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In sei anni persi oltre 10 mila addetti

La crisi al centro del direttivo dei delegati di Filtea CGIL (Tessili e abbigliamento) e Filcem CGIL (Chimici), che si è svolto questa mattina (lunedì 10) nella sede di via Garibaldi. Oltre alle perdite di posti di lavoro degli ultimi anni, si segnalano altre 2500 posizioni a rischio non appena finiranno i periodi di cassa integrazione e di mobilità.

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La crisi al centro del direttivo dei delegati di Filtea CGIL (Tessili e abbigliamento) e Filcem CGIL (Chimici), che si è svolto questa mattina (lunedì 10) nella sede di via Garibaldi. Ad introdurre i lavori c’era Fulvio Bolis, segretario provinciale delle due categorie: “Per il 13 novembre è previsto uno sciopero generale dell’industria in Valle Seriana a sostegno dell’occupazione, che abbiamo deciso di allargare per i tessile a tutta la provincia. La Valle Seriana è la zona dove esiste la maggiore concentrazione del settore, dove ci sono le imprese e gli imprenditori più importanti. Lì oggi la situazione di difficoltà delle aziende morde in modo particolare perché è entrato in crisi un sistema industriale che appunto attorno al tessile ruotava. E le conseguenze sono evidenti: non sono pochi i casi dove, nelle fabbriche, si trovano i cartelli di chi vende casa perché non riesce più a pagare il mutuo. 
La situazione del settore tessile, se non acuta come in Valle Brembana, è simile in tutto il territorio provinciale: in bergamasca negli anni tra il 2001 e il 2007, a fronte della crisi derivata dalla cosiddetta globalizzazione, l’industria tessile ha perso più di un terzo degli addetti, cioè oltre 10mila posti di lavoro. E si continua a perdere: oggi 23 tra le più grandi aziende in termini di addetti hanno aperto procedure di cassa integrazione o mobilità, in 13 casi per cessata attività. Alla fine, dopo la mobilità o la cassa integrazione, saranno 2.500 persone a non avere più un lavoro. Ed è un elenco in continuo aggiornamento, arrotondato per difetto, che non tiene conto delle piccole o piccolissime aziende e dell’indotto. Per la gomma/plastica la situazione è meno critica rispetto al tessile, ma anche qui i segnali non sono buoni soprattutto per quanto riguarda le aziende piccole o artigiane”.
La Filtea e Filcem CGIL mettono quindi sul tavolo, insieme alle categorie corrispondenti di Cisl e Uil, una serie di proposte per attenuare le ricadute sociali della crisi e per rilanciare lo sviluppo: “La crisi e le sue conseguenze devono assumere un carattere di priorità. Chiediamo un confronto con le rappresentanze imprenditoriali sul governo delle crisi aziendali e una maggiore responsabilizzazione sui problemi del territorio. Chiediamo un effettivo sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici coinvolti dalle crisi aziendali attraverso ammortizzatori sociali, e politiche attive del lavoro che puntino sulla riqualificazione professionale. Chiediamo che venga rifinanziata la Cassa integrazione in deroga per tutti i lavoratori delle piccole aziende. Chiediamo la costituzione di una sede permanente di confronto sui temi dello sviluppo provinciale e della valle coinvolgendo Comuni, Comunità montana, Provincia di Bergamo e parti sociali”. 
Luigi Bresciani, segretario provinciale CGIL Bergamo, ha chiuso l’assemblea: “I lavoratori ci chiedono cosa sta succedendo, perché per una crisi finanziaria mondiale le aziende in Valle Seriana stanno chiudendo. Il quadro attuale è inedito, non solo per l’ampiezza della crisi: i governi europei e quello americano bruciano enormi quantità di risorse non per sostenere lo sviluppo, ma per aiutare le banche. Per far funzionare l’economia occorre una finanza solida, ma i soldi non possono andare tutti lì, e senza che chi ha sbagliato debba pagare il prezzo dei propri errori. Il governo non parla più di emergenza per quanto riguarda il potere d’acquisto delle famiglie, si stanno cancellando quelle norme di regolamentazione del lavoro che avevamo faticosamente ottenuto: hanno tentato di abolire la legge che impone alle imprese dichiarare l’assunzione del lavoratore il giorno prima che si inizi a lavorare, hanno cancellato la norma contro le dimissioni in bianco, hanno ripristinato il lavoro a chiamata. Hanno tagliato l’Ici per i ricchi e detassato lo straordinario per i pochi che riescono a farlo, ma non hanno previsto una riduzione del peso fiscale su stipendi e pensioni.
Serve un cambio di rotta: chiediamo più sostegno ai redditi e ai consumi, e l’impiego di risorse straordinarie per garantire gli ammortizzatori sociali. Chiediamo di adeguare i mutui al tasso Bce invece che all’Euribor, di incrementare i fondi per i servizi all’infanzia e alla non autosufficienza, di facilitare la regolarizzazione per gli stranieri, perché accedano al lavoro regolare incrementando così le casse del fisco e degli enti previdenziali. Per gli immigrati chiediamo poi che non venga applicata la Bossi Fini in caso di perdita del lavoro in seguito a crisi aziendale. Non ci facciamo illusioni, il governo non concederà facilmente quanto chiediamo. Ma il prezzo della crisi non può essere pagato solo da lavoratori, pensionati, giovani pecari e studenti. Tante mobilitazioni ci sono state, e tante ce ne saranno a partire dalla manifestazione del 13 novembre per sostenere lo sviluppo in Val Seriana. E se per farci capire meglio occorrerà un grande sciopero nazionale generale, noi siamo pronti a farlo”.

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