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I sindaci: “Il futuro resta sempre il manifatturiero”

I primi cittadini di alcuni comuni cercano di contrastare la crisi: chi guardando al turismo come alternativa, chi facendo sistema con altre istituzioni e insistendo sulla validità del settore manifatturiero. Giovedì 13 la manifestazione dei lavoratori della zona.

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I lavoratori del tessile e meccanotessile della Valle Seriana si preparano a "scendere in piazza": si terrà giovedì 13 novembre infatti la manifestazione indetta da Cgil, Cisl e Uil orobiche contro la crisi che sta investendo le industrie della zona. Abbiamo sondato i pareri dei primi cittadini di alcuni comuni della Valle, per sapere come è percepita la situazione. E se fare sistema sembra una delle poche soluzioni per fronteggiare le difficoltà del momento, i comuni di Parre, Ponte Nossa e Premolo stanno promuovendo un accordo di sviluppo per valorizzare le Valli Dossana e Nossana dal punto di vista turistico. “Puntiamo a potenziare le caratteristiche naturali di queste zone e per questo chiederemo i fondi, tramite la Regione Lombardia, all’Unione europea – spiega il sindaco di Premolo Gianni Gaiti – perché al momento il turismo che riusciamo ad attirare non va oltre l’acquisto della seconda casa". E rilancia: “Stiamo lavorando anche per essere preparati quando la crisi rientrerà, pensando ad aree da destinare allo sviluppo industriale, magari anche per quei premolesi che hanno avviato un’attività in altri comuni della Bergamasca e adesso sono in difficoltà”. Se qualcuno guarda con interesse crescente al turismo, c’è chi punta a salvaguardare la vocazione industriale del proprio paese, vedi il sindaco di Leffe Giuseppe Carrara: “In Comune è attivo da un anno lo sportello “Innovazione e artigianato Pmi”, che offre sostegno alle piccole e medie imprese della zona tramite attività di consulenza”. E’ inutile secondo il sindaco concentrarsi sugli errori del passato, perché “un’analisi della situazione è già stata fatta; occorre invece pensare alle iniziative che possiamo mettere in campo adesso, come ad esempio uno spazio per la formazione continua dei lavoratori, magari proprio all’interno della sede del Comune”. Un problema poi con cui è alle prese Leffe è la mancanza della banda larga, “a cui stiamo cercando soluzioni alternative, perché le imprese non possono più prescindere da una connessione veloce ad Internet”. E’ preoccupato soprattutto per la situazione occupazionale femminile Eugenio Cavagnis, sindaco di Nembro, che sostiene con fermezza la validità del manifatturiero: “Non può essere il commercio l’unica risposta alla crisi: il manifatturiero resta l’orizzonte della Valle, ma occorre ripensarne le forme”. E Marco Masserini, primo cittadino di Gazzaniga, sottolinea che “i comuni non hanno molti strumenti per contrastare la crisi: sono le comunità montane piuttosto che dovrebbero coordinarsi in quanto enti sovracomunali, ma fino ad oggi sono mancate le sinergie”. Il sindaco di Villa di Serio Mario Morotti, invece, ricorda bene la crisi che ha colpito il suo comune qualche anno fa con la chiusura di aziende come la Sadricam srl, una camiceria che nel 2004 ha aperto la mobilità per 70 dipendenti, l’intero organico. “Al momento non viviamo grosse situazioni di difficoltà, anche se abbiamo qualche persona occupata alla Tessival di Fiorano al Serio, dove le cose ultimamente non sembrano andare bene”. Qualche imprenditore poi si confessa: "Il titolare di un’impresa tessile mi ha confidato di avere i magazzini pieni, perché gli ordini sono bloccati e la sua azienda esportava in diversi Paesi", racconta il sindaco di Gandino Gustavo Maccari. Precisando che al momento la situazione nel suo comune non è così grave da far temere serie preoccupazioni, "ma gli ultimi avvenimenti promettono un aggravarsi degli avvenimenti e se un tempo per un settore che andava male ce n’era un altro che riusciva a compensare, adesso navigano tutti in cattive acque".

Incontro allo sportello per sostenere le imprese

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Commenti

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  1. Scritto da lavoratore

    beh certo, manifestando la crisi sparirà.
    Piuttosto i sindacati dovrebbero manifestare contro se stessi.
    E’ colpa loro se la nazione è ridotta così.

  2. Scritto da Carlini

    la colpa è dei sindacati e non degli imprenditori che hanno fatto i soldi fino a ieri e adesso non si assumono le loro responsabilità ma scappano in Cina…
    Certo caro lavoartore domani non scioperare e domani quando sarai in cassa o licenziato ringrazia il tuo titolare. Un genio.

  3. Scritto da Farfarello

    La colpa è di tutti. Dei sindacati che per difendere il posto fisso non hanno accettato strumenti e politiche innovativi sul luogo di lavoro. Degli imprenditori che hanno pensato al profitto a breve termine e alla massimizzazione del fatturato, quando gli stessi prodotti si stavano facendo in Cina a un decimo del costo. La delocalizzazione non è un peccato, ma andava accompagnata dallo sviluppo della qualità e da investimenti nel medio-lungo periodo nelle aziende bergamasche.

  4. Scritto da iva

    https://www.bergamonews.it/economia/articolo_commenti.php?id=3911
    Farfarello, forse può essere utile anche il dibattito sopra.
    La colpa è di tutti ma con le proporzioni dovute. D’altra parte il portafogli, e le responsabilità, mica son tutti uguali.

  5. Scritto da lavoratore

    Carlini,
    Se mi lascia a casa, vado a cercare lavoro da un’altra parte. Anzi, quando ho visto che l’azienda andava male ho cambiato aria. Starsene seduti fa comodo a tutti.
    Eppoi contro chi manifesti? contro la crisi? che colpa ne ha? contro gli imprenditori? loro fanno i loro interessi come tutti gli altri, anche tu fai i tuoi o regali i soldi al primo che passa.
    Se non ti va bene, apriti un’azienda tua.

  6. Scritto da iva

    Certo se cercando altro ci si imbatte sempre nei soliti non è altro. Qualcuno confonde l’Italia con l’azienda Italia e in molti ci cascano. Se fosse possibile aprire aziende, facilmente, avremmo la coda degli stranieri in Italia invece abbiamo 1600 miliardi di E. di debiti.
    Fuga dei cervelli e dei capitali invece che dei responsabili.