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Sindacalisti Cisl in viaggio per aiutare la Bosnia

Alessandro De Lisi, giornalista e autore di teatro, racconta il viaggio (in corso) della Filca Cisl di Bergamo insieme a quella di altre province lombarde e non solo per ricostruire alcuni simbolici edifici in Bosnia, come la scuola elementare e media di Srebrenica.

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Alessandro De Lisi, giornalista e autore di teatro, è nato e vive a Palermo dove da anni è impegnato nella lotta contro la mafia e nella tutela della memoria dei protagonisti “periferici” del Novecento. Consulente per istituzioni e privati di economia e gestione dei Beni Culturali ed esperto di heimat del Mediterraneo. E’ lui che racconta il viaggio della Filca Cisl di Bergamo insieme a quella di altre province lombarde e non solo per ricostruire alcuni simbolici edifici in Bosnia, come la scuola elementare e media di Srebrenica. Il viaggio è in corso e la delegazione orobica lo descrive anche con l’aiuto di alcune fotografie.  

Tuzla, Bosnia-Herzegovina – Per iniziare bisogna mettere bene in chiaro che un viaggio nei Balcani contemporanei, a dodici anni dalla fine della guerra, è un percorso nella nostra ignoranza, presunzione, superficialità di europei di questa altra parte. Il viaggio iniziato da Bergamo e voluto dalla Filca Cisl della città lombarda con le federazioni di Milano e Brescia, con in testa Gabriele Mazzoleni, Antonio Lazzaroni e Francesco Bianchi, segretari generali delle tre federazioni lombarde, vuole essere la lenta costruzione di un amore, di una nuova consapevolezza nei rapporti con l’altra parte del vecchio continente, ovvero questo mondo complesso oltre l’Adriatico.
Da oltre tre anni l’organizzazione sindacale dei lavoratori edili, con Fulvio Gervasoni, responsabile della formazione della Filca lombarda, Mirko Capelli e Alem Gracic, è impegnata a sostenere la ricostruzione di alcuni simbolici edifici nella regione bosniaca, come la scuola elementare e media di Srebrenica, a seguito dell’impulso della Filca nazionale.
La guerra è ufficialmente terminata, mentre rimangono attive molte tensioni nell’area dove è impegnata la Filca: l’alterazione diffusa da parte dei media delle questioni politiche che hanno dapprima generato il conflitto e che alimentano il senso di precarietà permanente in questa porzione di Europa; lo scarso interesse dell’opinione pubblica europea rispetto le questioni balcaniche in generale; la particolarità della situazione istituzionale – la Bosnia Herzegovina è l’unica nazione in Europa con un triumvirato etnico al vertice, obbligato alla rotazione, sotto protezione permanente dell’Onu; la fragilità del futuro comunitario di quest’area, ancora fuori dal circuito della moneta unica, sono soltanto alcuni degli aspetti che rendono quanto mai complessa l’attività di promozione democratica.
Grazie al lavoro di Mirko Capelli, responsabile del progetto a Bergamo e di Alem Gracic, esperto di identità balcaniche, entrambi mediatori culturali estremamente raffinati, è possibile tracciare a matita un panorama dentro il quale inserire bene il progetto della Filca. Solamente però dopo aver attraversato quattro frontiere in un giorno, tre controlli doganali in perfetto stile “cortina di ferro” e oltre settecento chilometri in macchina si può percepire il senso profondo dell’idea che sta alla base del progetto di sviluppo del sindacato qui nei Balcani.
Il segretario generale di Bergamo Mazzoleni è preciso: “Ogni cosa finora realizzata, dalla ricostruzione della scuola, compresi i servizi igienici, a tutela del diritto allo studio per i giovani studenti, sarebbe vana senza che le relazioni proseguano, costruendo così ogni giorno il nostro grande amore amaro verso questa terra martoriata, seguendo anche attentamente l’evoluzione del clima politico e dei nuovi equilibri nell’area”.
Anche Francesco Pantone della Filca Basilicata – anche lui coinvolto in questo viaggio balcanico attraverso il sostegno della Edilcassa lucana al progetto di ricostruzione – specifica l’importanza della continuità nel tempo: “con la nostra presenza si vuole dare una speranza professionale ai giovani bosniaci, permettendo loro di specializzarsi ed essere in grado di decidere se lavorare nella loro terra o emigrare senza complessi di inferiorità. La guerra d’altronde non ha ucciso soltanto le persone, ma anche il tessuto sociale, senza riuscire però ad eliminare la speranza”.
Nel viaggio da Bergamo a Srebrenica, meta finale e città simbolo esagerato del male – diecimila uomini, vecchi e giovani sono stati assassinati dai soldati al comando di Milosevic allo scopo di “pulire” da altre etnie la patria serba – sono presenti Sergio Visinoni e Andrea Zanoli, eccellenti documentaristi bergamaschi con il vizio della memoria, in grado di segnare con la macchina da presa il teatro di quest’assurda e distratta Europa. Prima di raggiungere Tuzla, città importante della Bosnia per le sue industrie chimiche e per i giacimenti di salgemma, si percorre la strada che fu il limite del fronte degli scontri tra serbi e bosniaci, con le case ancora crivellate di colpi da artiglieria, bruciate, cave, storte, in mezzo a prati ancora minati, che corrono ai lati della carreggiata. Questo tratto è un attraversamento importante per raggiungere la Bosnia profonda, Srebrenica e il confine con la Serbia, dove poter ritrovare ancora intatto il limite della notte della nostra storia recente. Una storia fatta di angeli e demoni mai sazi che popolarono tutte le parti in lotta, le diverse etnie, fedi, confessioni specifiche, villaggi, condomini, famiglie che hanno fatto dei Balcani il lato in ombra del nostro continente. Queste sono terre di rapina, dove affari e potere arrivano molto prima della politica e della diplomazia, dove veri e propri comitati d’affari criminali gestiscono il futuro di intere generazioni, dove la mafia siciliana incontra le mafie balcaniche e crescono nel vuoto del diritto.
Viaggiare da queste parti significa comprendere quanto possa essere limitato il termine “conflitto etnico”, rispetto il vero senso economico che la guerra nei Balcani ha avuto. Nell’estremo bisogno di democrazia reale, immaginare una scuola di edilizia – costruire è tra i verbi più belli in tutte le lingue del mondo – significa anche, soprattutto qui, inventare il futuro, senza la retorica delle parole dei politici in visita o dei giornalisti in comoda missione, regolando gli enzimi di una popolazione con il fegato fatto a pezzi dalla guerra e dalle bugie. Questa è una nazione senza sindacati veri, senza quell’educazione bilaterale alla contrattazione, alla tutela dei lavoratori e del lavoro, dove il datore di lavoro è ancora vissuto come una parte della catena e non una controparte da rispettare e capace di assicurare futuro agli accordi presi.
Questa è una nazione antica e prestigiosa, già romana, ottomana, austroungarica, antinazista e capace di un indipendenza inaspettata, oggi al bivio fra la globalizzazione dei consumi e delle dipendenze e la comunità dei molti che vorrebbero il pane assieme alle rose. Oggi siamo a Tuzla, ma il viaggio è iniziato in Val Brembana, sotto una pioggia eccessiva, a Cornello dei Tasso, dove le montagne sembrano giganti sdraiati costretti per sempre a fissare il cielo. Per la terra di Bosnia non occorrono giganti, ma soprattutto piccoli uomini muratori operosi.

 
Alessandro De Lisi
 

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Commenti

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  1. Scritto da Principebianco

    Trovo un pò pretestuoso questo viaggio sindacale ed intervento edilizio in Bosnia-Herz.
    I segni delle carabine e dei mortai sono ancora ben visibili su alcuni intonaci di parte della Bosnia ma quasi tutto è stato ricostruito.
    Le cose ricostruite meglio (al 100%), e meglio di prima sono le moschee, sopratutto nella zona dove sono andati i nostri amici bergamaschi: mi chiedo perchè l’edificio della scuola elementare-media di Srebrenica sia rimasto così clamorosamente indietro. Puzza di bruciato?

  2. Scritto da iva

    Pretestuoso ?

  3. Scritto da uno

    Assolutamente si,veramente pretestuoso,in piu’ un articolo retorico, ripetitivo, volutamente ma inutilmente mieloso.
    “Mirko Capelli, responsabile del progetto a Bergamo e di Alem Gracic, esperto di identità balcaniche, entrambi mediatori culturali estremamente raffinati” e cioe??????
    cosa stanno mediando in Bosnia? Chi finanzia progetto ? quali sono costi reali del progetto?
    con la nostra presenza si vuole dare una speranza professionale ai giovani bosniaci, permettendo loro di specializzarsi ed essere in grado di decidere se lavorare nella loro terra o emigrare senza complessi di inferiorità

  4. Scritto da Pippo

    Non non è assolutamente pretestuoso, anzi.
    Spero che rimangano li per molto molto tempo, così non fanno danni qui da noi.

  5. Scritto da uno

    ….
    specializzarsi ed essere in grado di decidere se lavorare nella loro terra o emigrare senza complessi di inferiorità.
    questa veramente fa ridere..: )
    cominiciate a dare magari i visti ai giovani ..che non hanno nessun bisogno di emigrare ma magari di viaggiare e basta.
    riguardo i simboli ecc. in Bosnia non ne mancanno per niente anzi sono state prime cose ricostruite, costruite e le stanno costruendo ancora…

  6. Scritto da iva

    Alessandro De Lisi che scrive dopo aver visto chi dichiara un po’ di pretestuosità, l’assoluta pretestuosità, la mancanza di pretestuosità?
    A ognuno la sua o è giusto riequilibrare ?

  7. Scritto da srebre vuk

    spero che anche i bergamaschi cosi` protetti e baldanzosi non abbiano bisogno in futuro di emigrare a loro volta, perche`, dai commenti che leggo non mi sembrano pronti ad emigrare e nemmeno ad incontrare,a differenza dei loro nonni che con tanta umilta’ ed intelligenza sono diventati cittadini del mondo. auguri, ne abbiamo bisogno !!!

  8. Scritto da Principebianco

    Concordo: sarebbe interessante conoscere la finalità e i finanziamenti di questo progetto, e con tutti i soldi europei (e le mafie e tangenti) cadute dall’Europa sulla Bosnia il perchè una scuola di un luogo simbolo aspettava di essere ancora ricostruita nel 2008 (e proprio dalla Filca Cisl?)
    Infine il ruolo di Alessandro De Lisi: carità? Studio? Curiosità? Co-partecipazione? O dopo le mafie siciliane era più interessante lo studio della mafia fra Berlino, Sarajevo e Pristina?

  9. Scritto da iva

    A. D. L. ha le informazioni richieste ?

  10. Scritto da Principebianco

    Molto interessante e sibillina l’osservazione di Srebre Vuk ma…
    Mi chiedo se i bergamaschi un domani (come nel passato…) dovrebbero emigrare per lavorare sul serio… E all’estero i nostri progenitori sono andati per lavorare sul serio.
    O espatriare per partecipare a programmi internazionali di cooperazione ambigui, conditi da virtuosismi salvifici per le popolazioni locali, della serie la Bosnia popolata da Boscimani aspetterebbe nientemeno che la Cisl ed un siciliano per rinascere…

  11. Scritto da iva

    dovrebbero o dovessero?