se ci si sposa e si nasce un po’ di più, non si può negare però che l’Italia sia un paese che sta inesorabilmente invecchiando: ormai un italiano su cinque ha più di 65 anni e anche i "grandi vecchi" (dagli ottanta anni in su) rappresentano il 5,3% della popolazione italiana. Al gennaio 2008 l’indice di vecchiaia (rapporto tra la popolazione con più di 65 anni e quella con meno di 15) registra un ulteriore incremento, raggiungendo un valore pari al 142,6%. Considerando i dati a livello internazionale (2006), il nostro paese, con un indice pari a 139,9%, è quello maggiormente investito dal fenomeno dell’invecchiamento. Gli altri paesi dell’Ue in cui la popolazione ha una struttura per età particolarmente "vecchia" sono Germania, Grecia e Bulgaria.

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